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Iran, decine di morti a Evin. Uccisa la ragazza che non ha cantato l’inno

L’atleta aveva diffuso un messaggio sostenendo che l’hijab le era caduto prima della gara. Percossa a morte una 16enne che si era rifiutata di cantare l’inno nazionale. Intanto, continua la polemica sui droni inviati alla Russia: secondo il Nyt, sarebbero stati accompagnati anche da membri delle Guardie della Rivoluzione islamica come istruttori

Aggiornato alle 16:45 del 19 ottobre 2022

Iran, Elnaz Rekabi: "Togliere il velo è stato un incidente"

4' di lettura

Elnaz Rekabi, l’atleta iraniana che ha gareggiato senza il velo ai Campionati asiatici in Corea del Sud, è stata accolta al suo arrivo all’aeroporto di Teheran da una folla che l’ha celebrata. «Elnaz è un’eroina», hanno gridato i suoi sostenitori radunatisi all’aeroporto Iman Khomeini della capitale iraniana, come si vede in un video diffuso dall’agenzia Irna. Dopo la gara in Corea del Sud, si erano perse le tracce della sportiva di 33 anni ma ieri l’atleta aveva diffuso un messaggio sostenendo che l’hijab le era caduto prima della gara. Gli osservatori, evidenzia l’agenzia tedesca Dpa, hanno interpretato le scuse della Rekabi come una dichiarazione che l’atleta è stata costretta a fare.

Martedì era arrivata la notizia da IranWire, un sito di dissidenti iraniani, che Rekabi sarebbe stata trasferita direttamente da Seul nella famigerata prigione di Evin a Teheran. Nel frattempo, non erano giunte notizie direttamente da lei. Ma più tardi la stessa atleta aveva detto in un post su Instagram che il velo islamico le era caduto inavvertitamente: «A causa di una cattiva organizzazione e poiché mi hanno chiamato senza preavviso per arrampicarmi sulla parete, il velo mi è caduto inavvertitamente», afferma il messaggio, con le scuse per aver fatto «preoccupare tutti» e la conferma che stava rientrando in patria. Il post parlava del rientro in Iran «insieme alla squadra sulla base del programma prestabilito».

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Nella prigione di Evin almeno 30-40 morti

Nella prigione di Evin, a differenza di quanto riportato dai media iraniani, sarebbero rimaste uccise fino a 30-40 persone nell’incendio e i successivi disordini scoppiati lo scorso sabato in quello che viene definito «un attacco premeditato». Lo denuncia il Segretariato del Consiglio nazionale della resistenza dell’Iran (Ncri) citando testimoni oculari. La maggior parte di loro si trovava nel blocco 7. Secondo alcuni racconti alcuni prigionieri sarebbero stati buttati già dal tetto dalle guardie mentre altri, dopo essere stati storditi da gas lacrimogeni, sono stati fatti sdraiare nel cortile della prigione dove sono stati picchiati fino alla morte. Il brutale pestaggio è continuato fino al mattino. Hanno ampiamente utilizzato pistole stordenti contro i prigionieri. Dal blocco 8 sono stati trasferiti 51 prigionieri, alcuni dei quali sono stati portati nella prigione di Gohardasht. L’ubicazione degli altri è sconosciuta.

Morta 16enne dopo percosse: si era rifiutata di cantare l’inno

Nella giornata di martedì il Guardian ha riportato che una studentessa di 16 anni, Asra Panahi, sarebbe morta in Iran dopo essere stata picchiata dai servizi di sicurezza iraniani per essersi rifiutata di cantare una canzone ’pro-regime’ quando la sua scuola è stata perquisita la scorsa settimana. Il giornale britannico cita il Consiglio di coordinamento delle associazioni di categoria degli insegnanti iraniani. Il fatto sarebbe successo lo scorso 13 ottobre nel liceo femminile Shahed ad Ardabil.

