LO STUDIO

Batterie per le auto elettriche, il riciclo delle materie prime è la chiave per la sostenibilità

Transport&Environment: con il riciclo il consumo di materie prime è inferiore a quello dei motori termici.

di Pier Luigi del Viscovo

4' di lettura

Le batterie delle auto elettriche consumano meno materie prime dei motori a combustione. Lo rivela uno studio di Transport&Environment (T&E) che pone un ulteriore importante tassello a sostegno di una mobilità più sostenibile dal punto di vista dell'alterazione climatica.

Il riscaldamento del pianeta è un serio problema. I gas serra generati dall'uomo, soprattutto anidride carbonica ma non solo, sono una causa diretta del fenomeno, come ampiamente dimostrato dal grafico “hockey-stick” basato sulla ricostruzione fatta da Mann, Bradley & Hughes nel 1999. Le cause sono distribuite abbastanza equamente tra tutte le attività umane. Secondo l'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo delle Nazioni Unite) la produzione di elettricità è responsabile di un quarto delle emissioni, mentre un altro quarto viene da agricoltura, allevamenti e deforestazioni. L'industria e gli insediamenti civili generano un altro quarto abbondante di gas serra. Il 14% è riconducibile ai trasporti, navi, aerei, camion e automobili, che da sole sono ritenute responsabili del 5/6%.Questi sono dati globali come globale è l'accumulo di CO2. La produzione invece è territoriale.

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La UE è la regione più virtuosa, visto che emette circa 3 miliardi di tonnellate e soprattutto è in trend calante dall'inizio del secolo, come gli USA che però emettono oltre 5 miliardi. La Cina ha superato i 10 miliardi, più di tre volte il livello di inizio secolo. E se in America la quota maggiore di emissioni viene da trasporti, abitazioni e attività commerciali, in Cina è l'industria il primo contributore, visto il livello ancora basso di motorizzazione. Per corollario, questo porta a ipotizzare che la loro strategia verso la mobilità elettrica non sia motivata da un interesse ambientale, quanto piuttosto dal ritardo tecnologico sui motori a combustione e dalla conseguente necessità di contrastare la supremazia occidentale.Fatto sta che l'UE ha ormai imboccato la via del contenimento delle emissioni per le automobili, ingolosita da una riduzione della CO2 impercettibile, se si considera il peso delle auto nuove vendute in Europa sul parco circolante mondiale, responsabile complessivamente del 5%.

Lo studio di T&E, che è una Ong per la mobilità sostenibile con sede a Bruxelles, che riceve finanziamenti dalla stessa Commissione e da decine di altre organizzazioni, non si concentra però sulle emissioni, quanto sul consumo di materie prime, rivelando che «le batterie delle automobili elettriche hanno bisogno di una quantità di materie prime assai inferiore rispetto alle automobili alimentate a combustibili fossili, tenendo conto del processo di riciclo».

È un punto importante, questo del riciclo. Secondo lo studio «nel 2035 più di un quinto del litio e il 65% del cobalto necessari per produrre una batteria nuova potrebbero provenire dal riciclo di batterie vecchie». La conclusione di T&E è dunque che «i tassi di riciclo richiesti da un nuovo provvedimento legislativo della Commissione Europea ridurranno drasticamente la domanda di materiali vergini per i veicoli elettrici, cosa che non è verosimile per le automobili convenzionali».

Le parole chiave per spiegare la ragione dello studio sono: materie prime (litio e cobalto), riciclo e marzo 2021. Già, perché ora? Da alcuni mesi sta montando un'onda avversa alle auto elettriche. Crepe nella diga ce n'erano sempre state, ad esempio le perplessità espresse anni fa da Carlos Tavares, capo di PSA e oggi di Stellantis, e da noi riportate. Erano tuttavia state archiviate come resistenze di chi si oppone al cambiamento, destinate a essere lasciate indietro dall'ineluttabilità del progresso. Poi è stata la volta di Toyoda qualche mese fa, a cui sono seguite le dichiarazioni di De Meo e ancora di Tavares, fino alle recentissime critiche provenienti dal mondo accademico tedesco.

Pure il nostro CNR anni fa ha prodotto uno studio che misurava le emissioni di CO2 delle auto, dalla produzione al consumo di elettricità e carburanti. La conclusione che il diesel di ultima generazione sia più sostenibile di un'elettrica è in un cassetto, ma potrebbe saltar fuori in ogni momento.Aggiungiamo che le cose sul mercato stanno andando non proprio come previsto. Innanzitutto, gli automobilisti hanno scoperto che con le auto ibride, meglio se plug-in, possono appagare la coscienza ambientale senza girare alla ricerca di una colonnina e poi rimanerci attaccati per ore. Poi è arrivata la pandemia, che ha resettato le priorità. Con la salute in gioco, ci si sposta di più in auto e c'è chi si chiede se la CO2 sia ancora la priorità o se piuttosto non debba fare spazio ad altre urgenze, sanitarie. Infine, gli stessi governi, con centinaia di miliardi a disposizione per la crescita, stanno valutando che magari potranno investire per la sistemazione idrogeologica del territorio, che è pur sempre ambiente, e per un'effettiva riconversione ecologica industriale e civile.

Non illudendosi più di scaricare solo sulle vetture la missione ambientale, come hanno fatto quando le casse languivano. Il gigante asiatico non ne sarebbe affatto contento.Allora, se l'onda diventasse uno tsunami, il punto debole delle materie prime potrebbe trasformarsi in un tallone d'Achille, alimentato dall'esperienza dei vaccini, che sta mostrando a tutti come la competizione sulle risorse scarse sia più accesa che mai. Sostituisci vaccino con litio, nichel e cobalto e scopri che la tua mobilità potrebbe dipendere da chi li controlla: per il cobalto, la Cina su tutti. C'è poi un altro potenziale problema legato alle materie prime: non vengono fuori da sole, ma vanno scavate nelle miniere. Questo accade spesso in condizioni che noi occidentali consideriamo di sfruttamento se non di schiavitù, per la sicurezza fisica e sanitaria degli operai. Prima o poi i cittadini europei potrebbero guardare in TV, dopo una pubblicità che richiede fondi per le popolazioni più disagiate del Mondo, un servizio su quelle stesse persone, sfruttate per fare le batterie di macchine e cellulari.

Ecco che il riciclo diventa essenziale, per tranquillizzare sia sulla dipendenza sia sui temi etici e compassionevoli.

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