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Governo, basta con il fuoco amico

Ogni giorno che passa, va in onda una sceneggiata sempre meno sopportabile. Il rischio, anzi la certezza, è che su questioni complesse come le decisioni europee oppure le scelte di politica industriale la rissa permanente impedisca di prendere decisioni adeguate

di Fabio Tamburini


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(Ansa)

2' di lettura

Chi avrebbe scommesso un euro sul fatto che Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali, sarebbe riuscito a sbloccare la riforma per l’autonomia delle Regioni? Il miracolo è riuscito e il Sole 24 Ore venerdì 29 novembre ha titolato in prima pagina che l’accordo era stato trovato, perfino con il via libera dell’opposizione.

Francesco Boccia, in tempi record, ha messo d’accordo cani e gatti: dai governatori della Lega alla guida delle regioni del Nord ai loro colleghi di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il tempo dei brindisi è durato però poche ore.

Fino a quando il ministro, esponente di spicco del Partito democratico, è stato colpito dal fuoco amico, cioè da dichiarazioni durissime di parte M5S, che hanno definito la sua proposta «assurda» proclamando che «nessun blitz verrà accettato». E le indiscrezioni raccontano di un nutrito drappello di parlamentari 5Stelle del Sud che stanno chiedendo a Luigi Di Maio d’intervenire.

È molto probabile che il fuoco di sbarramento non riesca a bloccare la riforma, anche perché Boccia si è mosso alla luce del sole, mettendo al corrente di ogni passaggio Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il Parlamento, del M5S, come pure i consiglieri regionali del movimento. Di sicuro, lunedì 2 dicembre la proposta verrà presentata per l’approvazione in Consiglio dei ministri rispettando la tabella di marcia prevista ed evitando che la riforma faccia la fine della tela di Penelope. Ma, ancora una volta, il danno è stato fatto confermando l’immagine, e la sostanza, di una maggioranza di governo divisa su tutto, rissosa e, di conseguenza, troppo spesso inaffidabile. «Il problema», commenta un esponente di spicco del Partito democratico, «è che nel M5S non si sa chi comanda».

Lo conferma, per esempio, il fatto che ben cinque pagine del Sole 24 Ore danno conto di spaccature e divisioni tra cinque stelle e dem: dal fondo salva Stati alla giustizia, dalle concessioni pubbliche all’apertura domenicale dei negozi fino alla manovra. E l’elenco delle contrapposizioni è ancora più lungo. Tanto che il rapporto tra i due partiti di governo finisce per assomigliare sempre più a quello tra gli stessi cinque stelle e la Lega nell’ultima fase del governo precedente. Forse perfino peggio. Anche per via di un’aggravante: i renziani, che non perdono occasione per gettare barilotti di benzina sul fuoco. Il tutto sotto gli occhi sempre più preoccupati, e forse stupefatti, del presidente della Repubblica.

Di sicuro, ogni giorno che passa, va in onda una sceneggiata sempre meno sopportabile. Il rischio, anzi la certezza, è che su questioni complesse come le decisioni europee oppure le scelte di politica industriale la rissa permanente impedisca di prendere decisioni adeguate. Per questo occorre un’assunzione di responsabilità chiara. La maggioranza che sostiene questo governo deve dimostrare la capacità di trovare sintesi adeguate accantonando la conflittualità permanente. Il tempo sta per scadere.

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