Innovazione

Basilico, insalata e frutta: le serre in verticale che salvano l’ambiente

Da Pordenone a Ferrara e Cavenago in Brianza iniziative vicine ai luoghi di consumo riducono l’impatto della logistica e l’uso di acqua

di Maria Teresa Manuelli

Erbe e insalate a Pordenone. Il progetto Zero Farms, nato a Pordenone nel 2018, prevede l’applicazione delle tecnologie per allestire impianti produttivi di ortaggi e piccoli frutti distribuiti in supermercati e nella ristorazione locale

3' di lettura

Il mercato del vertical farming corre nel mondo e anche in Italia. Si tratta di coltivazioni in ambienti indoor, fuori suolo e su più livelli, con il controllo di tutte le variabili che determinano il processo di crescita della pianta. I crescenti progressi tecnologici hanno consentito una maggiore efficacia e una maggiore produzione che si prevede aumenterà la domanda del prodotto nei prossimi anni.

Secondo un rapporto pubblicato da Fortune Business Insights, intitolato “Vertical Farming Market, 2021-2028”, il mercato si è attestato a 3,04 miliardi di dollari e si prevede che mostrerà un Cagr del 25,2% entro il 2028.
Lo scorso anno l’elevata domanda di prodotti alimentari biologici e di prodotti agricoli locali hanno portato i produttori ad espandere i propri impianti, portando il mercato a un tasso di crescita del 19,1%.

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Ancora pochi investimenti in Italia

La sostenibilità economica di questa tecnologia di coltivazione, complessa e costosa, è però il fattore critico che spiega perché il vertical farming sia ancora un fenomeno limitato in termini di reale applicazione industriale.

Nel 2019 le startup agrifood italiane hanno raccolto appena lo 0,1% del capitale investito a livello globale nel settore. L’Italia è al 14° posto in Europa per capitale raccolto: in Spagna, per esempio, si è investito 20 volte tanto (AgFunder, 2020). Nonostante i limiti di accesso al capitale, il nostro Paese è comunque capace di produrre leader di settore mondiali: nel 2020 le startup agrifood nostrane rappresentavano il 6,8% del totale globale (Forward Fooding) e il mercato dell’agricoltura 4.0 nel nostro Paese ha prodotto 540 milioni di euro, + 20% rispetto al 2019 a fronte di solo il 3-4% delle superficie totali coltivate (Osservatorio Smart Agrifood Politecnico di Milano, 2021).

Vicino Monza la più grande farm europea

Alle porte di Milano (Cavenago di Brianza, Mb), il 25 ottobre è stata inaugurata Planet Farms, la più grande vertical farm europea, grazie alla visione imprenditoriale dei due soci fondatori, Luca Travaglini e Daniele Benatoff. Una struttura che si estende su oltre 9mila metri quadrati e che sarà in grado di sfornare 40mila confezioni di insalate al giorno. Queste - cinque referenze di insalate ed erbe aromatiche in confezioni riciclabili nella carta - già dalla scorsa estate sono presenti sugli scaffali della grande distribuzione lombarda. Ma non solo. Grazie alla collaborazione con i fratelli Cerea l’azienda porterà nel rinomato ristorante tristellato “Da Vittorio” a Brusaporto una piccola vertical farm costruita ad hoc per produrre le verdure da utilizzarsi nelle varie preparazioni.

Entra in campo anche Barilla

Anche Barilla ha avviato un progetto finalizzato alla produzione di materie prime vegetali in vertical farming. Dopo un'attenta attività di scouting, attraverso il Venture Arm Blu1877, ha scelto Zero Farms come partner esclusivo. «La nostra è un’agricoltura avanzata e di prossimità: coltiviamo vicino ai luoghi di consumo, riducendo l'impatto della logistica. Inoltre, utilizziamo solo energia prodotta da fonti rinnovabili presso i nostri impianti o da partner in grado di certificarne l’origine. Quanto al consumo di acqua, ne impieghiamo oltre il 95% in meno rispetto all’agricoltura tradizionale perché ricicliamo quella che le piante non assorbono, la purifichiamo e la immettiamo nuovamente nel ciclo, a cui si somma un risparmio del 100% dell'acqua di lavaggio perché non abbiamo la necessità di lavare i prodotti che raccogliamo», ha spiegato Daniele Modesto, amministratore delegato di Zero.

Il progetto Zero Farms, nato a Pordenone nel 2018, prevede l'applicazione delle tecnologie proprietarie per allestire impianti produttivi di ortaggi e piccoli frutti distribuiti in supermercati, nella ristorazione e tramite canale diretto. Al momento le insalate, erbe aromatiche e mix di microgreens - tutti coltivati nel sito produttivo di Pordenone che ha una capacità pari a circa 30 tonnellate l'anno - sono distribuite nei supermercati Eurospesa in Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’obiettivo è di espandere la capacità e superare in 24 mesi le 3mila tonnellate l’anno di prodotto.

Sinergie con il biogas e risparmio d’acqua

Il prossimo 10 novembre Fri-El Green House, il progetto per la produzione di cibo in modo eco-sostenibile del Gruppo Fri-El, inaugurerà Ostellato 3 e Ostellato 4, le due nuove serre di dieci ettari. La società è nata nel 2015 in provincia di Ferrara e produce pomodori 365 giorni l'anno in serre idroponiche hi-tech, illuminate con luce led.

La temperatura è mantenuta costante grazie al riutilizzo dell'acqua necessaria per il riscaldamento delle centrali di biogas adiacenti, con un consumo idrico e di suolo del 70% inferiore alle colture convenzionali e utilizzando i metodi della lotta integrata, senza diserbanti né glifosati. I pomodori di H2Orto sono certificati Nichel Free e distribuiti in tutta Italia, Austria e Germania presso le principali catene della grande distribuzione.

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