chimica sostenibile

Basf scommette sull’Italia: inaugurato in Emilia impianto per plastica agricola

Investimento da 20 milioni nell’impianto di Pontecchio Marconi per produrre uno stabilizzante che aumenta la resistenza e assicura la ricaclibilità

di Ilaria Vesentini

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2' di lettura

Il Covid ha costretto a posticipare l'accensione degli impianti, ma non ha scalfito la portata del progetto pionieristico che il colosso chimico Basf ha inaugurato lunedì sull'Appennino bolognese, a Pontecchio Marconi, principale sito produttivo in Italia della multinazionale di Ludwigshafen, specializzato in stabilizzanti per le plastiche.

Un investimento da oltre 20 milioni di euro realizzato comunque in tempi record in tempi di pandemia: 14 mesi, autorizzazioni comprese.

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Nel nuovo reparto M – così si chiama l'area all'avanguardia per tecnologie 4.0 e controllata da remoto all'interno dell'ex stabilimento Ciba rilevato da Basf dieci anni fa, su cui i tedeschi hanno già scommesso oltre 100 milioni di euro da quando sono arrivati – si produrrà un nuovo stabilizzante alla luce dedicato alle plastiche agricole, in grado di triplicare la durata e la resistenza agli UV dei teli e reti per serre e campi a vantaggio di pratiche agricole sostenibili e biologiche, perché riduce del 60% l'utilizzo di materiali polimerici e assicura la piena riciclabilità della plastica a fine vita.

«Per noi questo investimento è motivo di orgoglio doppio - sottolinea Manuel Pianazzi, site manager di Basf a Pontecchio Marconi – perché concretizza un percorso iniziato qui con la ricerca e lo sviluppo di una nuova molecola e ora trasforma quell'idea in un prodotto all'avanguardia destinato a tutto il mondo (il 95% della produzione di Pontecchio varca i confini nazionali, ndr) che aiuterà a migliorare la produttività in agricoltura, la qualità del cibo che mangiamo e l'impronta ecologica sull'ambiente. E l'altro motivo di orgoglio è essere qui in questo territorio, dove siamo riusciti a portare a termine in meno di un anno e mezzo un progetto complesso nel pieno della pandemia: non abbiamo mai trovato un telefono che non rispondeva quando eravamo alle prese con gli iter autorizzativi. E le università ci hanno sempre supportato nella formazione di ingegneri e profili specializzati. Abbiamo aumentato del 10% gli organici in pochi anni e raddoppiato gli ingegneri».

Oggi 330 persone lavorano a Pontecchio Marconi in Basf (su 1.300 in Italia e 117mila nel mondo) con un team di 30 ingegneri e assunzioni tuttora in atto.«Il reparto M rappresenta la punta di diamante di un sito che è a sua volta centro di eccellenza operativo, di ricerca e di innovazione per il nostro gruppo e che continueremo a sostenere nei prossimi anni per accompagnare lo sviluppo di Basf», conclude Lorenzo Bottinelli, amministratore delegato e vicepresidente di Basf Italia, che festeggia nel 2021 il 75° compleanno nel nostro Paese.

E se a livello consolidato il gruppo confida nei prossimi mesi per rientrare dell'effetto Covid, a Pontecchio brinda a una crescita a doppia cifra, messa a segno anche nell'annus horribilis 2020.

Mentre i vicini di casa di Kemet Electronic, altra multinazionale americana (acquisita un anno fa dalla taiwanese Yageo), hanno annunciato il taglio del 30% degli organici di Pontecchio Marconi (oltre 100 posti di lavoro in meno sui 376 attuali), dopo aver perso 2 milioni di dollari di ordini e fatturato di componenti elettronici nel 2019 e altri 3,5 nel 2020.

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