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Bassetti: «Banijay-Endemol, sfida ai colossi Usa. Non temo Antitrust»

L’ad del produttore indipendente franco-italiano: «Mi sembra lunare che ci si voglia tagliare le gambe parlando di concentrazione. La quota di consumo di prodotto americano in Europa è al 30% e la quota di prodotto europeo in Usa è del 4%»

di Andrea Biondi


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4' di lettura

Soddisfatto lo è, alla fine di una trattativa con vari stop and go, ma in cui ha creduto e che ha portato al matrimonio fra giganti nella produzione audiovisiva: Banijay che acquisisce Endemol Shine. Nascerà un player da 3 miliardi di fatturato, a matrice creativa europea in grado di sfidare per dimensione i colossi Usa.

«Abbiamo firmato, ma il closing avverrà dopo l’approvazione in Commissione Europea» scandisce Marco Bassetti. Sessantadue anni, guida da Parigi Banijay ed è personaggio di primo piano in Europa e Usa nell’industria televisiva. Marito di Stefania Craxi, ha iniziato negli anni 80 nella Rete 4 della Mondadori.

Da allora, fra i vari incarichi, è stato a capo di Endemol Group prima di arrivare alla guida del gruppo Banijay, nato dalla fusione con Zodiak Media (di De Agostini). Ora il matrimonio del secolo fra Banijay e quella Endemol Shine con sede in Olanda ma forte impronta Usa, di proprietà di Disney (dopo aver rilevato 21st Century Fox) e del fondo Apollo Global Management, passata attraverso varie gestioni (la spagnola Telefónica) e la parentesi Mediaset fra 2007 e 2012 (infelice per Cologno).

Un matrimonio che porterà sotto lo stesso tetto game show e reality per la tv come “Il Grande Fratello”, “MasterChef”, “Survivor” e serie come “Black Mirror”, “Versailles”, “Peaky Blinders”. E ci sarà molta Italia, fra Bassetti che è ceo e la De Agostini azionista con il 36% della holding Ldh che controlla ora Banijay e che con il 67,1% controllerà la nuova realtà. «La verità – dice Bassetti al Sole 24 Ore – è che il mercato della distribuzione dei contenuti sta cambiando anche i modelli di business. Noi produttori di contenuti rischiamo di diventare dei semplici “line producer”».

Che intende dire?
Se vuoi tenerti i diritti frutto di creatività e talento devi avere la possibilità di investire, attrarre talenti facendoli lavorare insieme e dandogli le risorse per fare “piloti”, prenderti una percentuale di rischio. Se ti presenti a una rete senza avere un solido sviluppo sul quale hai investito, oggi ti portano via tutto.

Il tema dei diritti fra produttori e colossi del web è spinoso e ricorrente. Quanto sarà la parte di contenuti che darete a Netflix e Co.?
Dico solo che cercheremo di rivolgerci ai distributori che ci riconosceranno il nostro sforzo nella creazione di nuovi contenuti che richiedono investimenti e talenti.

In cosa sarà diversa questa società dalle altre sul mercato?
Tanto per cominciare siamo leader mondiali con società di gran livello e operative in 23 Paesi. E quello che più conta saremo gli unici tra i grandi produttori internazionali, penso a Itv, Warner, All3media, Sony, Lionsgate, a essere indipendenti, non controllati da grandi gruppi media. Essere indipendenti ci consentirà di creare i migliori contenuti per qualsiasi distributore lineare o non lineare senza vincoli.

Come Banijay avete deciso di acquisire una società molto indebitata. Non è una scelta pericolosa?
Endemol ha un livello di debito importante, ma con la nuova equity e il merge con noi si parla di una leva a livelli di mercato e inferiore a quella di qualche nostro competitor.

Non temete l’accusa di “monopolio” anche dell’Antitrust? O comunque dell’eccessiva concentrazione?
Oggi è anacronistico parlare di dimensioni. Dall’altra parte dell’Oceano ci sono aziende che capitalizzano 20, 30, 50 volte di più che in Europa nel settore media. Per la prima volta abbiamo un produttore di contenuti puro, e che tale vuole restare, con 1 miliardo di dollari di fatturato negli Usa.

Mi sembra lunare che si voglia tagliargli le gambe parlando di concentrazione. L’Europa è il secondo mercato al mondo per consumo nell’intrattenimento, ma la quota di consumo di prodotto americano in Europa è intorno al 30% e la quota di prodotto europeo in Usa è del 4%.

Mettiamola così: non temete penalizzazioni? Se pensiamo all’Italia, ciò che era commissionato singolarmente a Banijay o Endemol potrebbe essere diviso da Rai e Mediaset anche con altri per evitare il “monopolio”.
Non vedo il problema nell’avere diversi contenuti di un produttore, reti commerciali e pubbliche in Europa oggi piu che mai devono mantenere la quota di mercato sono quindi interessate al costo-qualità e alla performance chi è il fornitore non è rilevante. Un programma con scarsi risultati fatto da noi o altri semplicemente lo si chiude.

Creare nuovi contenuti premium costa tanto, te lo puoi permettere se puoi investire e hai una forte branch di distribuzione in grado di coprire una parte dei costi. Le televisioni non hanno più le risorse e i talenti per investire in sviluppo. In Inghilterra la BBC è al servizio della produzione indipendente e ha ridotto la sua quota di produzione interna al di sotto del 50%; l’altro canale pubblico C4 ha l’obbligo di produrre solo con produttori indipendenti. Cosi hanno fatto crescere importanti società di produzione e creato più mercato e occupazione qualificata.

Come vi posizionerete sul mercato, contro i competitor Usa ad esempio?
Gli americani rimangono i più forti nello “scripted”, film e serie, anche se in Europa stiamo molto crescendo in questo settore. Nell’intrattenimento “unscripted” noi europei siamo riusciti a trasformare i palinsesti delle tv Usa. Rimarremo focalizzati sull’“unscripted” e senza fare follie cercheremo di prendere quote di mercato nello scripted, dove abbiamo straordinarie società di produzione.

Ipo nel 2023 come da rumors?
Rumors appunto, anche se questa dimensione ci aprirebbe possibilità su più piazze finanziarie.

De Agostini è socia nella compagine di maggioranza e Vivendi sarà socia di minoranza al 32,9 per cento. Entrambi sono interessati a rimanere?
Non so quali saranno le loro strategie all’evolversi del mercato. Sappiamo che hanno creduto nel progetto e il nostro azionista di controllo Lov group di Stéphane Courbit vuole continuare a esercitare la governance mantenendo la società indipendente.

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