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Ergastolo a Battisti, la Cassazione: la fuga rende nullo l’accordo col Brasile

La mancata consegna da parte delle autorità Brasiliane fa cadere il «patto» sulla commutazione del fine pena mai con 30 anni di carcere

di Patrizia Maciocchi


Cassazione respinge ricorso: Battisti dovrà scontare ergastolo

3' di lettura

La mancata consegna da parte del Brasile di Cesare Battisti all’Italia, a causa della sua fuga in Bolivia, rende inefficace l’accordo di estradizione, che conteneva la clausola di commutazione dell’ergastolo in pena detentiva temporanea. Con queste motivazioni (sentenza 49872) la Cassazione ha confermato l’ergastolo a carico dell’ex terrorista e respinto il ricorso teso a sostituire il «fine pena mai» con 30 anni di reclusione.

L’accordo Italia Brasile
Un diritto che Battisti riteneva di avere in virtù dell’accordo stipulato tra Italia e Brasile. La Suprema corte spiega però che la lettura della difesa partiva da una premessa sbagliata. Il presupposto era che l’estradizione si esaurisce nella fase deliberativa interna allo Stato richiesto, mentre la consegna allo Stato richiedente è solo un fatto successivo. Ma così non è. La consegna costituisce il momento saliente della relazione bilaterale che si instaura sul piano internazionale. Se questa non avviene, malgrado la decisione favorevole dello Stato richiesto, l’estradizione non può dirsi né perfezionata né conclusa. Per i giudici della prima sezione penale «Battisti, allontanandosi dal Brasile, ha deliberatamente scelto di rendere ineseguibile la sua consegna all’Italia ai fini estradizionali» . Il risultato, ampiamente prevedibile dallo stesso ricorrente, e legalmente ineccepibile, è «la risoluzione delle speciali condizioni cui la cessione era subordinata; condizioni che l’Italia aveva accettato e che avrebbero inciso sulla determinazione della pena».

La fuga
Battisti era, infatti, irreperibile al momento dell’esecuzione del provvedimento di estradizione firmato a dicembre dal presidente Michel Temer. Era stato rintracciato in Bolivia il 12 gennaio scorso, ed espulso in poche ore. Quella dell’ex terrorista non è stata dunque un’estradizione ma un’espulsione. Battisti ne contestava la validità, e per questo chiedeva ai giudici di dichiarare l’efficacia dell’accordo tra l’Italia e il Brasile per l’estradizione. L’«allontanamento» dalla Bolivia sarebbe stato illegittimo: per l’assenza di un interprete portoghese, perché non è stato concesso tempo per fare ricorso, ed è stato eseguito dall’Interpol e non dall’immigrazione. Ma neppure questa tesi passa. L’autorità giudiziaria italiana - spiega la Cassazione - non ha titolo per sindacare forme e modalità con cui le autorità boliviane hanno condotto il procedimento culminato nell’espulsione. Eventuali doglianze si potranno far valere solo davanti alle autorità boliviane, che hanno agito in base a procedure regolate dalla legge interna.

La presa in consegna della polizia italiana
Né l’Italia ha giuridicamente concorso all’espulsione ma ha acconsentito a ricevere il proprio cittadino Battisti, allontanato dallo Stato Straniero: condotta alla quale era obbligata, in forza del diritto internazionale. Per la difesa di Battisti l’operato della polizia italiana, con la diretta presa in consegna del condannato fuori dal territorio nazionale, si doveva considerare privo di base legale e messo in atto in violazione dei diritti costituzionali e delle regole previste sul punto dal Codice di procedura penale. Per la Suprema corte però, dovendo Battisti scontare una pena, l’Italia si è resa parte attiva nel ricondurlo sul proprio territorio, inviando alla frontiera aerea propri funzionari di polizia «conformemente alle regole e procedure di cooperazione internazionale, e contrasto al crimine definite in sede Interpol». Per questo, concludono i giudici nel bollare come inammissibile il ricorso, è priva di ogni fondamento la tesi del ricorrente che, dall’espulsione illegale vorrebbe far derivare «peraltro in base a un nesso di consequenzialità esso stesso niente affatto evidente, una sorta di reviviscenza del meccanismo estradizionale e con essa la riedizione della clausola di commutazione della pena».

PER APPROFONDIRE:
L’arresto di Cesare Battisti
Cesare Battisti, una latitanza costata 50 milioni
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