ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùgrafinomix

Bce, che cosa succede se con il Qe2 il Bund diventa un titolo a rischio?

Con un nuovo piano di acquisti della Banca centrale il rendimento del Bund, complice l’effetto scarsità dei titoli, potrebbe scendere più degli altri governativi dell’Eurozona. Per alcuni esperti potrebbe diventare un titolo rischioso replicando quanto visto negli ultimi 30 anni sui Gilt britannici e sui bond giapponesi

di Vito Lops


Quali armi restano alla Bce in uno scenario di turbolenza sui mercati

5' di lettura

Tra poco ne sapremo di più sulle imminenti intenzioni di politica monetaria della Banca centrale europea. Oggi si riunisce infatti uno degli ultimi consigli guidati da Mario Draghi (il suo mandato scade il 31 ottobre dopodiché il timone passerà a Christine Lagarde). Gli investitori (mercato dei future sull’Eonia) si aspettano (46% di probabilità) che l’istituto possa tagliare ulteriormente il tasso sui depositi (quello che, se positivo, le banche dovrebbero pagare alla Bce per parcheggiarvi la liquidità che eccede le riserve obbligatorie) da -0,4% a -0,5%.

In previsione di ciò l’Euribor a 1 mese (tasso che interessa da vicino gli italiani che stanno pagando un mutuo a tasso variabile o stanno valutando una surroga a tasso variabile) ha già toccato il minimo storico a -0,41%. Stesso discorso per il Bund tedesco che nella scadenza a 10 anni si è portato a -0,4% per poi ritornare in area -0,35%. Si tratta in ogni caso dei minimi di tutti i tempi, così come per i tassi Eurirs, trascinati al ribasso proprio dal Bund, che viaggiano sui minimi nelle rispettive scadenze (l’Irs a 20 anni è allo 0,6%).

LEGGI ANCHE / Perché i tassi (reali) negativi sono un problema serio della Germania

A conti fatti l’Eurozona sta sperimentando una sorta di giapponesizzazione dei tassi. Anzi, l’ “allieva” Germania, dove per trovare un tasso positivo bisogna muoversi oltre i 20 anni della curva del debito, sembra aver superato il maestro Giappone (dove i tassi tornano positivi dopo i 15 anni).

Se i tassi nell’Eurozona sono ai minimi di tutti i tempi è perché i mercati stanno iniziando a scontare nuove misure espansive da parte della Bce. Non si tratta solo di un altro (o due) tagli del tasso sui depositi. Neppure di una nuova edizione della T-Ltro (Targeted long term refinancing operations), ovvero prestiti super-agevolati alle banche nel medio periodo. La ciliegina sulla torta, quella che sta ingolosendo le aspettative degli investitori, è il lancio di un nuovo quantitative easing, il secondo dopo quello varato nel marzo del 2015.

LEGGI ANCHE / Perché la Bce potrebbe abbandonare il 2% di inflazione

È fondamentalmente questo il motivo per cui da inizio giugno i tassi dei BTp - nonostante le frequenti beghe tra la maggioranza di governo e il probabile nuovo scontro in autunno con Bruxelles in vista dell’approvazione della legge di Bilancio - sono scesi all’1,6%, il livello più basso dal 2016. Si tratta di livelli molto più alti della vicina Spagna (0,4%) o del Portogallo (0,46%) che pure, al pari di tutti i bond dell’Eurozona, stanno iniziando a scontare nuovi acquisti da parte della Bce (è questo in sostanza il quantitative easing).

Un Qe2, paradossalmente, potrebbe avere effetti ancora più forti per il Bund tedesco. Perché i Bund in circolazione sono minori rispetto ai BTp e/o altri governativi. L’effetto scarsità potrebbe portare proporzionalmente ancor più giù il rendimento dei governativi tedeschi. Tanto che una banca d’affari ha addirittura ipotizzato che i Bund a 10 anni possano scivolare verso l’incredibile tasso negativo del 2%.

