Famiglie e studenti

Bari-Lecce, il derby dei Tar sulla chiusura delle scuole

di Eugenio Bruno

3' di lettura

Alla rivalità calcistica tra Bari e Lecce c’eravamo abituati, A quella dei Tar un po’ meno. Fino a ieri, quando due sezioni dello stesso tribunale, a distanza di poche ore, si sono pronunciate sulla medesima materia: l’ordinanza di chiusura delle scuole dalla primaria in su. Arrivando peraltro a conclusioni opposte. Con il giudice barese che ha “bocciato” le scelte del governatore Michele Emiliano. Mentre la sua collega leccese lo ha promosso. Aggiungendo un altro paradosso alla lunga querelle su didattica a presenza o a distanza che contrappone da mesi la ministra Lucia Azzolina e alcune regioni.

Se si tratta di una prima volta in assoluto è difficile dirlo. Sicuramente quanto accaduto ieri in Puglia rappresenta un unicum nel panorama recente della giustizia amministrativa italiana in materia di scuola. Con due Tar della stessa regione che decidono nella stessa giornata e sulla stessa ordinanza, prendendo però provvedimenti opposti.

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Da un lato c’è il Tar Bari che ha accolto il ricorso del Codacons e di un gruppo di genitori e ha sospeso l’ordinanza del 28 ottobre scorso con il cui presidente regionale, Michele Emiliano aveva chiuso gli istituti scolastici di ogni ordine e grado (tranne gli asili) fino al 24 novembre. Per il giudice della terza sezione, Orazio Ciliberti, il provvedimento voluto dal governatore «interferisce, in modo non coerente, con l’organizzazione differenziata dei servizi scolastici disposta dal Dpcm del 3 novembre». Decreto che, nelle zone rosse, dispone il passaggio alla didattica a distanza dalla seconda media in su e, in quelle gialle e arancioni, lo prevede solo per le superiori.

Dall’altro lato, c’è il Tar Lecce (sezione distaccata dello stesso Tribunale amministrativo) che ha respinto l’istanza di sospensiva avanzata da un altro gruppo di famiglie, ritenendo legittima l’ordinanza regionale. Per il magistrato Eleonora Di Santo, infatti, nell’attuale situazione epidemiologica, il diritto alla salute prevale sul diritto allo studio, «attesa la necessità di contenere il rischio di diffondersi del virus».

In attesa che la decisione venga discussa nel merito - a Lecce l’udienza è stata fissata per il 25 novembre, a Bari il 3 dicembre - nell’immediato si pone un problema di ottemperanza che potrebbe essere però superato da una nuova ordinanza di Emiliano. Un provvedimento che venerdì sera era dato per imminente e che dovrebbe essere meno restrittivo del precedente, lasciando alle famiglie la possibilità di scegliere se optare per le lezioni in classe o da remoto almeno alle elementari e in prima media.

Il caso pugliese ha riacceso le polemiche che sulla didattica a distanza (la cosiddetta Dad, che ora però si chiama Ddi) sono quasi all’ordine del giorno. Con l’opposizione e i sindacati della scuola che hanno chiesto a Emiliano di tornare sui suoi passi e la ministra Lucia Azzolina che dopo gli scontri verbali del passato proprio con il governatore ha scelto la strada del silenzio. Anche perché sul tavolo c’è anche la questione Campania. Dove appena giovedì scorso il presidente Vincenzo De Luca ha confermato la sospensione di tutte le attività didattiche in presenza - dall’infanzia alle superiori - fino al 14 novembre. Tra le proteste del comitato Priorità alla scuola che oggi e domani terrà una nuova mobilitazione per chiedere il ritorno in classe degli studenti di asili, elementari e medie.

Sempre in tema di Dad degna di nota è infine la firma apposta dalla Flc Cgil al contratto integrativo sulla didattica digitale già siglato da Anief e Cisl. Un passo avanti nella trattativa, che rende più vicina anche l’emanazione di una nuova (e si spera definitiva) circolare sulle lezioni online.

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