orologi e gioielli

Baselworld chiude con un calo di visitatori (-22%) e pensa già al nuovo format per il 2020

di Lino Terlizzi


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3' di lettura


Baselworld, appuntamento mondiale per l’industria degli orologi e dei gioielli, chiude oggi i battenti di un’edizione 2019 di transizione. Come quelle di altri settori, la fiera di Basilea sente il morso dei cambiamenti portati da tecnologie ed e-commerce e cerca quindi di assorbire i colpi e di disegnare un futuro diverso. Lasciata da un numero non piccolo di marchi – clamoroso soprattutto l’abbandono di Swatch Group con i suoi molti brand – la fiera di Basilea nella conferenza stampa finale ha fatto il punto su questa edizione e ha presentato il piano per i prossimi anni.

Il bilancio del 2019
Le cifre dell’edizione 2019, svoltasi tra il 21 e il 26 marzo, anzitutto. «Penso che non vi sorprenderanno – ha detto Michel Loris-Melikoff, direttore generale di Baselworld – perché è chiaro che quest’anno abbiamo avuto meno visitatori (81.200, ossia -22%), meno espositori (520, -20%) e meno rappresentanti dei media (3.300, -12%). Quest’ultima riduzione l’abbiamo peraltro almeno recuperata con un +12% in termini di presenza sui media digitali». Il numero uno di Baselworld (la fiera fa capo al gruppo elvetico Mch) ha cercato di dare alcuni tocchi di sapore positivo per gli organizzatori, di fronte ad un bilancio di quest’anno che si sapeva già segnato da chiare contrazioni nei numeri principali. «Un grande marchio ha già detto che resterà con noi e che amplierà il suo spazio. Inoltre, alcuni marchi che non sono venuti a questa edizione ci saranno invece nel 2020», ha affermato Loris-Melikoff. Rispondendo alle domande, il direttore generale di Baselworld ha comunque confermato che questa edizione 2019 non sarà redditizia: «Abbiamo investito molti soldi e quest’anno non ci potrà essere redditività».

I piani per il prossimo anno
Per il 2020, il gruppo Mch prevede una riduzione del prezzo per metro quadro dal 10% al 30% (per gli espositori questo tipo di costo rappresenta il 15% circa delle spese). La nuova strategia degli organizzatori prevede anche che Baselworld diventi una piattaforma digitale durante tutto l’anno per i marchi, i distributori, i rivenditori, i clienti, i collezionisti. L’obiettivo è avere nel settore una sorta di comunità permanente, hanno spiegato gli organizzatori, che poi si ritrova fisicamente una volta all’anno a Basilea. «È un piano di trasformazione – ha aggiunto Loris-Melikoff – che è già iniziato quest’anno ma che durerà tre anni. Se da un lato diminuiremo ancora i prezzi (alcune riduzioni sono già state attuate, ndr), dall’altro cercheremo nuove entrate fornendo servizi supplementari». Baselworld fornirà altri servizi digitali (anche legati alla realtà aumentata), riaprirà la Hall 2 che ospiterà anche le pietre preziose, punterà anche su conferenze all’interno della manifestazione e su uno spazio specifico per gli incontri con i chief executive officer dei marchi. Come già annunciato in precedenza, nel 2020 scatterà il coordinamento delle date con l’altra importante fiera del settore in territorio elvetico, il Salon International de l’Haute Horlogerie (Sihh) di Ginevra. Il Sihh si svolgerà dal 26 al 29 aprile, Baselworld dal 30 aprile al 5 maggio.

Gli espositori più fedeli
Tra i marchi di primo piano che quest’anno hanno mantenuto la loro partecipazione a Baselworld, opportuno ricordare quelli del colosso francese Lvmh (Bulgari, Tag Heuer, Hublot, Zenith), Rolex ( nella foto in alto, la foto del grande stand del padiglione 1 ), Patek Philippe, Chopard, Breitling, Gucci. «Pur con una presenza complessiva di espositori indubbiamente minore – dice Jean-Daniel Pasche, presidente della Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh) – Baselworld anche quest’anno ha rappresentato un punto d’incontro rilevante per il settore. Gli organizzatori ora stanno preparando ulteriori cambiamenti, vedremo quale sarà l’effetto di questi a partire dall’anno prossimo. Una cosa certamente positiva è il coordinamento sulle date con il Sihh di Ginevra. È nell’interesse dei visitatori, in particolare di quelli che vengono dall’estero, ed era una richiesta venuta da molti operatori del settore».

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