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Basilico: «Crisi non breve: occorre rivedere le scelte di investimento»

Il fondatore di Kairos: «Le certezze illusorie degli ultimi anni spazzate via in un colpo» - «Marzo potrà essere ancora turbolento. L'esperienza cinese darà la misura dei tempi di uscita dalla crisi»

di Maximilian Cellino

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(IMAGOECONOMICA)

Il fondatore di Kairos: «Le certezze illusorie degli ultimi anni spazzate via in un colpo» - «Marzo potrà essere ancora turbolento. L'esperienza cinese darà la misura dei tempi di uscita dalla crisi»


3' di lettura

«Il coronavirus ci sta offrendo l’opportunità di imparare qualcosa molto utile per le nostre finanze personali ed è un’occasione che va sfruttata». Paolo Basilico non dimentica certo il dramma legato alla diffusione dell’epidemia, ma invita anche a guardare oltre all’aspetto medico e ai risvolti economici legati al fenomeno. Lo fa da voce indipendente all’interno dell’industria del risparmio gestito, quasi un anno dopo l’addio a quella Kairos che aveva portato al successo, e dopo aver creato Samhita Investments, dedicandosi quasi esclusivamente e senza profitto ai temi della finanza comportamentale e dell’educazione finanziaria degli italiani. «Occorre fare i compiti a casa - spiega in un colloquio con Il Sole 24 Ore - e rivedere le proprie scelte di investimento, basate su certezze illusorie che si sono create negli ultimi anni e che adesso rischiano di essere spazzate via in un solo colpo».

Sta dicendo che il coronavirus è soltanto una scusa per le vendite?

Bisogna dimenticarsi il semplice legame causa-effetto secondo cui i mercati cedono a causa del diffondersi dell’epidemia: lo fanno anche per quello, ma i movimenti degli ultimi giorni sono più che altro legati alle valutazioni raggiunte, che erano difficilmente giustificabili in base ai fondamentali economici e che si sono create per una pura illusione.

Quale?

Che le Banche centrali potessero intervenire sempre per risolvere i problemi. Questo è un ragionamento semplicistico che si è diffuso in modo capillare a livello globale, fino a diventare una sorta di mantra per le case di investimento. Ma è anche sbagliato, oltre che utopistico, perché le banche centrali non hanno quasi più armi a disposizione, e non è detto che queste funzionino.

Eppure anche il rimbalzo di ieri di Wall Street indica che gli investitori confidano soltanto in questo potere salvifico.

Leggo diversi commenti che suggeriscono di comprare sfruttando i ribassi, ma li trovo incomprensibili: su quali prospettive si basano? Sono convinti di essere ancora nel vecchio mondo, ma io la penso in modo esattamente opposto e invito a ridurre le posizioni, quando sono state guidate dall’aspettativa irrealistica che i mercati debbano salire sempre.

Questo ragionamento non vale quindi per tutti?

Chi ha la possibilità di rimanere investito senza necessità di liquidità immediata può tranquillamente farlo perché queste perdite saranno recuperate, ma occorre togliersi dalla testa che possa avvenire in tempi brevi: questa crisi non si risolve in 10 giorni o con un taglio dei tassi, non ci sono automatismi. Credo invece che chi abbia fatto il passo più lungo della gamba, oppure rischi di subire una riduzione di reddito anche a causa di questa nuova situazione, faccia bene a ridurre l’esposizione senza preoccuparsi troppo della volatilità, che sarà elevata.

Sembra che lei parli ai risparmiatori perché chi gestisce i loro patrimoni intenda.

Da quello che sento l’industria non ha reagito ed è rimasta ferma sulle posizioni precedenti. Che non ci si faccia prendere dal panico reagendo nell’immediato e in base all’emotività è giusto, ma certi ragionamenti basati sul fatto che si debba necessariamente comprare solo perché i mercati sono scesi mi sembrano troppo superficiali e non possono appunto andare bene per tutti.

Nel libro da lei pubblicato dopo aver lasciato Kairos, «Uomini e soldi», fa riferimento a sirene che ammaliano i risparmiatori. Si parla sempre più spesso di investimenti illiquidi, si riferiva a questo?

Non necessariamente, gli investimenti illiquidi hanno il grande vantaggio di tenere bloccato il capitale per periodi molto lunghi, 7 o 10 anni, e questo toglie dalle mani degli investitori la possibilità di reagire di pancia, comprando e vendendo in base all’emotività. Non è però un discorso valido per tutti e si torna quindi al punto di partenza: si è fatta una confusione enorme nella pianificazione finanziaria personale e questo fa sì che oggi vi siano risparmiatori con un’esposizione al rischio che mal si concilia con la condizione delle entrate e delle uscite personali. Loro sì che hanno dato ascolto alle sirene.

Eppure, nel bene e nel male, gli italiani sono in genere più prudenti rispetto agli altri, più esposti sul lato obbligazionario per esempio.

È vero, ma la tradizionale suddivisione del rischio fra azioni e bond è un concetto ormai del tutto superato perché avere obbligazioni in portafoglio non significa certo essere fuori da ogni pericolo. Valuto invece con favore il fatto di aver aumentato il ricorso ai depositi bancari. È una scelta criticata quasi da tutti, personalmente trovo invece che nell’ultimo anno di gran festa sui mercati detenere più liquidità sia stata una decisione di buon senso: una pianificazione finanziaria perfetta, magari adottata in modo inconsapevole.

Riproduzione riservata ©
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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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