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Barroso consulente Goldman: il caso al Comitato etico Ue. E lui si arrabbia

di Riccardo Barlaam


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4' di lettura

Chi ci perde di più è la credibilità dell’Europa. Dopo un’inchiesta durata un anno e mezzo su José Manuel Barroso, ex presidente della Commissione europea per due mandati fino al 2014, l’Ombudsman europeo, Emily O’Reilly, ha scritto una lettera al Comitato etico dell’esecutivo di Bruxelles per rivalutare la compatibilità dell’attività svolta da Barroso, dimesse le grisaglie del politico europeista e le politiche di austerity, che dal luglio 2016 è diventato presidentenon esecutivo e advisor di lusso della banca americana Goldman Sachs, la stessa banca che fu accusata di aver truccato i conti pubblici della Grecia, favorendone la discesa verso quella crisi dei debiti sovrani che hanno portato Atene vicina al baratro del fallimento.

La lettera dell’Ombudsman europeo
La richiesta di O'Reilly, si legge in una nota, è legata al fatto che il primo ok alla compatibilità giunto dal comitato etico era subordinato all'impegno preso dall'ex presidente di non fare attività di lobby presso l'esecutivo europeo. Un impegno poi messo in dubbio dall'incontro avuto da Barroso con un vicepresidente della Commissione. L’Ombudsman ha anche chiesto alla Commissione di valutare la possibilità di chiedere a Barroso di astenersi da attività di lobby presso l'esecutivo Ue ancora per alcuni anni. «Gli ex commissari - osserva O' Reilly nella nota - hanno il diritto di lavorare dopo aver svolto il loro incarico istituzionale, ma come ex funzionari pubblici devono anche assicurare che le loro attività non alimentino la sfiducia dei cittadini nell'Ue».

«Danneggiata l’immagine europea»
Una situazione che si è verificata nel caso di Barroso in seguito al quale, rileva ancora l'Ombudsman, si è determinato un «grave turbamento» tra i cittadini. «Molto di questo sentimento negativo - sostiene O'Reilly - avrebbe potuto essere evitato se la Commissione a suo tempo avesse preso una decisione formale sui rapporti tra Barroso e Goldman Sachs chiedendogli di astenersi da attività di lobby. Il riesame del caso da parte del comitato etico - conclude l'Ombudsman - dimostrerebbe che la Commissione ha preso molto seriamente le preoccupazioni dell'opinione pubblica e i danni causati all'immagine delle istituzioni europee».

Barroso si difende attaccando
Ma l’ex presidente della Commissione ha scelto la peggiore delle difese: l’attacco. Invece del silenzio che sarebbe stato molto, molto più onorevole, per non parlare di un passo indietro dalla sua carica di mega lobbista e mega consulente inossidabile di Goldman: della serie «il potere logora chi non ce l’ha», come diceva Giulio Andreotti, che queste cose le conosceva bene (essendo stato sette volte premier e 27 volte ministro). Così il portoghese Barroso ha scritto una lettera alla Mediatrice Ue O'Reilly dichiarando la sua «grande sorpresa e grave preoccupazione» per la raccomandazione, sostenendo di aver «scrupolosamente» rispettato le regole Ue come confermato dal Comitato etico Ue e dall'Olaf, l’Ufficio anti frode europeo. Barroso ritiene «inaccettabile» che la raccomandazione della Ombudsman includa una critica alla valutazione di una autorità competente sul suo caso personale, in quanto il compito dalla Ombudsman «è investigare sulla possibile malamministrazione da parte delle istituzioni Ue». O'Relly ha chiesto che il caso dell'ex presidente della Commissione Ue assunto da Goldman Sachs sia riesaminato dal Comitato etico della Ue in relazione alla compatibilità con gli obblighi previsti dal Trattato Ue.

L’incontro con Katainen
Nei mesi scorsi Barroso aveva incontrato il vicepresidente della Commissione, il finlandese Jyrki Katainen. L'incontro Barroso-Katainen è avvenuto il 25 ottobre scorso in un albergo dietro palazzo Berlaymont, dove ha sede la Commissione. Katainen ha sostenuto che l'ex presidente non aveva esercitato con lui un'azione di lobbying specificando che lui stesso aveva proposto a Barroso di vedersi per una birra: «Gli ho raccontato della nostra agenda ambiziosa sul commercio e sul settore della Difesa», ha spiegato ai giornalisti successivamente. «Siamo amici, ci conosciamo da tanti anni e incontro sempre gli amici». Nella lettera di ieri Barroso assicura di non essersi impegnato e che non si impegnerà «in attività di lobbying con le istituzioni Ue per conto di Goldman Sachs».

    Goldman, i derivati e la crisi della Grecia
    Goldman Sachs è la stessa banca che qualche anno fa fu accusata di aver truccato i conti pubblici della Grecia. Un’inchiesta di due giornalisti di Bloomberg riportò le testimonianze dei due responsabili dell’Agenzia greca sul debito pubblico dal 1999 al 2010, Christoforos Sardelis e Spyros Papanicolao. Nel 2001 i greci avevano la necessità di ridurre il debito pubblico per rispettare i limiti imposti da Bruxelles per entrare nell’euro. Si fecero aiutare da Goldman. Il governo sottoscrisse con la banca Usa un accordo che permetteva di trasformare mediante uno swap 2,8 miliardi di euro di debito in dollari e yen in un prestito emesso in euro, ma sulla base di un tasso di cambio storico che non corrispondeva alla realtà. Lloyd Blankfein e la sua squadra di Goldman Sachs aiutarono la Grecia a nascondere la vera dimensione del suo debito, e nel mentre lo hanno quasi raddoppiato. Il meccanismo era talmente complesso che i due funzionari greci ammisero che nessuno all’epoca all'interno dell'amministrazione ellenica poteva rendersi conto di ciò che si stava comprando.

    ...e Barroso da presidente dell’Ue guidò i piani della Troika
    Atene truccò i conti per entrare nell’euro, mentre spendeva per organizzare le Olimpiadi. E per uno strano scherzo del destino, uno scherzo che ha un sapore amaro e fa perdere la credibilità all’Europa stessa, in Goldman Sachs, nella stessa banca che li ha “truffati”, qualche anno dopo è entrato a far parte come vice presidente Barroso. Lo stesso che da presidente della Commissione europea pochi anni prima aveva guidato la troika Ue-Bce-Fmi, e sostenuto i piani lacrime e sangue imposti al governo e al popolo greco per evitare il default.

    Bruxelles risponderà il 16 giugno
    La Commissione Ue «prende nota» dell'annuncio dell'Ombudsman europeo che ha chiesto al comitato etico della stessa Commissione di rivalutare la compatibilità con le norme del Trattato dell'Unione dell'attività svolta dall'ex presidente Manuel Barroso come consulente della banca d'affari Goldman Sachs. Bruxelles risponderà entro il 16 giugno, come chiede il mediatore, spiega un portavoce, che ricorda la posizione dell'istituzione: «L'ex presidente ha iniziato a lavorare con il suo attuale datore dopo un periodo di “cooling” di 18 mesi», come chiedevano le regole. La Commissione Juncker ha poi cambiato le regole del codice di condotta, rafforzandole ed estendendo il periodo da 18 mesi a 3 anni.

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