Jim Leaviss, head of retail fixed interest di M&g investments, non ha dubbi: «Il Bund sarà la prossima “vedova nera” dei mercati finanziari».

«Nel corso dei miei 25 anni sui mercati obbligazionari - racconta Leaviss - c'è sempre stata un'operazione prima o poi divenuta nota col nome “creatore di vedove”. Negli anni ’90 essere sottopesati di Gilt a lunga scadenza è stata una di queste, in una fase in cui le nuove normative pensionistiche hanno fatto poi crollare i rendimenti. Anche la posizione corta sul mercato obbligazionario giapponese è divenuta mortale, 20 anni fa, quando la Banca del Giappone ha ridotto i tassi a zero. Oggi “si stanno creando vedove e vedovi” sul mercato tedesco dei Bund: gli investitori obbligazionari corrispondono 35 punti base l'anno per il privilegio di concedere prestiti al governo tedesco».

E proprio il Qe2 potrebbe contribuire a trasformare il Bund in un oggetto finanziario rischioso in un portafoglio. « Con il crollo dei rendimenti, le previsioni e le aspettative sono rapidamente riviste al ribasso. In seguito al discorso di Sintra di Draghi abbiamo persino visto una banca di investimenti ipotizzare che il rendimento del Bund a 10 anni potrebbe scendere da -0,31%, a -2%! ».

PER APPROFONDIRE / Bond, primavera delle banche centrali

C’è il tema, non trascurabile, dell’effetto scarsità dei titoli tedeschi. «Anche se la Corte di giustizia dell'Unione europea ha affermato che il Qe è legale a meno che non serva a nascondere le aspettative di default del mercato, ci sono limiti al numero di obbligazioni che la Bce è autorizzata ad acquistare - ricorda l’esperto -. Attualmente questo limite è fissato al 33% delle emissioni in essere, e questo fatto rappresenta un problema dato che i tedeschi non stanno più producendo Bund. Alla ricerca di quello che chiamano “Black Zero”, la Germania registra ogni anno un surplus di bilancio, che negli ultimi anni ha visto diminuire drasticamente il rapporto debito/Pil. Ciò significa che l'emissione di Bund è incredibilmente bassa e che la Bce raggiungerà rapidamente il limite di quanto può acquistarne nell'ambito di un nuovo programma Qe. Il mercato si aspetta che il limite del 33% venga innalzato al 50% in caso di un nuovo Qe, ma, per citare la banca di investimenti che parlava della “previsione dei rendimenti al -2%”, i Bund sono “un bene raro”. Il quantitative easing ridurrà ulteriormente i rendimenti obbligazionari, ma per i Bund questo risultato sarà notevolmente amplificato».

Come si passa quindi da un rendimento di -31 bps a -200 bps? «Beh, è necessario che nel tempo i tagli siano aggressivi, dagli attuali -40 bps a -120 bps - spiega Leaviss -. Che conseguenze avrebbero questi tagli per le fragili banche europee? Le farebbero diventare meno redditizie? Le famiglie e le aziende conserveranno le banconote in casseforti per evitare tassi negativi? È inoltre necessario che la curva dei rendimenti tedeschi si appiattisca (rendimenti a lungo termine che diminuiscono di più di rendimenti a breve termine) fino a raggiungere un livello che assomigli a quello del Giappone, e che quei bund “bene raro” diventino più costosi rispetto agli altri asset europei a reddito fisso. Paradossalmente si tratta di uno scenario oggi divenuto credibile».

«Torniamo ancora una volta alla seguente domanda: è logico pagare qualcuno per potergli prestare denaro? Ma dobbiamo anche tornare alle parole di John Maynard Keynes, citate innumerevoli volte: «I mercati possono rimanere illogici più a lungo di quanto non si possa rimanere solvibili». Attenti quindi al Bund - avverte l’esperto - candidato a essere il prossimo «creatore di vedove».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...