convegno al sole 24 ore

Baretta ai commercialisti: nel 2020 la riforma fiscale

Il sottosegretario all’Economia al convegno dei commercialisti al Sole 24 Ore: da gennaio confronto con gli operatori

di Federica Micardi


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4' di lettura

Le poche semplificazioni, i nuovi adempimenti previstoi nella legge di bilancio, la necessità non più procrastinabile di una riforma tributaria e l’impatto delle digitalizzazione sulla professione sono tra i principali argomenti del convegno «Commercialisti verso il futuro tra nuovi mercati e legge di bilancio», organizzato a Milano dal Sole 24 Ore in collaborazione con il Consiglio nazionale di categoria.
Tre tavole rotonde dove professionisti, docenti e esperti - il sottosegretario Baretta è intervenuto in collegamento video - si sono confrontati su tre grandi temi: legge di bilancio, semplificazioni fiscali e futuro della professione.

Il sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta

Che la riforma del sistema fiscale sarà affrontata nel prossimo anno lo anticipa Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia e alle Finanze. Ma non è tutto. Baretta è certo che il Governo non cadrà sulla Manovra: «La finanziaria sarà portata a casa perché altrimenti l’Italia entrerebbe nell’esercizio provvisorio, un danno per il paese soprattutto sul fronte della credibilità verso l’Europa che oggi, a differenza dell’anno passato ha un atteggiamento di fiducia nei nostri confronti».
Baretta ammette che la tassazione sulle auto aziendali è stata un errore mentre difende l’idea della plastic tax, anche se va meglio calibrata nella sua applicazione. In merito ai 23 miliardi impegnati per evitare l’aumento dell’Iva Baretta spiega che è stata portata avanti una richiesta arrivata dal mondo produttivo «io avrei fatto una rimodulazione dell’Iva – afferma – e non avrei impiegato tutti questi soldi per scongiurarne l’aumento»
Altro tema caldo, la tax expenditur, ci sono 700 voci che in dichiarazione consentono ai contribuenti di risparmiare 250 miliardi «da una loro rimodulazione – sostiene Baretta – avremmo potuto recuperare 3 o 4 miliardi ; idee e soluzioni ci sono bisogna avere il tempo per poterci lavorare». Baretta ricorda che l’attuale Governo è in carica da settembre e di tempo a disposizione ne ha avuto poco.

Il presidente dei commercialisti Massimo Miani

Anche il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Massimo Miani non vede alternative alla rimodulazione dell’Iva. Ma in merito alla manovra sottolinea come si sia persa l’ennesima occasione per rendere il fisco più semplice, visto che le 50 proposte di semplificazione elaborate dal Consiglio nazionale insieme a Confindustria continuano a restare inascoltate. L’invio trimestrale dell’esterometro e il pagamento semestrale dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche se di importo inferiore ai mille euro sono un misero contentino “noi avevamo chiesto che sia l’invia che il versamento fossero annuali”.
Tra gli interventi della manovra in discussione maggiormente criticati dai relatori ci sono la stretta sugli evasori e sugli appalti. Per Miani l’approccio “del fucile puntato” che persegue il Governo non aiuta a creare un clima di fiducia. L’evasione si combatte anche semplificando il sistema fiscale e non moltiplicando sanzioni e obblighi.

Confindustria e le semplificazioni

«Il legislatore ha tratto troppo poco, direi quasi niente dal documento di semplificazioni elaborato insieme ai commercialisti» sottolinea Francesca Mariotti, direttore dell’area politiche fiscali di Confindustria ,che aggiunge «i nuovi obblighi negli appalti e l’allungamento dei tempi per le compensazioni previsti nella manovra avrebbero dovuto essere bilanciati con importanti interventi di semplificazione». E in merito alla stretta sugli appalti, «prevede oneri sproporzionati e in alcuni casi impossibili da esercitare da parte del committente. A volte - prosegue Mariotti - si ha l’impressione che il legislatore abbia in mente un’impresa che nella realtà non esiste».
Confindustria ha appoggiato il passaggio alla fatturazione elettronica anche se ha comportato un onere per le imprese, «i tempi sono maturi - sostiene Francesca Mariotti - per ripagare questo sforzo». Un suggerimento arriva dall’esperto Raffaele Rizzardi: «Split payment, concesso dall’Europa in deroga e in scadenza a giugno 2020, e reverse charge dovrebbero essere cestinati».

Il futuro della professione

La digitalizzazione sta cambiando la professione, si tratta di un fenomeno a cui non è possibile opporsi ma che si può cavalcare. Professione che negli ultimi anni – racconta il professore Paolo Feltrin - a livello europeo sta crescendo mentre i lavoratori dipendenti diminuiscono. In aumento anche la tendenza ad aggregarsi che però vede i commercialisti al quarto posto dopo medici, ingegneri ed avvocati.
L’aggregazione, però, ricorda Maurizio Grosso del Consiglio nazionale, non deve necessariamente essere giuridica. «Le tecnologie permettono di azzerare le distanze – spiega Grosso – e la collaborazione porta benefici sia dal lato delle entrate, che per chi lavora in team sono quasi triplicate rispetto ai single, sia dal lato della vita privata, grazie anche a una rete solidaristica che il singolo non ha».
Purtroppo, sottolinea l’esperto Dario Deotto, le norme fiscali attuali e le risposte delle Entrate a specifici interpelli stanno frenando le aggregazione tra i commercialisti. Un ostacolo che è importante rimuovere al più presto.
Nel futuro potrebbe esserci lo smartphone che sostituisce lo studio, come racconta il professor Giovanni Ziccardi, fenomeno diffuso oggi negli Stati Uniti; ma anche nuove opportunità di lavoro come la programmazione. Insomma le tecnologie stanno cambiando la professione, un’onda che non si può fermare ma che si può decidere di cavalcare. L’alternativa è restarne travolti.

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