Iran, spente le fiamme nel carcere di Evin

Human Rights: 215 persone morte durante le proteste in Iran

Secondo le ultime stime, sono 215, tra cui 27 minorenni, le persone che hanno perso la vita dall’inizio delle proteste antigovernative in Iran. Lo rende noto l’ong Iran Human Rights, con sede a Oslo, fornendo un bilancio della dura repressione delle proteste esplose dopo la morte di Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni deceduta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale a Teheran con l'accusa di non aver indossato correttamente il velo islamico. Per la stessa ragione la polizia iraniana ha anche arrestato 880 rivoltosi nella provincia settentrionale di Gilan. Lo ha reso noto Hossein Hassanpour, vice comandante delle forze di polizia della provincia, citato dall’agenzia di stampa Tasnim.

Droni iraniani in uso dai russi, accuse e smentite

Intanto, secondo alcune fonti i russi stanno continuando a utilizzare droni di fabbricazione iraniana per attaccare città e infrastrutture ucraine. Secondo fonti della intelligence di Kiev, la Russia ha comprato «in un primo lotto» 1.750 droni dall’Iran, «poi sono seguiti nuovi ordini, ma la velocità di produzione e consegna non è un processo immediato». Lo ha detto il capo degli 007 di Kiev, Kyrylo Budanov, in un’intervista al portale Obozrevatel rilanciata da Ukrainska Pravda. «Noi - ha aggiunto - ne abbiamo abbattuti circa il 70%».

L’Iran però ha smentito, nella giornata di martedì, di aver inviato droni alla Russia. Teheran si dice pronta a discutere con Kiev per chiarire tali affermazioni giudicate «senza fondamento» e «basate su false informazioni». «L’Iran è pronto al negoziato e al dialogo con l’Ucraina per risolvere queste accuse», ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Nasser Kanani, in un comunicato. «Le affermazioni secondo cui la Repubblica islamica invia armi, tra cui droni da combattimento, per essere usati nella guerra in Ucraina» sono «false», ha aggiunto.

Usa, Francia e Gb chiedono l’intervento del Consiglio di sicurezza Onu

Stati Uniti, Francia e Regno Unito intendono affrontare il tema delle forniture di droni iraniani all’Ucraina - in violazione della risoluzione 2231 dell’Onu - nel corso di un incontro a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A renderlo noto è stato un funzionario americano citato dalla Cnn. La risoluzione vieta la consegna da parte dell’Iran di tutto il materiale, l’equipaggiamento, i beni e la tecnologia il cui trasferimento non sia stato approvato anticipatamente dal Consiglio di Sicurezza caso per caso.

Secondo il New York Times, la fornitura all Russia non sarebbe stata limitata ai droni, ma l’Iran avrebbe inviato in Crimea anche membri delle Guardie della Rivoluzione islamica come istruttori per addestrare le truppe russe nell’utilizzo dei velivoli senza pilota. Il giornale cita attuali ed ex funzionari statunitensi a conoscenza di informazioni di intelligence. Gli istruttori delle Guardie della Rivoluzione starebbero operando da una base russa in Crimea.

Al Consiglio Ue sanzioni a Iran per droni a Mosca

Intanto si sta muovendo anche l’Unione europea che, a quanto si apprende, si appresta a sanzionare cinque individui e tre società iraniane per la vendita dei droni alla Russia. La proposta è stata stilata dal servizio esterno europeo e ora andrà al vaglio dei rappresentanti permanenti dell’Ue (Coreper). La bozza è ancora suscettibile di cambiamenti, nota una fonte qualificata. L’ok finale dovrebbe arrivare dai leader al Consiglio Europeo.

La risposta dell’Iran

Nelle prossime ore, l’Iran sanzionerà 4 istituzioni e 15 funzionari occidentali. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri della Repubblica islamica, Hossein Amirabdollahian, come riporta Irna, facendo sapere che istituzioni e funzionari che hanno contribuito a imporre sanzioni contro l’Iran saranno aggiunti alla lista dei terroristi del ministero degli Esteri.

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