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Banksy, chi è costui? Il mistero in un libro

Il volume “Banksy 100Domande 150Risposte” prova a far luce sulla cortina che avvolge l’artista

di Stefano Biolchini

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Il libro ChatBOT per l’arte «Banksy 100Domande 150Risposte»

Il volume “Banksy 100Domande 150Risposte” prova a far luce sulla cortina che avvolge l’artista


2' di lettura

Tracciare un “identikit” su un artista che ha fatto del mistero una componente essenziale della sua arte è già prova di per sé più che ardua. Tanto più poi se il soggetto in questione, Banksy, al secolo il più blasonato fra gli street artist, è noto alle cronache anche per il suo farsi beffe di giornalisti e curiosi.

La sua recente e assai profetica performance in quel di Venezia, dove ha dribblato con il suo composit di vedute veneziane con gigantesca nave mostro in prospettiva, telecamere e cronisti, è da manuale.

Ora il libro ChatBOT per l'arte “Banksy 100Domande 150Risposte”, di Andrea Concas, prova a far luce su tanta cortina e non solo.
Il celebre street artist, che continua a stupire il mondo dell'arte e non solo, tra opere che si autodistruggono, vendite multimilionarie e l'apertura di uno shop online, ha infatti prodotto come effetto collaterale una vera e propria “Banksy Mania”. E il libro di cui sopra ha il pregio di indagare anche questo aspetto oramai non più secondario nella poetica di questo artista.
Di più grazie. Il chatbot guida l'utente in oltre 500 contenuti interattivi tra video, approfondimenti, curiosità e molto altro, “quando vuoi e dove vuoi”.

Il ChatBOT è un sistema di messaggistica automatizzata, programmato per rispondere a domande prestabilite attraverso l'impiego di app di messaggistica (Facebook Messenger, Telegram Whatsapp) scaricabili su diversi strumenti, oppure tramite Sito Web, e con gli innovativi Assistenti Vocali).

BKMAXIMUS
Perché poi, come spiega il libro, in principio fu BKMAXIMUS, ovvero Banksymus Maximus. Correva il Maggio dell’anno 2005. “Nella Sala 49 del British Museum di Londra, ricca di reperti dell'antica Britannia romana, è iniziata una caccia al tesoro, in palio un'opera d'arte. A comunicarla è Banksy, sul suo sito web, che solo qualche ora prima, indisturbato, ha installato senza autorizzazione l'opera Peckham Rock, accompagnata da una targhetta con tanto di descrizione. Si tratta di una delle celebri “incursioni” nei musei, da lui chiamate “pranks”, veri e propri “scherzi”.

La targhetta
Recitava la targhetta:
“Questo esemplare straordinariamente ben conservato di arte primitiva risale all'era Post Catatonica e si ritiene che raffiguri l'uomo primitivo mentre si avventura verso i territori di caccia fuori città. È noto che l'autore ha realizzato un corposo numero di opere in tutta la regione sud-orientale dell'Inghilterra con lo pseudonimo Banksymus Maximus, ma di lui si sa ben poco. Sfortunatamente, la quasi totalità delle opere di questo tipo è andata perduta. La maggior parte di esse viene distrutta da zelanti funzionari municipali i quali non riconoscono il suo merito artistico e il valore storico di imbrattare i muri”.

Lo “scherzo” di Banksy, o di “Banksymus Maximus”, dura appena tre giorni, il tempo che il “vincitore” della sua caccia al tesoro diventi proprio il British Museum.

Nel 2018, questa volta legalmente e in prestito dallo street artist, l'opera è tornata in mostra al museo; in fondo, i primi a trovarla sono stati proprio loro.

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