ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa storia di Mario

Barcellona, così il bar del signor Alonso sopravvive all’anno nero del Covid

La capitale della Catalogna è stata tra le più colpite dalla crisi facendo segnare un calo medio delle attività legate al turismo superiore all’80 per cento

di Luca Veronese

(Hemis via AFP)

3' di lettura

Otto tavolini sul marciapiede, davanti alla vetrina. E dentro almeno 60 metri quadri che comprendono, la sala con il bancone e una piccola saletta sul retro. Il bar di Mario Alonso si trova in una zona centrale e turistica di Barcellona, in uno slargo pieno di vita, non lontano da Placa d’Espanya. Apre alla mattina presto e quando si poteva non chiudeva fino a notte fonda: «Turisti spagnoli e stranieri ma anche molta gente del quartiere: c’era sempre qualche cliente da servire, anche d’inverno i tavolini non erano mai vuoti, dal caffè a colazione, fino all’ultima caña di birra», dice il proprietario, che gestisce l’attività assieme alla moglie.

Il Covid ha fatto crollare il turismo: in Spagna nel 2020 gli arrivi dall’estero sono scesi del 78% con un impatto tremendo su tutte le attività - dagli hotel alla ristorazione, dal piccolo commercio ai trasporti - che prosperavano grazie alla spesa dei visitatori. L’area di Barcellona è stata tra le più colpite dalla crisi facendo segnare un calo medio delle attività legate al turismo superiore all’80 per cento.

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Prestito agevolato e Cassa integrazione

Emigrato da Siviglia quando era ragazzo, 61 anni, il signor Alonso cerca di guardare avanti: «La situazione è ancora grave, lo sappiamo tutti, ma fino a oggi siamo riusciti a cavarcela, sia nel caos dello scorso marzo, sia nei mesi successivi. Ma senza il prestito agevolato dallo Stato e senza gli aiuti per la Cassa integrazione saremmo stati costretti a licenziare i nostri due dipendenti, uno a tempo pieno e l’altro part time».

Barcellona ha vissuto la primavera del 2020 in totale lockdown per poi respirare in estate, prima di essere di nuovo travolta dalle successive ondate del virus. «Siamo rimasti chiusi per almeno due mesi, poi abbiamo comunque dovuto adeguarci alle restrizioni: distanziamento, coprifuoco e tutto il resto. È ormai da un anno che non lavoriamo a pieno regime: nel 2020 abbiamo perso almeno il 40% delle nostre entrate abituali, quest’anno speriamo di recuperare da giugno in poi, ma faremo se va bene la metà dei ricavi del 2019. E con i conti siamo appena in pari».

Difficile scucire alla famiglia Alonso tutti i dettagli sulle perdite subite e sugli aiuti ricevuti e anche i nomi che chiedono di riportare non sono i loro veri nomi: «Quello che avevamo da dire lo abbiamo detto alle nostre associazioni di categoria. Sanno bene di cosa abbiamo bisogno, basta guardarsi attorno, non solo i bar ma anche i negozi di abbigliamento, gli artigiani, in questa zona un’attività su tre ha dovuto arrendersi e abbassare la serranda».

I risparmi per pagare i fornitori

Il bar invece resta aperto, e Mario Alonso, insistendo, ci spiega come ha fatto a superare fin qui la crisi: «Per i miei due dipendenti è intervenuta la cassa integrazione, l’affitto e i fornitori sono stati pagati con i soldi che avevamo messo da parte. Abbiamo dovuto chiedere solo un prestito di qualche decina di migliaia di euro ma non è stato difficile».

Dalle informazioni che emergono durante la conversazione, si può ricostruire un bilancio annuale pre-Covid del bar composto da: ricavi per circa 600mila euro; costo per i dipendenti di circa 50mila euro; costi fissi, legati soprattutto all’affitto, di almeno 35mila euro all’anno. In tasca, al netto delle imposte dirette e indirette, ai gestori del bar restavano abitualmente non meno di 4mila euro al mese. Ora la situazione è drasticamente peggiorata. «Non c'è ancora alcun segno di ripresa, turisti ne vediamo ancora pochissimi, e nonostante il sostegno che abbiamo ricevuto non è facile per noi fare quadrare i conti: l’emergenza l’abbiamo superata senza troppi danni ma speriamo che passi presto questo incubo, perché - conclude il signor Alonso - se quella degli ultimi mesi è la vita che ci aspetta, non so che senso abbia tenere aperto il bar».

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