ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe Considerazioni finali

Bankitalia, Visco: «No alla rincorsa prezzi-salari e a nuovo debito. Recovery permanente»

Il Governatore: «Il sostegno al potere d'acquisto delle famiglie» riduce le tensioni sulle retribuzioni ma l'extradeficit «va evitato». Serve uno strumento finanziato da debito Ue «pronto ad essere usato quando necessario»

di Gianni Trovati

Pnrr, Visco: "Riequilibrio Nord-Sud possibile solo se Stato contrasta illegalità"

3' di lettura

Le lenti della politica monetaria devono guardare in avanti. Quelle utilizzate martedì 31 maggio dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco nelle considerazioni finali vedono nello scenario futuro il rischio del «disancoraggio» delle aspettative di inflazione, in un meccanismo nel quale l’impennata dei prezzi produce spinte sulle retribuzioni che a loro volta alimentano l’aspettativa di nuova inflazione. È la classica «spirale prezzi-salari», ricordo dei dibattiti economici di più di trent’anni fa che ritorna di attualità stretta nelle ore in cui l’Istat certifica un’inflazione ad aprile al 6,9% su base annua, dato record dal 1986.

Il «rischio di un aumento delle aspettative d’inflazione oltre l’obiettivo di medio termine e dell’avvio di una rincorsa tra prezzi e salari» evocato da Visco non è solo italiano. Il Governatore sottolinea anzi che mentre negli Usa la corsa è in atto, nell’area euro «la dinamica delle retribuzioni è sinora rimasta moderata, anche se in alcuni paesi sono state avanzate richieste di recuperi retributivi di elevata entità. Se queste si risolvessero in aumenti una tantum, il rischio di un avvio di un circolo vizioso tra inflazione e crescita salariale sarebbe ridotto».

Loading...

La stagnazione della produttività in Italia

Ma l’Italia non è un’isola. E fra le caratteristiche che la distinguono dalla maggioranza delle economie avanzate ha l’eterna stagnazione della produttività, che da noi è cresciuta dal 1995 di poco più del 10% dal 1995 contro il +40% sfiorato dall’Eurozona.

Su queste premesse, Visco propone una ricetta diversa da quella rilanciata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando che in un’intervista alla Stampa indica nell’«adeguamento dei salari all’inflazione» la «condizione per evitare la recessione». Visco parte da un’altra prospettiva. Il contrasto a «vane rincorse fra prezzi e salari» aiuta anche la politica monetaria ad attuare una normalizzazione morbida, cruciale per un Paese ad alto debito come l’Italia. Che deve invece spingere sulla produttività grazie anche al rilancio degli investimenti del Pnrr. Anche per contrastare gli scenari di rischio che, ribadisce Visco, vedrebbero una riduzione di Pil nella media del biennio in caso di stop al gas russo.

Le condizioni di partenza sono in realtà meno pesanti di quelle misurate dagli indici generali. Perché in Italia «le eccellenze imprenditoriali non mancano - sottolinea Visco -; la produttività delle imprese italiane di dimensioni medio-grandi» è comparabile a quella franco-tedesca. Il problema è che da noi queste aziende, con più di 250 addetti, occupano meno di un quarto dei lavoratori, la metà rispetto a Francia e Germania.

Il ruolo del Pnrr

Per rimediare il Pnrr può fare molto, non solo con l’aumento degli investimenti ma anche con «la netta discontinuità nella definizione delle politiche economiche». Ma molto possono fare anche le misure di aiuto che contenendo i rincari dell’energia e sostenendo «il potere d’acquisto delle famiglie più colpite» riducono la pressione sui salari. Altre misure si potranno mettere in campo ma «va evitato il ricorso al debito per finanziare nuovi programmi pubblici, tranne per quanto necessario a fare fronte a situazioni di reale emergenza», mette a verbale il governatore.

L’ipotesi di un Recovery permanente

Nelle prospettive descritte dalle considerazioni finali l’Italia del maxi-debito dovrà continuare a muoversi in un’Europa priva di «un bilancio comune di dimensioni adeguate». Anche senza imboccare la via impervia della revisione dei trattati, però, la lezione del Next Generation Eu può offrire soluzioni: a partire da una sorta di Recovery permanente, uno «strumento pronto per essere utilizzato in caso di necessità» che potrebbe «finanziare progetti comuni di carattere eccezionale o concorrere alla stabilizzazione macroeconomica dell’area in risposta a shock di particolare entità» senza dover negoziare di volta in volta «programmi ad hoc». Questa stabilizzazione della possibilità di emettere debito comune andrebbe accompagnata dalla riforma del Patto di stabilità, con l’archiviazione delle «grandezze non osservabili quali il disavanzo strutturale o il prodotto potenziale» e la definizione di programmi a medio termine adeguati alle condizioni singole di ogni Paese. Il tutto senza dimenticare l’idea di una gestione comune dei debiti extra prodotti dalla pandemia, che è al centro anche della proposta italo-francese di revisione delle regole fiscali che andrà sviluppata nei tempi supplementari offerti dalla proroga della clausola di fuga dal Patto di stabilità nella sua versione attuale.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti