ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di ottobre

Il giorno della Bce: verso un nuovo rialzo dei tassi di 75 punti base

Il tasso di riferimento potrebbe salire al 2%, ma con le attuali aspettative di inflazione il costo del credito di politica monetaria resterà, in termini reali, negativo

di Riccardo Sorrentino

La scultura di Ottmar Horl a Francoforte davanti alla vecchia sede della Bce - Epa

3' di lettura

Le attese sembrano unanimi. Gli analisi si aspettano che la Banca centrale europea, nella sua riunione di ottobre, aumenti i tassi ufficiali di nuovo in modo aggressivo: 0,75 punti percentuali, in modo da portare il tasso di riferimento dall'attuale 1,25% fino al due per cento. Meno convergenti invece le aspettative su eventuali cambiamenti nelle condizioni delle operazioni di rifinanziamento, le Tltro, o nella strategia di reinvestimenti o ancora su prime indicazioni a proposito di un futuro quantitative tightening, la vendita di di titoli in portafoglio.

Sicuramente la Bce conserverà un orientamento restrittivo. Molto improbabile, dopo la scelta – controversa – di abbandonare ogni forma di forward guidance e di decidere “riunione dopo riunione”, che vengano fornite indicazioni sul tasso terminale dell'attuale stretta, o anche sulle prossime mosse. I dati macroeconomici a disposizione indicano però ancora la necessità di far salire i tassi di interesse.

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Inflazione sempre elevata

L’INFLAZIONE IN EUROLANDIA
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L'inflazione continua a salire. A settembre i prezzi sono saliti del 9,9%, ma anche se si volesse escludere dal computo i prezzi dell'energia e quelli degli alimentari non trattati, che risentono immediatamente delle vicende in Ucraina, l'indice “core”, così calcolato, ha raggiunto rapidamente il 6%. Dal momento che in Eurolandia questo indice core tende a seguire l'indice complessivo, al momento la strada è segnata verso l'alto.

Aspettative al rialzo

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI LUNGO PERIODO
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Le aspettative di inflazione di lungo periodo, nella misura di mercato, sono tornate così a salire. Si erano riavvicinate verso l'obiettivo del 2%, ma sono poi tornate su un percorso ascendente e sono pari al 2,4 per cento. Usando questo dato – l'unico disponibile – per valutare i tassi reali, emerge che un tasso di riferimento nominale al 2% è ancora negativo in termini reali. Se si tiene conto che le aspettative a un anno sono ben più alte – la stessa Bce proietta per il 2023 un'inflazione media del 5,5%, è evidente che la politica monetaria è ancora “indietro”.

Rendimenti in salita

I RENDIMENTI DAL 2021
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La curva dei rendimenti è però salita, e rapidamente. I mercati sembrano aver ben colto le intenzioni della Banca centrale. La parte più a breve della curva, quella che riflette e al tempo stesso realizza la politica monetaria, ha compiuto un rapido balzo verso l'alto: i tre mesi, che prima della riunione di settembre erano allo 0,19%, sono ora intorno all'un per cento. I due anni – l'orizzonte temporale di molti investimenti – sono al 2,5%, i decennali hanno ormai toccato un 3,3% che, con aspettative di inflazione al 2,4%, corrispondono a uno 0,9 per cento.

Euro ancora debole

L’EURO SOTTO LA MEDIA DI LUNGO PERIODO
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È il cambio effettivo – che non è però un obiettivo di politica monetaria, per l'elusività dei suoi movimenti – che sembra non aver colto l'aggressività della Bce: resta ben al di sotto della media di lungo periodo, che può rappresentare un valore di equilibrio, ed ha appena accennato un timidissimo recupero. Sono, come sempre, i flussi finanziari a dominare e in questa fase i titoli di altre “giurisdizioni”, come gli Stati Uniti hanno un maggiore appeal. Con un cambio effettivo così basso, Eurolandia – che paga le fonti energetiche in dollari – importa però inflazione: se l'euro incide in genere molto meno dei rendimenti nella misura delle condizioni finanziarie, in questa fase può diventare un (nascosto) motivo di preoccupazione.

Costo del credito basso ad agosto

COSTO DEL CREDITO - IMPRESE NON FINANZIARIE
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A valle della catena di trasmissione della politica monetaria, i tassi per le imprese hanno sicuramente registrato rialzi rispetto ai minimi della fase di lowflation e di quelli, forzati, del periodo pandemico. I livelli raggiunti erano ancora – ad agosto, l'ultima data disponibile – relativamente bassi, e tali da richiedere qualche sforzo in più. In Italia, in particolare, risultavano i più bassi – tra i Grandi – in Eurolandia, malgrado il rialzo già evidente dei rendimenti (a fine mese lo spread già toccava quota 250).

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