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Barclays, bufera sul ceo Jes Stanley per i rapporti con Epstein

Il super banchiere è finito sotto indagine per i rapporti con il controverso miliardario americano morto suicida in carcere, dove si trovava in seguito alle accuse di abusi sessali su minorenni

di Simone Filippetti


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(REUTERS)

2' di lettura

LONDRA. Nuova tegola su Barclays, la più grande banca inglese. Nessuna tempesta finanziaria, nessun ciclone Brexit, ma un problema ancor più spinoso: il pedofilo Epstein. Il super banchiere Jes Staley, il ceo del colosso finanziario, è indagato dalle autorità inglesi per i rapporti con il controverso miliardario americano Jeffrey Edward Epstein, suicidatosi in carcere in seguito alle accuse di abusi sessali su minorenni. Il timore è che il banchiere non sia stato abbastanza trasparente con la banca e con gli organi di vigilanza sui rapporti con il magnate americano finito in uno scandalo senza precedenti.

Per l'Inghilterra è la seconda vittima del caso Epstein. Nei mesi scorsi lo scandalo pedofilia ha lambito addirittura Buckingham Palace: il principe Andrea, figlio della Regina e fratello del futuro Re Carlo è stato costretto ad abbandonare la vita pubblica dopo che è emersa una sua frequentazione con Epstein.

Le authority inglesi Fca, l'equivalente della Consob italiana, e Pra, equivalente dell'Ivass per le assicurazioni, stanno indagando su Staley dallo scorso dicembre, in particolare su come il Ceo abbia descritto la sua relazione con Epstein alla banca stessa che a sua volta, sulla base di quelle dichiarazioni, aveva tranquillizzato le autorità.

Il super banchiere americano, arrivato sulla plancia di comando di Barclays cinque anni fa, aveva detto di aver sviluppato una relazione con il banchiere suicida nel Duemila, quando Epstein era a capo della divisione private banking di Jp Morgan e ha continuato a essere in contatto con lui dopo che Epstein era stato condannato per istigazione alla prostituzione di una minorenne nel 2008. L'ombra di Epstein su Staley riapre una ferita mai aperta: nel 2016 il banchiere era stato multato per 650mila sterline per aver tentato di “bruciare” un informatore che aveva denunciato problemi aziendali.

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