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Barclays respinge l’assalto di Bramson, ma cade sull’ecologia

da Londra Simone Filippetti

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(PA)


3' di lettura

Il colosso bancario inglese Barclays evita la mina Edward Bramson, ma solo per ritrovarsi nel mirino, ancor più pericoloso, degli ambientalisti, e prendersi uno schiaffo sulla paghe stratosferiche dei suoi banchieri. C'era molta attesa stamane per l'assemblea di Barclays che si preannunciava infuocata, viste le schermaglie della vigilia con la battaglia preannunciata dall'attivista Bramson: i fuochi d'artificio ci sono in effetti stati, ma non sono stati sparati da Bramson come molti pensavano. Il raider, che in Inghilterra si è costruito la fama di assaltatore di aziende a suo dire mal gestite, ha rastrellato il 5,5% diventando in poco tempo il terzo azionista della banca britannica travolta prima dalla crisi di Lehman Brothers e ora dalle incertezze di Brexit. Ma paradossalmente il pericolo più temuto, l'assalto della Sherborne, la holding con cui Bramson lancia i suoi affondi, non si è materializzato: la banca ha sconfitto il finanziere ribelle che voleva entrare nela stanza dei bottoni.

Mentre si è materializzato l’inaspettato: le feroci critiche degli ambientalisti, che con il movimento “Exctinction, Rebellion” già stanno tenendo sotto scacco il centro di Londra (da giorni Oxford Street, la via dello shopping, è occupata). E il poco edificante record di banca peggiore d'Europa sul fronte ecologista.

Nel centro congressi “Queen Elizabeth II”, la sala eventi più prestigiosa di tutta Londra proprio di fronte all'abbazia di Westminster, sotto misure di sicurezza eccezionali, come se fosse in corso un G8 (tutta l'area era transennata e si effettuavano severi controlli con metal detector come in aeroporto), la banca inglese finita nella palude ha respinto l'attacco di Bramson che ha ottenuto le briciole in termini di consenso, solo il 12%. E dunque addio ai sogni di potere. Il tanto temuto raider non entrerà nel board, ma può cantare vittoria lo stesso: alcune sue critiche sono passate e la banca ha subito uno schiaffo. Ma ben peggio di lui, è piovuta l'accusa di essere la peggiore banca in Europa.

Se le proteste degli ambientalisti assiepati all'esterno del Queen Elizabeth con striscioni e cartelloni possono essere relegate a banale folklore, le critiche arrivate da dentro la sala hanno ben altro peso. Greenpeace, l'istituzione ecologista più famosa al mondo, ma soprattutto decine di fondi e di investitori istituzionali hanno accusato la banca di essere il maggior finanziatore di combustibili fossili in Europa: Barclays ha investito 20 miliardi di sterline in progetti energetici su carbone e petrolio. Mentre il mondo, incarnato dalla 16enne svedese Greta Thunberg, invoca meno emissioni per fermare il climate change, Barclays va nella direzione opposta.

La banca ha risposto con generiche promesse o scaricando la responsabilità sulle aziende a cui ha prestato denaro. Ma se i fondi rimarranno inascoltati e decideranno di disinvestire, per Barclays, che nel 1975 inaugurò il primo bancomat in Inghilterra e ora è crollata alla stessa capitalizzazione di Metro Bank (istituto non proprio di prim'ordine), sarà un grosso problema.

Sarebbe però ingeneroso non riconoscere che Barclays sta risalendo la china dopo anni bui: dopo il 2014 e il 2015 di perdite, i bilanci sono tornati in utile ma stagnanti (3,5 miliardi l'anno scorso, gli stessi del 2017). A giudicare dai prezzi di Borsa, però, il mercato non se ne sta accorgendo: dal 2009 a oggi ha bruciato più della metà del suo valore, e oggi oscilla tra 1,4 e 1,6 pound per azione; e i dividendi non sono abbastanza pingui da ripagare le perdite degli investitori.

Già nei giorni precedenti all'assemblea, Barclays aveva cercato di prevenire le critiche che le sarebbero piovute addosso annunciando un taglio ai bonus. Ma la mossa non ha calmato il malcontento degli azionisti che vedono il loro investimento perdere valore mentre l'istituto regala stipendi da nababbi ai suoi top banker. Più di 1000 dipendenti, su un totale di 83mila, hanno buste paga superiori a 500mila sterline, e il numero degli Over 500 è in continuo aumento. Una generosità che, lamentano i piccoli soci, non trova giustificazione nei risultati della banca.

La necessità di trattenere i talenti e la percentuale del 60% di banchieri sotto alla soglia delle 500mila sterline sono sembrate due spiegazioni deboli che non hanno attenuato l'insoddisfazione della platea: il 30% degli azionisti ha bocciato la relazione sulla remunerazione, una doccia fredda per l'ad James Staley.

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