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Bce alle banche: non pagate le cedole fino a ottobre

Questo allo scopo di indirizzare tutta la potenza di fuoco del sistema del credito verso l'economia reale, messa in ginocchio dall'epidemia di coronavirus

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Andrea Enria, capo della vigilanza Bce (Reuters)

Questo allo scopo di indirizzare tutta la potenza di fuoco del sistema del credito verso l'economia reale, messa in ginocchio dall'epidemia di coronavirus


3' di lettura

La Bce annuncia di aver modificato le sue raccomandazioni alle banche in materia di distribuzione dei dividendi chiedendo loro di sospendere ogni pagamento agli azionisti almeno fino a ottobre 2020.

Questo allo scopo di indirizzare tutta la potenza di fuoco del sistema del credito verso l'economia reale, messa in ginocchio dall'epidemia di coronavirus, e proteggere liquidità e capitale degli istituti. Una misura che vale 30 miliardi e che può rappresentare una leva in termini di prestiti da 450 miliardi di euro.

«Per rafforzare la capacità delle banche di assorbire perdite e sostenere l'erogazione del credito alle famiglie, alle Pmi e alle aziende durante la pandemia del coronavirus - spiega la Bce - i dividendi per gli anni finanziari 2019 e 2020 non dovrebbero essere pagati almeno fino al 1 ottobre 2020. Le banche dovrebbero anche trattenersi da programmi di buyback aventi come obiettivo la remunerazione degli azionisti».

«Questa nuova raccomandazione - prosegue la Bce - non cancella in maniera retroattiva i dividendi già pagati da alcune banche per l'anno finanziario 2019». Tuttavia ci si aspetta che le banche che hanno chiesto alle rispettive assemblee degli azionisti di votare su proposte di distribuzione dei dividendi rivedano le loro proposte in linea con le nuove raccomandazioni. Queste raccomandazioni fanno seguito a precedenti annunci da parte della Bce in data 12 e 20 marzo riguardo misure temporanee di sostegno per assicurare che le banche continuino a sostenere l'economia. «La Bce - conclude il comunicato - si aspetta che gli azionisti aderiscano a questo sforzo collettivo. Il capitale conservato astenendosi dal distribuire dividendi e dal portare avanti programmi di buyback può dunque essere utilizzato per sostenere famiglie, pmi e grandi imprese e/o per assorbire perdite da esposizioni esistenti a tali mutuatari».

La misura, a cui si è accodata Bankitalia rivolgendo analogo invito alle banche sotto la sua supervisione, arriva dopo che la Ebf, l'Abi europea, non era riuscita a trovare una posizione comune sui dividendi relativi all'esercizio 2019, lasciando ai singoli istituti la decisione sul pagamento o sul differimento, mentre aveva raccomandato alle oltre 3.500 banche aderenti di congelare l'accumulazione di cedole e i piani di buy-back per il
2020.

«A differenza che nella crisi finanziaria del 2008, le banche questa volta non sono la fonte del problema. Ma abbiamo bisogno di assicurarci che siano parte della soluzione» ha affermato il capo della vigilanza, Andrea Enria, elencando le misure adottate dalla Bce - dall'allentamento dei requisiti di capitale e di liquidità all'ammorbidimento delle regole sui crediti deteriorati - finalizzate ad armare il sistema del credito nella
guerra agli effetti della pandemia.

Lo stop ai dividendi «consentirà di mantenere nel sistema un totale di 30 miliardi di euro di capitale addizionale di più alta qualità” aumentando la capacità delle banche «di prestare o assorbire le perdite in una fase in cui ciò è particolarmente necessario». Risorse aggiuntive che, precisa ai microfoni del Tg1, «possono sostenere prestiti per 450 miliardi di euro,
quindi una cifra molto importante».

Enria è consapevole dell'obiezione secondo cui la decisione della Bce «spaventerà gli investitori e, alla fine, diminuirà la capacità di prestito delle banche». Ma se «tutti dobbiamo essere consapevoli delle immediate reazioni di mercato», che si misureranno domani alla riapertura della Borsa, «credo anche che queste misure siano nell'interesse di lungo periodo delle banche e dei loro azionisti».

Intanto S&P ha confermato il rating AAA della Bce con outlook stabile motivando la decisione con il fatto che “la Bce ha una considerevole flessibilità monetaria e i membri dell'area euro, in media, rating elevati”. Una situazione che, secondo l'agenzia di rating, non subirà cambiamenti “almeno per i prossimi due anni”.

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