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Basf, la maxi cedola non basta alla Borsa. Parte la terapia d’urto

Da inizio anno il titolo è crollato del 28%: ora cessioni e tagli al personale per riconquistare la fiducia del mercato

di Isabella Bufacchi


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4' di lettura

Nel terzo e quarto trimestre del 2018, il Reno è sceso sotto i livelli di guardia, cioè i livelli che consentono il trasporto fluviale e lo scorrere del Pil della Germania. In quei sei mesi, gli stabilimenti del colosso chimico Basf a Ludwigshafen am Rhein, nel Land della Renania-Palatinato, non hanno ricevuto quasi nessuna consegna via fiume dei materiali grezzi di cui ha bisogno la produzione. La capacità di produzione di quella sede ne ha sofferto pesantemente, ed è stata ridotta al punto che gli utili sono stati tagliati nel 2018 di 250 milioni. Gli esperti di Basf prevedono che nelle prossime settimane il livello del Reno resterà moderatamente basso, senza effetti sulla logistica: «ma restiamo vigili», assicura un portavoce.

Sul sali e scendi delle acque fluviali, Basf può fare ben poco. Ma il gigante della chimica, che ambisce a essere primo al mondo con vendite per 62,6 miliardi l’anno scorso – non ripetibili quest’anno - e una forza lavoro di 122mila dipendenti intende fare tutto il possibile per invertire la tendenza del vertiginoso calo del prezzo in Borsa: contenimento dei costi, snellimento delle procedure e aumento dell’efficienza, focalizzazione nelle aree in crescita, dismissione e acquisizioni in settore strategici, più investimenti in R&S.

Le azioni Basf tre anni fa hanno toccato un picco a quota 98,70 euro, un anno fa orbitavano attorno agli 80 euro e in questi giorni, segnati dall’escalation della guerra commerciale Usa-Cina, hanno toccato un minimo a 56,20 euro, per poi riprendersi leggermente attorno ai 58 euro. Da inizio anno, la quotazione ha perso circa il 28 per cento. Quale che sia il contesto e quali i venti avversi, Basf continua a promettere ai suoi azionisti un aumento annuo del dividendo per azione: è stato di 2,80 euro nel 2015 ed è salito costantemente a 2,90 nel 2016, 3 euro nel 2017, 3,10 euro nel 2018, 3,20 euro quest’anno e nel 2020, pur prevedendo un orribile 2019, il dividendo aumenterà ancora, attingendo al free cash flow che al momento è pari a 4 miliardi. Ma è al capital gain che guardano i suoi azionisti: ed è lì che i venti avversi hanno per ora la meglio.

I RICAVI

Dati in milioni di euro (Fonte: Basf)

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Il profit warning di Basf a luglio è stato per il mercato uno shock. L’azienda prevede vendite inferiori al 2018 ma soprattutto un Ebit in calo fino al 30% e un Roce, il rendimento del capitale investito per il 2019 che «calerà significativamente». Il contesto è difficile sotto tutti i fronti e il pragmatismo tedesco non consente di fare sconti. Basf è molto esposta alla crescita dell’economia cinese, in quanto la Cina ha già il 40% della produzione mondiale della chimica e arriverà a una quota del 50% per il 2030: se il mercato cinese frena, così anche Basf. Nel secondo trimestre la produzione dell’area Asia-Pacifico è scesa del 2%. E anche altri settori ai quali Basf è esposta sono in contrazione: per esempio nel secondo trimestre la produzione globale di auto è calata del 6,5%. Mentre la produzione in Europa Occidentale si è ridotta dell’8,5%. Basf prevede che l’industria auto, che rappresenta una grossa fetta della clientela, non crescerà nel 2019 e anche se vi fosse una piccola ripresa nella seconda metà dell’anno i volumi su scala globale sono previsti per ora in calo del 4,5%.

In attesa di tempi migliori per fattori esterni, i rimedi devono essere fatti in casa. E Basf punta sull’M&A, sul contenimento dei costi e gli investimenti in innovazione. Acquisizioni e dismissioni sono sotto il faro degli azionisti e investitori, per i tempi e i rischi di esecuzione. L’acquisto dalla Bayer Seeds sta già dando i suoi frutti nel settore agricolo, dicono in Basf, e nel primo semestre 2019 le vendite di Agricultural solutions sono salite del 38% grazie all’ingresso di prodotti Bayer, mentre l’Ebit è aumentato di 160 milioni. La dismissione dei pigmenti per l’industria «è pienamente nei tempi programmati» così come la cessione dei rami d’azienda per la chimica nell’edilizia sostenibile. Un altro fronte sul quale Basf si sta impegnando è quello della riduzione dei costi, con l’Excellence Program annunciato nel novembre del 2018 che mira a risparmiare 2 miliardi dalla fine del 2021 in avanti: tutto sta procedendo in base ai piani, assicurano in Basf. Nell’ambito di questo obiettivo di taglio sui costi rientra la riduzione del personale, con 6mila posti in meno sul totale dei 122mila entro il 2021. Gli 11mila che lavorano in R&S non saranno tuttavia toccati: gli investimenti nell’innovazione continuano a rappresentare un punto di forza di Basf. Nel 2018 erano 3mila i progetti in corso d’opera, con 2,02 miliardi spesi in R&S contro gli 1,88 miliardi del 2017.

I SETTORI

Dati delle vendite nel 2018. Valori in %

I SETTORI

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Ma è proprio la chimica, con un oversupply su scala mondiale, ad attraversare il momento più difficile e a far vacillare Basf in Borsa. Nonostante la diversificazione: le vendite sono ripartite in chemicals (19%), materials (21%), industrial solutions (15%), surfase technologies (22%), nutrition & care (9%) e agricultural solutions (10%). Basf preferisce guardare al futuro più roseo, per il suo bilancio, che non è quello della guerra commerciale e l’escalation dei dazi e della recessione. Il colosso tedesco confida sul lungo termine sui megatrend: i cambiamenti demografici con un aumento del 130% della quota degli over60 sulla popolazione entro il 2050; la digitalizzazione galoppante; la crescita della popolazione con un +30% per il 2050; il cambiamento climatico che richiede, per raggiungere l’obiettivo di 2 gradi in meno, una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 70% entro il 2050; la e-mobility con una domanda per i materiali per le batterie che salirà del 300% per il 2025.

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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