AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùla RIUNIONE di gennaio

Bce, a che punto è il quantitative easing 2?

Annunciato da Mario Draghi a settembre, il secondo programma di acquisto di titoli non ha ancora manifestato grandi effetti sulle condizioni monetarie

di Riccardo Sorrentino

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(AFP)

3' di lettura

Come va il secondo quantitative easing (qe) della Bce? Non sarà questo, forse, il tema principale della riunione di gennaio, ma dovrebbe esserlo. Il secondo appuntamento con la stampa di Christine Lagarde – che ha esordito con un approccio molto politico e poco tecnico – sarà probabilmente dedicato al lancio della rivisitazione strategica della politica monetaria, evento anch’esso di carattere specialistico ma già caricato di una forte valenza “promozionale”.

Inflazione ancora bassa
L’andamento del secondo programma di acquisti di titoli, annunciato dalla Bce a settembre, sotto la presidenza di Mario Draghi, richiederebbe invece un po’ di attenzione in più. È sicuramente presto perché si manifestino grandi risultati. Anche il rialzo dell’inflazione all'1,3%, a dicembre, non va troppo enfatizzato, legato com’è al rincaro del petrolio. Più interessante forse è la graduale ascesa della core inflation, che è però iniziata prima del lancio del qe. Non va comunque vanno oltre l’1,4%, un livello troppo basso per segnalare una svolta.

Curva dei rendimenti stabile...

CURVA DEI RENDIMENTI IN EUROLANDIA

Dati in percentuale. (Fonte: Bce)

Giovane com’è, il qe va giudicato innanzitutto in base all'andamento del mercato, di quelle quotazioni che determinano le condizioni monetarie di Eurolandia. La curva dei rendimenti sembra essersi stabilizzata a livelli più alti sia rispetto a quelli di settembre – quando c’era l’aspettativa di uno stimolo monetario persino più ampio di quello effettivamente deciso – sia rispetto a quelli del passato più recente (se si esclude la curva a brevissimo).

...e ancora piatta
A settembre 2017, quando ormai il primo qe si avviava lentamente verso la fine, la curva era per esempio più bassa; e resta ancora piuttosto piatta, per esempio rispetto ad aprile o giugno. Sostenuti dai tassi bassi, i prestiti alle imprese continuano intanto a crescere, ma seguendo un trend di medio periodo, che non aveva conosciuto interruzioni in grado di giustificare il nuovo qe né ha poi conosciuto particolari accelerazioni.

Prosegue il calo dell’euro

L’EURO SOTTO LA MEDIA DI LUNGO PERIODO

Base 1° trimestre '99 = 100. (Fonte: Bce)

Più chiaro – anche se meno “pesante” nel determinare le condizioni monetarie – l’andamento dell'euro: il cambio effettivo è ormai ai minimi di giugno 2017. Iniziata in coincidenza con la creazione delle aspettative del qe, è però una flessione è molto graduale. Soprattutto, il sostegno alle esportazioni europee sarà marginale, come quello sull’inflazione. È però l’unico effetto finora visibile, insieme all’interruzione del calo della base monetaria, del nuovo programma di acquisto di titoli.

Swaps all’1,3%

INFLATION RATE SWAPS

Dati in percentuale. (Fonte: Bloomberg)

Non dà particolari segnali di svolta neanche quell’indicatore che aveva spinto la Bce a lanciarsi in un nuovo stimolo monetario. Gli inflation rate swaps continuano a muoversi a livelli bassi. Il timore, espresso da Draghi, era che le aspettative di inflazione misurate da questi strumenti si ancorassero tra l’1% e l’1,5%. Oggi gli swaps puntano all’1,33%, in rialzo dai minimi all’1,11%, ma restano lontani dal livello “ottimale” del 2%. Il valore segnaletico, nel breve periodo almeno, di questo indicatore è peraltro incerto.

Balzo dei salari contrattati

SALARI NEGOZIATI

Variazione annua. (Fonte: Bce)

Resta insomma il dubbio che il secondo quantitative easing non fosse né necessario né utile – risultati marginali erano ampiamente previsti – sul piano strettamente macroeconomico. A meno che – ma è un’ipotesi azzardata – la Bce non intenda rassegnarsi nei fatti a un’inflazione “bassa ma non troppo” che sostenga le retribuzioni reali e si limiti ad attenuare l’effetto sull’indebitamento pubblic o e privato. I salari contrattati sono in forte aumento, per esempio, e - come spiega Neal Kilbane di Oxford Economics - «la stessa situazione di bassa inflazione può scoraggiare le azienda dal trasferire i maggiori costi del lavoro ai consumatori», per cui «l’inflazione di Eurolandia probabilmente resterà bassa a lungo».

Enfasi sulla revisione strategica
L’attenzione della seduta andrà comunque alla revisione strategica. Sarà concluso a fine anno, potrebbe conoscere una discreta eco mediatica, dal momento che Lagarde vuole coinvolgere forze politiche e società civile. Sono moderate, in realtà, le attese. A parte un maggior impegno per il riscaldamento globale – tema sicuramente meritevole, ma non monetario – l’obiettivo di inflazione potrebbe diventare il 2% “pieno”, invece dell’attuale “sotto ma vicino al 2%” a sottolineare che la bassa inflazione e l’alta inflazione sono “simmetricamente” considerate una situazione da contrastare.

Esclusi nuovi obiettivi di inflazione
Passi più ambiziosi, come un cambiamento dell’obiettivo (al 4% o all’1%, per esempio), o l’introduzione di un corridoio, magari ampio, d’inflazione per tener conto del ridotto potere delle banche centrali di incidere sulla dinamica dei prezzi sono decisamente improbabili. Almeno prima che qualche piccola autorità monetaria le abbiano messe alla prova.

Per approfondire:
Lagarde alla Bce, perché c'è il rischio di una banca centrale «politica»
I primi 20 anni di Bce, un bilancio positivo per l'eurocrescita

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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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