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Bar e ristoranti che non riaprono: ecco perché dalle voci dei gestori

A Roma molti esercizi pubblici scelgono di restare chiusi per evitare il rischio autogol: norme poco chiare, costi elevati, zero turisti

di Alessandra Tibollo

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Roma, piazza Navona: senza turisti poca affluenza nei locali che hanno riaperto (Imagoeconomica)

A Roma molti esercizi pubblici scelgono di restare chiusi per evitare il rischio autogol: norme poco chiare, costi elevati, zero turisti


3' di lettura

Quattro, due, uno. Il tira e molla sui metri di distanziamento in bar e ristoranti ha tenuto banco negli scorsi giorni, con un gioco al ribasso che ha fatto sospirare di sollievo i gestori, quando la partita si è chiusa a un metro. Una buona notizia arrivata tuttavia solo a poche ore dal D-Day delle riaperture, troppo poco per organizzarsi, per molti di loro. Inoltre le norme, secondo i rappresentanti del comparto, sono ancora troppo poco chiare. E aperte a interpretazioni.

Lo afferma Cristina Bowerman, presidentessa degli Ambasciatori del Gusto, chef e patron di Glass, una stella Michelin in quel di Trastevere. Lei ha deciso di attendere il 29 maggio per «far sbollire un po’ gli animi e cercare di capire le criticità e fronteggiarle in anticipo». Il timore è che una riapertura, pur con tutte le attenzioni, si trasformi in un autogol: «Il rischio multe è elevato, per via della scarsa chiarezza delle norme. Ma è anche una questione di immagine: mi preoccupa anche solo l’idea che possano arrivare i vigili con il metro in mano. È una scena che in un ristorante come il mio vorrei evitare».
In più da Glass sono in attesa del finanziamento richiesto e la cassa integrazione ai dipendenti ancora non è stata erogata. «Questa situazione – afferma Bowerman – ha fatto emergere che la burocrazia in Italia non è un problema. È il problema».

Per Chiara Caruso, pasticciera di Café Merenda in zona Marconi, non c'è ancora una data. Una manciata di posti all’interno e all’esterno sono troppo pochi per favorire il rispetto delle regole: «Già da quando ho riaperto all’asporto mi sento minacciata dal rischio che non siano rispettate le distanze dai clienti». Nel frattempo, Cafè Merenda si è concentrata su asporto e delivery, con box e kit che iniziano dalla colazione. Fondamentale il rinnovamento di sito e newsletter.
Caruso ha lanciato una survey fra i suoi clienti sulla riapertura: «La risposta è stata positiva – racconta – ma è emersa la preoccupazione sulla posateria a vantaggio dell’usa e getta». Che però è un ulteriore costo «che si va ad aggiungere a quello dei dispositivi di sicurezza, molti dei quali come i guanti sono introvabili e sempre più costosi, alle consulenze per l’haccp (la certificazione del rispetto di quanto previsto dalle leggi in materia di igiene alimentare, ndr) da rinnovare in base alle nuove regole, a buste e scatole per l’asporto anch’essi più difficili da reperire per via dell’alta richiesta».

L’Italia riparte: dal ristorante al parrucchiere ecco le regole

Il cocktail bar Gatsby in piazza Vittorio non solo non apre, ma ha lanciato una raccolta di firme per esortare il Comune a semplificare le pratiche per l’occupazione di suolo pubblico. L’aumento dello spazio per chi già ha una pratica approvata e la semplificazione per chi parte da zero sono stati più volte annunciati dalla sindaca Raggi, ma si attende ancora una delibera che definisca le regole.

Atteggiamento positivo per Mario Mozzetti, patron di Alfredo alla Scrofa, in pieno centro storico. Per lui il lockdown è stato un momento per mettere in campo nuovi progetti, come quello della salsa Alfredo in vasetto. Per il ristorante, i tempi di chiusura sono occasione per un restyling, che ha portato la cucina a vista su strada per rendere la preparazione delle mitiche fettuccine Alfredo live in vetrina. Inizio delle attività previsto per i primi di giugno, sperando che la riapertura dei confini regionali riporti almeno un po’ di turismo nazionale nella capitale.
Questo, al momento, è il problema numero uno, soprattutto per i ristoratori. Tanto che molti di loro hanno deciso di rimandare l'apertura. In alcuni casi di pochi giorni, «per annusare l’aria che tira», in altri a data da destinarsi.

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