idrocarburi

Basilicata: petrolio, royalties verso il record. E si pensa a un fondo sovrano

di Luigia Ierace


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4' di lettura

Raddoppieranno nel 2019 e si triplicheranno nel 2020, le royalties che le società petrolifere hanno versato sulla produzione nazionale di idrocarburi del 2017. Si passerà dagli attuali 136 milioni di euro a 251 milioni, per arrivare a 405 milioni di euro trainati dall’aumento delle estrazioni e dal prezzo del greggio, fino a sfiorare nel triennio gli 800 milioni di euro. «Ma potranno triplicarsi ancora. C’è tantissimo petrolio e gas in Italia non sfruttato – ribadisce il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli -. Risorse tutt’altro che trascurabili; basti pensare che i giacimenti accertati nel nostro Paese hanno volumi simili a quelli del Mare del Nord e della Norvegia: 225 milioni di tonnellate di petrolio e 115 miliardi di metri cubi di gas. Le nostre importazioni sono 10 volte la produzione nazionale, assurdo non sfruttarle».

La ripresa dell’attività estrattiva dell’Eni in Basilicata è evidente dopo i due anni neri, il 2016 e il 2017, che hanno bloccato 6 mesi il Centro Olio di Viggiano (Potenza) per alterne vicende giudiziarie e ambientali, azzerando la produzione lucana e provocando il crollo di quella nazionale. Il maggior contributo quest’anno del giacimento della Val d’Agri alla produzione di petrolio e gas, evidenziato nei conti del primo semestre 2018, approvati dal Cda dell’Eni, si chiuderà con una produzione nazionale, secondo Nomisma Energia, di 5,5 milioni di tonnellate di greggio, ma i suoi effetti si vedranno con il versamento nel 2019 delle royalties a Stato, Regioni e Comuni estrattivi, alimentando anche il Fondo per lo sviluppo economico e social card e l'Aliquota salute e sicurezza.

È la conseguenza della messa a regime del giacimento della Val d’Agri (80mila barili al giorno, che potrebbero crescere del 50%) e dell’avvio ipotizzato entro fine anno dalla Total a Tempa Rossa nella Valle del Sauro con una produzione graduale di 10mila barili fino ai 50mila barili al giorno a regime. Nomisma Energia ipotizza nel triennio un picco produttivo di 20,6 milioni di tonnellate di greggio (si veda Sole 24 Ore del 10 luglio 2018) che complice il prezzo del greggio, farà lievitare le entrate nel Paese con un risparmio sulla fattura energetica nazionale di 10 miliardi di euro. I maggiori benefici, in termini di royalties (il 250% in più) alla Basilicata, che contribuisce per oltre l’80% alla produzione nazionale di idrocarburi e nelle cui casse sono arrivati dal 2000 ad oggi proventi per 2,2 miliardi di euro (esclusi i fondi del Programma Operativo Val d'Agri e altre compensazioni).

«La netta ripresa dei prezzi del greggio, 75 dollari a barile nel 2018, il 38% in più del 2017 – spiega Tabarelli - ha consentito alle royalties versate alla Regione Basilicata di arrivare a 68,3 milioni di euro, contro i 41,8 milioni del 2017. Ma è nel 2019 che arriveranno a 144 milioni, fino alla cifra record di 242 milioni nel 2020 con il rafforzamento delle quotazioni del greggio tra 85 e 88 dollari al barile».

Un bel gruzzolo che nonostante i richiami della Corte dei Conti, consentirà alla Regione (567mila abitanti) di far quadrare i bilanci continuando a coprire la “spesa corrente” e a distribuire, come avviene da un ventennio i soldi del petrolio come jolly nelle situazioni critiche: sanità, cantieri forestali, università e ogni altra esigenza.

Lo stesso per i sei Comuni della Valle del petrolio (17.700 abitanti), che hanno ricevuto in tutto 260 milioni, divisi in mille rivoli di spesa tra marciapiedi da rifare, grandi star, feste, sagre, bonus energia e sussidi vari ai cittadini senza una vera idea di sviluppo e senza riuscire a drenare lo spopolamento. Nel 2018 in Val d'Agri dei 12 milioni di euro versati, 7,6 sono andati a Viggiano. Poco più di 3.300 abitanti nel comune più ricco d'Italia con 180 milioni di euro di sole royalties dal 2000.

Una valanga di soldi cui sarà difficile rinunciare per tutti, anche per i partiti del “no”, nelle elezioni Regionali autunnali. “Sì” al petrolio ma alzando al massimo l’asticella sull’ambiente e su maggiori risorse dalle compagnie petrolifere dopo lo sversamento di greggio. E i paradossi non mancano.

Alla card idrocarburi per i patentati lucani finanziata con il 3% di royalties, dal 2013 si è sostituito il Fondo sviluppo economico e social card, destinato allo Stato che torna nelle regioni estrattive e in Basilicata per quasi il 90% per progetti d realizzare sotto la supervisione di Mise e Mef. E anche qui i conti non tornano. Ripartito il Fondo per le produzioni 2016 a fine luglio, non c’è traccia dei circa 48 milioni di euro del 2015. Risorse non impegnate in tempo e andate in perenzione. E nel triennio saranno circa 200 milioni i fondi da utilizzare con stringenti criteri di spesa, pena la loro perdita. Ancora risorse parcellizzate, senza cercare di governare la transizione energetica in un futuro che ancora per molto non potrà fare a meno delle fonti fossili. Mentre è il Centro Studi sociali e del lavoro della Uil di Basilicata, con il supporto del Censis, ad avanzare l’idea di un Fondo sovrano regionale con le royalty del petrolio sul modello norvegese e dell’Alberta Heritage Savings Trust Fund: per ogni euro depositato nel Fondo si possono creare circa 1,7 euro di redditi da investimenti per lo sviluppo.

Ma il giacimento della Total tarda a partire, sebbene la raffineria Eni di Taranto abbia appena terminato i lavori di adeguamento degli impianti e sia pronta ad accogliere il doppio greggio lucano in arrivo da Val d’Agri e Valle del Sauro attraverso l’oleodotto “Viggiano-Taranto”. «Solo temporaneamente – sottolinea Eni - una parte (circa il 30%) del greggio potrebbe essere lavorata, se richiesto, nella raffineria di Taranto». Intanto procedono i lavori (previsti in 33 mesi) dopo l’accordo siglato con il Comune per il prolungamento del pontile e la costruzione di due nuovi serbatoi di stoccaggio. Sul fronte lucano continuano le verifiche tecniche per procedere alle prove di esercizio del Centro Olio di Corleto Perticara e all'effettiva produzione e lavorazione di greggio da uno dei pozzi con quantità man mano crescenti. Ma il clima politico, dopo il terremoto giudiziario sulla sanità che i primi di luglio ha portato all'arresto anche del governatore lucano, le prossime elezioni, i tempi lunghi autorizzativi e le opposizioni territoriali, non aiutano.

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