street art

Banksy apre il negozio virtuale e riscrive le regole del suo mercato

In vendita oggetti da 10 a 850 sterline in tiratura limitata. È consentito un solo acquisto a testa (per ID) e la disponibilità sarà a discrezione dell’artista. Di prossima apertura una galleria web

di Marilena Pirrelli


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courtesy Banksy

5' di lettura

Come promesso Banksy ha aperto il temporary shop online di oggetti per la casa a tiratura limitata con il suo brand e posta su Instagram : «Vende arte, oggetti per la casa e delusione» con la solita ironia. Ieri sera sotto l’insegna Gross Domestic Product™ il carrello della spesa si è rovesciato con sotto la scritta «Solution for wealth» e il claim «where art irritates life». Cliccando dentro scorrono gli oggetti esposti fisicamente da due settimane nella vetrina del negozio di Croydon, a sud di Londra.

I prezzi partono da 10 sterline per una vecchia lattina di vernice spray sino a 850 sterline per un giubbotto “John Bull” “indossato da Stormzy al festival di Glastonbury (perché lì è molto pericoloso)” e ancora la borsetta fashion, unico esemplare, «in vero mattone della casa reale - recita la promozione sul sito – perfetto per le persone che non trasportano molto ma che potrebbero aver bisogno di colpire qualcuno» arriva a costare 750 £ e la maglietta con la ragazza con palloncino con la metà inferiore tagliuzzata, un cenno allo scherzo dell'anno scorso a Sotheby's, costa 30 £.

La realizzazione degli oggetti “indispensabili” per la casa si è avvalsa di diverse collaborazioni artistiche con l'artista spagnola Escif è stata creata l’ascia di resina (750 £) e in partnership con l'impresa sociale Love Welcomes i tappeti di benvenuto cuciti da donne rifugiate su giubbotti di salvataggio (500 £ ciascuno; i proventi vanno a le donne). Mentre «Early Learning Counting Set» per «l’apprendimento del conteggio di tuo figlio. Guarda quante persone possono adattarsi ad entrare nel camion mentre si ferma rapidamente» in edizione di cinque costa 750 £: i proventi sono destinati alle missioni di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. E ancora una nuova versione trittica di «Flower Thrower» di Banksy è disponibile per 750 £ (edizione di 100).

Il sito scoraggia i collezionisti facoltosi dal fare domanda per uno dei pezzi poiché la prima spedizione è stata valutata «molto al di sotto del valore di mercato» ed è per «clienti a basso reddito».

courtesy Banksy

Prove di mercato
Come funziona l’acquisto? Premesso che è scritto: «Preghiamo di astenerti dal registrarti in questo momento se sei un ricco collezionista d'arte». Il primo che prenota non è il primo a essere servito dal negozio e gli interessati possono fare un solo acquisto. «A causa del numero limitato di prodotti attualmente disponibili stiamo aprendo un sistema di registrazione» è scritto. «Hai tempo fino al 28 ottobre per navigare nel negozio e registrare il tuo interesse per l'acquisto di un pezzo. Seleziona un solo articolo, quindi inserisci i tuoi dati e rispondi alla domanda: «Perché conta l’arte? I partecipanti verranno selezionati in modo casuale e verrà offerta loro la possibilità di effettuare l’acquisto entro sette giorni lavorativi con un metodo di pagamento sicuro».

Nel disclaimer è spiegato che: «Sebbene sia un negozio - sì vende articoli e offre rimborsi e rispetta la protezione dei dati -, non è adeguato: tutti i prodotti sono realizzati da una manciata di persone in uno studio d’arte, non in una fabbrica, con materiale riciclato, le spedizioni non saranno immediate e l’acquisto potrebbe rivelarsi un’esperienza deludente».

Effetto discoteca?
La meraviglia non si ferma qui, perché cliccando su Bbay , (ricorda qualcun’altro???) accanto a nuovi lavori, tutti realizzati in studio, lo street artist annuncia che presto la vendita potrebbe trasferirsi sul mercato secondario nella «galleria di Banksy per opere di seconda mano di un artista di terza categoria».

