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Barings: ««Turismo vittima del Covid. Ma la Ue tuteli gli asset con liquidità e tassi bassi»

Secondo gli analisti della società di management Usa, lo stop al turismo (che all’estero parla sempre più cinese) è il primo e più drammatico effetto della pandemia. Ma il settore è sano e politiche espansive devono tutelarne il valore

di Laura Cavestri

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Secondo gli analisti della società di management Usa, lo stop al turismo (che all’estero parla sempre più cinese) è il primo e più drammatico effetto della pandemia. Ma il settore è sano e politiche espansive devono tutelarne il valore


3' di lettura

Un settore sano e trasversalmente dinamico – come il real estate – pagherà un prezzo elevato a causa del Covid-19. Ma se in Asia le sofferenze si concentrano, per lo più, nel segmento commerciale, l’Europa e gli Stati Uniti sconteranno gli effetti più pesanti a causa del blocco del turismo e dei voli, soprattutto dal Far East. E un prezzo alto lo pagherà, in particolare, l’Italia. Uno degli epicentri del contagio europeo che dovrebbe maggiormem te risentire dell’effetto domino sul turismo. Mentre il suo mercato immobiliare relativamente “piccolo” e molto più “locale” rispetto ad altre piazze dovrebbe mettere il valore dei nostri asset meglio al riparo almeno dalle fluttuazioni internazionali.

Nel suo ultimo report, Barings (la società internazionale di gestione degli investimenti con sede negli Usa) prova a tracciare le linee, a breve termine, degli effetti del Coronavirus sugli investimenti. Senza dimenticare il real estate, al quale dedica un capitolo molto concentrato sulle diverse dinamiche degli effetti che si avranno in Asia (dove tutto è cominciato) e nl mondo occidentale (inteso come Usa ed Europa).

In Asia
In Cina, l’impatto più immediato si osserva sul valore degli immobili commerciali, anche perchè la fine della quarantena non si è tradotta in una rapida ripresa dei consumi. Consumi interni che hanno risentito anche del blocco del turismo interno. Marriott International – che opera
in Cina con 375 hotel – ha registrato, nel paese, un calo del 90% su base annua delle entrate per camera disponibile (RevPAR). Chiaramente,
i mercati di tutta l’Asia saranno i più colpiti, ma l’impatto globale è
aggravato dal fatto che la Cina è una quota molto elevata dei flussi turistici verso Ovest.
Secondo Tourism Economics, le partenze cinesi in uscita sono aumentate di più di 73 milioni nel 2019 da circa 7 milioni nel 1999, dando origine, dalla Cina, quasi il 7% di tutte le partenze a livello globale.

Negli Usa
Per gli Stati Uniti, i mercati più esposti alla forte caduta dei cinesi
gli arrivi includono Los Angeles e New York City, i principali porti di entrata per i viaggiatori cinesi, che ricevono, rispettivamente, ogni anno, circa 1,2 milioni e 1,1 milioni di pernottamenti da cinesi.
Complessivamente, per il 2020, si parla, solo negli Usa, di oltre 4 milioni di pernottamenti in meno. Con una ricaduta che, dcopo gli hotel, si ripercuoterà, sulle vendite al dettaglio.
Mentre sul fronte della domanda di spazi industriali e per uffici, la doccia fvredda dovrebbe essere temporanea e in qualche modo isolata a breve termine.

In Europa
Il paese più colpito in Europa finora è stato l’Italia e la città più colpita è Milano. Secondo Baring, «la città era più vulnerabile al virus con il suo notevole richiamo turistico e i legami commerciali eccezionalmente forti con la Cina attraverso il settore della moda delle calzature e dell’abbigliamento». Con un quadro macroeconomico, quello italiano, con molte eccellenze ma strutturalmente indebolito e per questo particolarmente esposto a shock economici esogeni. Tuttavia – secondo gli analisti – « il rovescio della medaglia potrebbe essere un impatto sul settore immobiliare probabilmente più limitato di quanto si potrebbe inizialmente pensare. Questo perché la ridotta trasparenza del mercato immobiliare e il flusso di liquidità che dovrebbe giungere dalla Bce, potrebbero tendere a isolare le valutazioni immobiliari italiane da un’eccessiva volatilità a breve termine delle quotazioni.
Certo, le scelte di liquidità decise a Bruxelles e le strategie sul quantitative easing potrebbero condizionare pesantemente l’andamento dei prezzi delle attività immobiliari.

In sintesi – concludono con una nota di ottimismo gli analisti di Barings – i fondamentali del settore immobiliare, in Europa, sono generalmente sani in tutti i segmenti e i tassi di interesse più bassi dovrebbero aiutare a supportare sia i valori delle attività che la domanda.

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