l’ex presidente rieletto

Basilicata, il voto punisce il «sistema» dell’ex governatore Pittella

di Andrea Gagliardi


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4' di lettura

Malgrado l’elezione in consiglio regionale con 8.803 voti (il più votato), è lui, Marcello Pittella, presidente dem uscente della Regione Basilicata (nonché fratello di Gianni Pittella, ex presidente del gruppo socialista al Parlamento europeo) il grande sconfitto di queste elezioni. Lui e il suo sistema di potere. Alle regionali del novembre 2013 la coalizione di centrosinistra da lui guidata (peraltro senza i vendoliani di Sel) prese il 59,6%. Nelle precedenti tornate nel 2010, nel 2005 e nel 2000 il candidato di centrosinistra, sempre vittorioso, prese oltre il 60% dei voti. Questa volta la coalizione di centrosinistra si è schiantata al 33,1%. E poco consola il fatto che il risultato segni una decisa inversione del trend rispetto alle politiche dell’anno scorso, quando il centrosinistra di area Pd si inabissò al 19,6% e Leu prese il 6,4% (insieme avrebbero totalizzato il 26%).

Le ragioni del tracollo
Se la batosta delle elezioni politiche del marzo 2018 ha ragioni soprattutto nazionali (con il Pd di Renzi al minimo storico in tutta Italia), il tracollo locale odierno viene da lontano. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata probabilmente l’inchiesta sulla sanità lucana, che ha portato Pittella il 6 luglio 2018 agli arresti domiciliari (poi revocati), alla sospensione dall’incarico e infine alle dimissioni da governatore a gennaio 2019. Lui voleva ricandidarsi malgrado tutto e tutti. Lo hanno implorato di fare un passo indietro. I bersaniani di Roberto Speranza avevano posto una unica condizione per rinunciare alla loro candidata Carmen Lasorella e convergere con il Pd: qualsiasi candidato tranne Pittella. Il pressing è aumentato di intensità dopo che il centrodestra unito (Fi-Lega-FdI) il 18 febbraio ha lanciato il generale (in pensione) della Guardia di Finanza Vito Bardi, in quota Forza Italia, che si è poi imposto nelle urne.

Il passo indietro e quello avanti
Alla fine, a malincuore, Pittella ha fatto il passo indietro. E la decisione è stata quella di scommettere sul farmacista Carlo Trerotola, esponente della società civile. Ma la regia dell’operazione è stata dello stesso Pittella. Trerotola, scelto a rappresentare la coalizione di centrosinistra (con dentro i bersaniani), di famiglia missina, diventato famoso per le gaffe (la più celebre è stata la frase «non sono mai andato ai comizi se non a quelli di Giorgio Almirante. Ogni tanto lo ascolto anche adesso»), è considerato molto vicino a Pittella.

La lista Avanti Basilicata
Non solo. Quest’ultimo ha deciso di scendere il pista personalmente con una lista di amministratori locali a lui «fedeli» e da lui stesso capeggiata (Avanti Basilicata). Nella lista, che ha ottenuto due seggi, c’erano, tra gli altri, l’assessore regionale uscente all’agricoltura Luca Braia (eletto insieme a Pittella), il sindaco di Balvano Carlo Costantino, il consigliere regionale dem uscente Vincenzo Robortella, il sindaco di Trecchina Ludovico Iannotti, l’ex sindaco di Policoro ed ex consigliere regionale Antonio Di Sanza. La lista si è imposta come primo partito della coalizione di centrosinistra (8,6%) davanti a una lista Pd (7,8%), ribattezzata “Comunità democratiche - Partito democratico”, con simbolo dem miniaturizzato.

Pittelliani ancora forti in consiglio regionale
Rappresentazione plastica del fatto che Pittella, pur in forte declino, vale da solo ancora metà partito democratico in Basilicata. Non solo. Dei due eletti dem in consiglio regionale, a parte Trerotola (vicino a Pittella) anche Mario Polese, segretario regionale Pd è considerato un pittelliano. Mentre Roberto Cifarelli, pur considerato più autonomo, è comunque l’ex assessore alle Politiche di Sviluppo e Lavoro della giunta Pittella. A conti fatti i pittelliani contano ancora su 4-5 seggi su 20 in consiglio regionale. Non poco. La sensazione è che l’ex governatore abbia organizzato le liste in modo da eleggere i «suoi» in caso di sconfitta. Fuori dal consiglio regionale sono rimasti tutti coloro che hanno provato ad ostacolarlo. In primis Piero Lacorazza che non ha raccolto -con la sua lista di centrosinistra Basilicata prima- i frutti sperati. Sono rimasti fuori anche i critici (con Pittella) dem Vito Santarsiero e Achille Spada.

Pittella e la «distorsione istituzionale»
L'inchiesta della Procura di Matera che ha coinvolto Pittella riguarda 34 indagati accusati, a vario titolo, di falso e abuso d'ufficio. Dall’inchiesta Pittella emerge come «deus ex machina» di un illecito «sistema» di gestione delle nomine e dei concorsi pubblici della Basilicata. Nell'ordinanza in cui dispone l'arresto per il governatore della Basilicata, il gip di Matera Angela Rosa Nettis scrive che «deus ex machina di questa distorsione istituzionale nella sanità lucana è proprio il Governatore della Regione Basilicata, Pittella Maurizio Marcello Claudio, chiamato Marcello, il quale non si limita ad espletare la funzione istituzionale formulando gli atti di indirizzo politico per il miglioramento e l'efficienza della Sanità regionale ma influenza anche le scelte gestionali delle Aziende sanitarie ed ospedaliere lucane interfacciandosi direttamente con i loro Direttori Generali i quali, è doveroso evidenziarlo, sono stati tutti nominati (...) con Decreti del governatore Pittella».

«Sistema di corruzione e asservimento della funzione pubblica»
L'indagine delle Fiamme Gialle avrebbe accertato «un sistema di corruzione e asservimento della funzione pubblica a interessi di parte di singoli malversatori» su richiesta di una «moltitudine di questuanti» espressione di «pubblici poteri apicali». Questuanti che si sarebbero interfacciati tra loro «in uno scambio reciproco di richieste illegittime e promesse o dazioni indebite». La ratio che muove ed è al centro di questo sistema, scrive ancora il gip, è «sempre la stessa»: vale a dire «la politica nella sua sempre più fraintesa accezione negativa e distorta, non più a servizio della realizzazione del bene collettivo ma a soddisfacimento dei propri bisogni di sciacallaggio di potere e condizionamento sociale».

La condanna della Corte dei Conti
Ma non finisce qui. A fine 2016 una sentenza della Corte dei Conti lucana ha condannato Pittella a restituire 20mila euro a titolo di risarcimento per «il danno prodotto alla Regione» per l'uso di rimborsi riservati a consiglieri e amministratori regionali. E sempre a Pittella sono arrivate da più parti critiche perché avrebbe collocato in ruoli dirigenziali nella sanità lucana varie persone originarie di Lauria, suo paese natale.

I transfughi nel centrodestra
Da segnalare infine un drappello di tranfughi che nell’ultimo periodo, fiutata aria di tempesta per il centrosinistra in Basilicata, hanno deciso di passare con il centrodestra. Claudio Borneo, sindaco di San Chirico Raparo, ha lasciato il Partito Democratico e si è candidato alla regionali con la Lega (non eletto). Candidato nella Lega (ed eletto) invece Massimo Zullino ex assessore all’ambiente della giunta di centrosinistra di Venosa.

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