ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RIUNIONE DI SETTEMBRE

Bce: andremo fino in fondo con gli acquisti di titoli

Secondo la presidente Christine Lagarde, la Banca centrale userà «verosimilmente» tutti i 1.350 miliardi messi a disposizione del programma pandemico per spingere in alto l’inflazione compressa soprattutto dal rialzo dell’euro

di Riccardo Sorrentino

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(AFP)

Secondo la presidente Christine Lagarde, la Banca centrale userà «verosimilmente» tutti i 1.350 miliardi messi a disposizione del programma pandemico per spingere in alto l’inflazione compressa soprattutto dal rialzo dell’euro


3' di lettura

La Bce andrà fino il fondo. La presidente Christine Lagarde ha spiegato in conferenza stampa, dopo la riunione di settembre del board, che l’ammontare massimo deciso per il piano pandemico di acquisti di titoli (Pepp) - 1.350 miliardi - sarà verosimilmente usato tutto entro giugno 2021. Anche se il primo obiettivo, quello di ridimensionare ed evitare la frammentazione finanziare di Eurolandia, è stato raggiunto.

Due sfide per la Bce

È questa la risposta della Banca centrale europea alle sue due nuove sfide, collegate tra loro: l’ulteriore raffreddamento dei prezzi e il rialzo del cambio effettivo, al quale vanno «ampiamente attribuite» le pressioni negative sull’inflazione. Al momento, la Bce non intende fare di più: un eventuale allargamento del Pepp non è stato neanche discusso, ha spiegato Lagarde.

Inflazione sotto zero fino a dicembre

La doppia sfida è però delicata. Ad agosto l’inflazione complessiva di Eurolandia è stata pari al -0,3% e, secondo la Bce, resterà negativa nei prossimi mesi, per tornare positiva solo all’inizio del 2021. Non è deflazione, di cui non si intravvedono i presupposti, almeno nell’orizzonte temporale - il medio termine - rilevante per la politica monetaria. Anche le proiezioni di settembre indicano per fine anno un’inflazione (media) del +0,3% (con un pil in calo dell’8%), e la conferma delle stime per il 2022 (1,3%) maschera - ha spiegato Lagarde - di un forte e benvenuto rimbalzo dei prezzi non energetici e non alimentari.

Aspettative sui prezzi molto deboli

Un’inflazione così bassa può comunque costituire un problema, per una politica monetaria che punta a una crescita dei prezzi vicina al 2% nel medio termine. Le aspettative - lo temeva già Mario Draghi al termine del suo mandato, un anno fa - potrebbero ancorarsi a un livello più basso di quello desiderato. Oggi la Bce è sicuramente risollevata dal fatto che le aspettative di mercato di lungo periodo (misurate dagli interest rate swaps 5y-5y, quindi relative al 2026-2030) siano risalite dallo 0,71% all’1,20%, ma restano comunque deboli, vicine al livello precrisi; e anche le aspettative misurate dai sondaggi restano «basse».

Il rialzo del cambio

Il rialzo del cambio effettivo - di cui si è discusso nel corso della riunione - è la causa immediata del recente peggioramento delle prospettive sui prezzi. Lagarde non ha potuto che ricordare che il cambio «non è un obiettivo della politica monetaria» e che quindi non ci sarà alcuna valutazione del suo attuale livello, ma anche che è un elemento importante per l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il cui andamento, «nelle attuali circostanze di elevate incertezza», sarà «monitorato con cura», insieme a tutte le altre informazioni che giungono dall’economia di Eurolandia.

Il confronto con la Fed

Lagarde non ha immediatamente collegato il rialzo del cambio con la nuova strategia della Fed, che non ha commentato. Ha solo ricordato che anche la Bce ha in corso - dopo una pausa legata all’epidemia - una revisione strategica che, tra i tanti aspetti, esaminerà anche la «definizione di stabilità dei prezzi». Un accenno, tra le condizioni dell’economia internazionale, è stato anche dedicato a Brexit, il cui esito si auspica - per la presidente della Bce - sia positivo, al di là degli «atteggiamenti» degli ultimi giorni.

Il nuovo ruolo del Pepp

La spinta sui prezzi che la politica monetaria deve dare verrà, secondo Lagarde, dallo stesso Pepp, che ora sta cambiando natura. «La flessibilità sta diventando meno importante - ha spiegato - mentre ha assunto un ruolo centrale il suo ruolo di allentamento delle condizioni monetarie». Si può però immaginare che le aspettative di inflazione, in assenza di cambiamenti di politica monetaria, si muoveranno in dipendenza dell’andamento dell’economia, e quindi in maniera relativamente lenta. La sfida, insomma, è difficile.

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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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