Industria

Barilla è pronta a sfornare i primi biscotti a zero emissioni

di Enrico Netti


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3' di lettura

Sarà la linea Gran Cereale il primo brand italiano del Gruppo Barilla prodotto a «zero emissioni». La conferma arriva da Luca Ruini, responsabile Ambiente del gruppo parmense dopo il percorso virtuoso di cui è stata protagonista Wasa, linea leader nel pane croccante del Gruppo prodotta in Svezia e Germania. Gli stabilimenti di Wasa alla fine del 2018 hanno raggiunto il traguardo di compensare le emissioni di anidride carbonica e questo è diventato il nuovo punto di riferimento nel campo della sostenibilità del Gruppo.
Dall’inizio del percorso, era il 2013, ad oggi Wasa ha tagliato dell’82% le emissioni di Co2 dei propri stabilimenti, del 15% i consumi di acqua per tonnellata di prodotto e praticamente utilizza esclusivamente imballaggi riciclabili. «Dove non si riesce a ridurre l'impatto ambientale le emissioni vengono compensate con diversi progetti per la salvaguardia dell'ambiente - sottolinea Ruini -. Ora, per esempio, stiamo intervenendo in Perù e India». Nel primo paese, una delle aree più ricche di biodiversità a rischio del pianeta, Wasa finanzia un progetto per la salvaguardia della foresta pluviale mentre in India agevola l’accesso all’energia elettrica in alcune zone rurali.

Secondo il nuovo modello sostenibile lo stabilimento svedese di Wasa è alimentato con elettricità prodotta da fonti rinnovabili. «Si stanno valutando altre modalità per ridurre ulteriormente il consumo d’acqua - continua il responsabile Ambiente di Barilla -. Lavoriamo inoltre con i fornitori per la coltivazione sostenibile della segale e tra qualche mese prenderanno il via i test per capire come introdurre il nuovo modello nei campi in Svezia». Si è intervenuto anche nella logistica: in passato i collegamenti tra gli stabilimenti di Svezia e Germania avveniva esclusivamente su gomma mentre ora viene privilegiata la ferrovia, la quota di utilizzo è intorno al 70%, con un taglio netto alle emissioni di 1.612 tonnellate di Co2 l'anno.


Progressi significativi verso una filiera sostenibile dal campo alla tavola dove il colosso di Parma è impegnato su più fronti: dal migliorare l'efficienza dei processi produttivi per ridurre le emissioni di gas serra e i consumi idrici fino a promuovere nell'agricoltura e nell’allevamento best practice più sostenibili per tutte le filiere strategiche.
A livello di gruppo lo scorso anno si è arrivati a una riduzione del 29% delle emissioni di gas ad effetto serra per prodotto finito rispetto al 2010 mentre i consumi idrici sono calati di quasi un quarto, per la precisione la riduzione è stata del 23 per cento.

A supporto della riduzione dell'impronta ambientale c’è in atto un piano di investimenti per l'ammodernamento degli impianti produttivi e l'adozione di tecnologie ad alta efficienza. Un paio di anni orsono si è intervenuto per introdurre nuove tecnologie in grado di aumentare l'efficienza dei processi produttivi e ridurre al contempo il consumo di energia e le emissioni di gas serra nello stabilimento di produzione dei sughi di Rubbiano. In particolare sono state implementate tecnologie, digitali e non, secondo le logiche di Industria 4.0. La società stima un calo del 7% delle emissioni di Co2 e del 9% dei consumi idrici. Per quanto riguarda la produzione di materia prima anno dopo anno Barilla è riuscita ad aumentare la propria quota di acquisti responsabili, in linea con i principi definiti nel Codice Barilla di agricoltura sostenibile.

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