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Bastagli (Lineapiù): «Ora i guadagni scenderanno, il 2023 sarà un disastro»

Il rischio di chiudere

di Silvia Pieraccini

Alessandro Bastagli Titolare dell'azienda di filati per maglieria Lineapiù

2' di lettura

«Siamo con l’acqua alla gola, i costi sono ormai fuori controllo». Alessandro Bastagli, titolare dell’azienda di filati per maglieria Lineapiù, eccellenza del distretto tessile di Prato, non ha peli sulla lingua: «Le nostre lavorazioni esterne, dalle roccature alle ritorciture alle filature, con questi costi non ce la fanno più. Due di loro chiuderanno l’attività a fine anno, due ci comunicheranno gli aumenti dei prezzi di mese in mese in base alle tabelle energetiche dell’associazione industriali, altre due hanno già applicato aumenti dal 30 al 40%. Ditemi voi come possiamo andare avanti». La prospettiva, per un settore fondato sulle lavorazioni esterne (energivore) che programma le collezioni con un anno e mezzo di anticipo rispetto alla vendita dei maglioni in negozio, è nera: «Nel 2022 sbarcheremo il lunario, anche se i guadagni inevitabilmente scenderanno – sintetizza Bastagli – ma il disastro sarà nel 2023 perchè, se non verranno calmierati subito i prezzi energetici, non sappiamo come fare i listini per le collezioni che presenteremo il prossimo gennaio». Quest’anno Lineapiù chiuderà con un fatturato tra 43,5 e 44 milioni di euro, +19% sul 2021, ma si tratta in larga parte di una crescita ’nominale’: «Da gennaio a fine settembre – rivela Bastagli – le vendite sono aumentate in valore del 18%, da 29,4 a 34,7 milioni, e del 6,4% in quantità, da 700mila a 750mila chili. Se avevo previsto un margine dell’8%, quasi la metà è stato ’mangiato’ dall’incremento dei costi». Le bollette di Lineapiù, che possiede due filature e una tintoria interne, sono lievitate: nel periodo 1 gennaio-30 agosto quella del metano è passata dai 166.681 euro del 2021 a 991.000 euro, mentre quella elettrica è salita da 373.061 euro a 760.000. Sempre nei primi otto mesi dell’anno il costo dell’acqua è passato da 161.885 euro a 238.423. «In tutto sono due milioni di costi che, aggiungendo l’ultimo quadrimestre, rischiano di salire a quattro milioni – sottolinea Bastagli – cioè il 50% degli stipendi di 180 persone». La preoccupazione ulteriore è data dal mercato: «Dopo un primo semestre dell’anno buono ora gli ordini si stanno fermando, anche per la guerra in Ucraina». Per Bastagli la soluzione è una sola: «I governi europei si devono mettere d’accordo: ci vuole un tetto al prezzo del gas. E l’Italia deve smettere di dire di no al nucleare, ai rigassificatori, a tutto: siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa e non abbiamo tutele sul fronte energetico. Né è tollerabile che il Governo permetta ad alcune aziende italiane di speculare».

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