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Bce, cresce l’attesa per l’ultimo asso di Draghi. E c’è chi vuole il jolly

Il 12 Francoforte svelerà le mosse su tassi e acquisti, ma tra gli operatori c'è chi evoca perfino l'helicopter money:  trasferimenti diretti di denaro ai cittadini

di Morya Longo


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4' di lettura

«I mercati ripongono troppe aspettative sulla Bce». L’ex vicepresidente della Banca centrale europea, Vitor Constancio, guarda con una certa preoccupazione l’esuberanza con cui le Borse aspettano il prossimo meeting Bce del 12 settembre. Perché – spiega a Il Sole 24 Ore – i prezzi di azioni e bond scontano già tanto: non solo un taglio del tasso sui depositi, ma anche un nuovo quantitative easing in futuro. I rischi, secondo non pochi osservatori, di fronte a tante aspettative sono due: che i mercati restino delusi e che, in ogni caso, gli strumenti di politica monetaria ad oggi conosciuti abbiano ormai esaurito la loro forza.

Ecco perché sul mercato, tra il serio e il faceto, si fa strada lentamente un’idea davvero estrema: che prima o poi arrivi in Europa l’helicopter money. Soldi dall’elicottero. Cioè denaro Bce direttamente nelle tasche dei cittadini. Insomma: che la Bce presto o tardi sia costretta a rompere la “barriera del suono” della politica monetaria. In pochi ci credono davvero, quasi nessuno in realtà, ma legalmente – secondo quanto risulta al Sole – potrebbe essere possibile. E nel parterre del Forum Ambrosetti di Cernobbio, tra i tanti “no” quasi scandalizzati c’è anche chi lo auspica.

Le aspettative sulla Bce

Partiamo dalla realtà. Il mercato si aspetta che giovedì la Bce annunci il taglio del tasso sui depositi che le banche hanno presso la Bce stessa: da -0,40% a -0,50%. Ci si attende poi un allungamento della promessa di tassi bassi a lungo (la forward guidance). E si punta su un nuovo Quantitative easing (Qe): cioè nuove iniezioni di liquidità Bce (sul mercato si ipotizzano 30-40 miliardi al mese per 9-12 mesi) comprando titoli sul mercato. Non subito, ma presto. E dato che i Titoli di Stato da comprare sono sempre meno, ci si sbizzarrisce a immaginare cosa l’Eurotower potrebbe rastrellare. Fino a ipotizzare che si metta ad acquistare azioni in Borsa.

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Ma anche se questo accadesse, quali effetti si potrebbero immaginare a sostegno dell’inflazione e dell’economia europea? I tassi dei bond sono già sotto zero in quasi tutta Europa. Questa situazione mette le banche in grave difficoltà, lasciando molti dubbi sui benefici. Cosa può cambiare – si domandano in tanti - portando i tassi ancora più giù? Per non parlare degli effetti collaterali, perché il Quantitative easing crea potenziali bolle finanziarie e diseguaglianze sociali.

C’è chi, come Gianluca Garbi (amministratore di Banca Sistema) ritiene che un nuovo Qe un effetto positivo comunque l’avrebbe: ridurrebbe gli spread tra i titoli di Stato (perché i tassi dei Bund più di tanto non possono scendere) e questo potrebbe aprire la strada ai primi embrioni di Eurobond (cioè titoli di Stato comuni europei). C’è invece chi – come l’ex presidente della FSA inglese Adair Turner – pensa che anche un Qe avrebbe poco effetto. In ogni caso quello che un tempo era un bazooka monetario, ora rischia di rivelarsi una banale pistola.

L’elicottero della cuccagna

Ecco dunque che sul mercato ci si domanda quali possano essere le alternative. L’ex vice presidente Bce Vitor Constancio taglia corto: «È arrivato il momento delle politiche fiscali». Come dire: la politica monetaria non ha più molto da dire, può solo mantenere la spinta espansiva. Ma sul mercato – come detto – girano nuove suggestioni. Tra le tante proposte (una anche dell’ex vicepresidente della Fed Stanley Fischer), quella più suggestiva è arrivata da Moritz Kraemer, chief economic adviser di Acreditus, in un articolo sul Financial Times: la Bce potrebbe trasferire qualcosa come 200 euro ogni mese a ogni cittadino europeo, cifra che si ridurrebbe man mano che l’inflazione sale e che si azzererebbe quando l’inflazione raggiunge il 2%. Manovra completamente fuori dagli schemi, certo, ma non esplicitamente vietata dai Trattati.

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«Il finanziamento diretto ai cittadini eviterebbe le controindicazioni di quello ai Governi – osserva con un certo entusiasmo Turner, incontrato a Cernobbio -. Quest’ultimo crea infatti il pericolo che i Governi usino i soldi della banca centrale per spese elettorali, mentre se i soldi vanno direttamente ai cittadini questo rischio non sussiste. L’economia europea è stata sostenuta dall’export per anni, ma ora questo pilastro viene meno. Per questo bisogna sostenere i consumi interni». Ci sono però anche i rischi e difficoltà. Per esempio non tutte le banche europee sono controparti dell’Eurosistema: questo significa che accreditare 200 euro a tutti i cittadini sarebbe difficile. «Per di più – osserva un esperto in materia – bisognerebbe fidarsi delle banche: chi controlla che un cittadino non apra molteplici conti?». Infine, sebbene non esplicitamente vietata dai Trattati, una manovra del genere genererebbe di certo contenziosi nei Tribunali e nelle Corti.

Insomma, fin tanto che la fantasia vola tutto sembra facile ma nel mondo reale le difficoltà sono tante. Soprattutto politiche. Resta però la domanda: le vecchie politiche non convenzionali hanno ancora effetto? Quali altri conigli ci sono nel cilindro della Bce?

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