È il claim sotto la fotografia di un uomo in piedi vicino a un furgone Transit circondato da dipinti famosi dell’artista anonimo, una finta pelliccia e ceramiche pacchiane. Dopo l’attesa dell’apertura del negozio fisico a Londra, ora si crea nuova suspense per la galleria virtuale dell’artista più inseguito al mondo. È un nuovo tentativo di frapporsi tra la domanda di feticci dei suoi fan e il mercato secondario? Vera “scomfort zone” per Banksy, così come quando nell’ottobre dello scorso anno da Sotheby’s telecomandò la distruzione a distanza della sua tela la « Ragazza con il palloncino », non appena il battitore aggiudicò l’opera. Senza galleria, l’artista ha un controllo limitato su chi acquista le sue opere, problema che ora sembra non di poco conto visto che c’è qualcuno che intende sfruttare il suo nome e le sue immagini.

Così ora Banksy sembra voler dettare anche le regole del suo mercato a partire dalla domanda posta ai suoi potenziali clienti: «È importante l’arte?» Le risposte saranno giudicate dal comico Adam Bloom . Una sezione più seria dedicata al mercato secondario sul sito recita: «I nostri prezzi possono aumentare di volta in volta, ma ciò non significa che il valore di qualsiasi cosa tu acquisti da noi aumenterà. Si prega di acquistare un articolo perché ti piace, non perché pensi che sia un buon investimento». Insomma siamo nel mondo dell’arte e non in quello della finanza, i fans sono avvisati.

Il copyright
La disputa sul marchio, che ha spinto l’artista anonimo ad aprire un negozio, è nata dalla contestazione del tentativo della società di biglietti di auguri Full Color Black di usare i diritti sul nome Banksy e sulle sue immagini nelle graffiti card, “per vendere la loro falsa merce” afferma Mark Stephens, presidente del DACS, avvocato che ha fornito consulenza a Banksy nella disputa legale e che ha descritto il “contenzioso francamente ridicolo”. Ma ha anche osservato – come dichiarato al The ArtNewspaper –: «La legge afferma chiaramente che se il titolare del marchio non lo utilizza, dovrebbe essere consegnato a qualcuno che lo farà». La sua soluzione? «Crea una gamma di prodotti e apri un negozio» ha suggerito all’artista di Bristol.

Avendo poi affermato una volta che il copyright è per i perdenti, Banksy ha chiarito sotto i termini legali del suo nuovo sito che «continua a incoraggiare la copia, il prestito e l'uso non accreditato delle sue immagini a fini di divertimento, attivismo e istruzione». Tuttavia: «La vendita di riproduzioni, la creazione di una propria linea di prodotti e la falsa rappresentazione fraudolenta di prodotti di Banksy in quanto» ufficiali «è illegale e può comportare azioni legali. In caso di procedimenti giudiziari, tutti i fondi saranno devoluti in beneficenza».

Dal canto suo Full Color Black ha risposto alle accuse dichiarando che «i piccoli affari non violano in alcun modo i suoi diritti». «Non utilizziamo i suoi marchi o il suo marchio. Realizziamo carte con i graffiti pubblici di Banksy. È un’impresa legittima» ha affermato la società che ha scritto all’artista inglese, al suo team e ai suoi avvocati: «Molte volte dal 2010 per dire che vogliamo pagargli le royalties» ma «non le vuole» e concludono: «Facciamo card con i suoi graffiti perché Banksy non mette mai nulla a disposizione dei suoi fan. Adoriamo tutti i suoi graffiti».

Arte e mercato
La contestazione dei valori dell’arte di Banksy però deve fare i conti con un nuovo record raggiunto dal suo dipinto «Devolved Parliament» del 2009 venduto per 9,9 milioni di sterline da Sotheby's all'inizio di questo mese, ora l’artista vuole rendere la sua arte facilmente raggiungibile, il suo servizio di autenticazione Pest Control è: «L’unico punto vendita per i nuovi lavori di Banksy». Questa nuova avventura online sovvertirà ancora le regole non scritte del suo mercato?

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