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Bce, i falchi del Nord escono allo scoperto: «Pacchetto Draghi sproporzionato»

Il QE2, il nuovo programma di acquisti netti di attività della Bce che partirà il prossimo 1 novembre al ritmo di 20 miliardi al mese senza una scadenza, è stato votato dal Consiglio direttivo, ma la misura non convenzionale voluta fortemente dal presidente Mario Draghi non avrebbe ottenuto l’ok da cinque governatori di banche centrale su 19 e da due membri del Comitato esecutivo su sei

di Isabella Bufacchi


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4' di lettura

Il QE2, il nuovo programma di acquisti netti di attività della Bce che partirà il prossimo 1 novembre al ritmo di 20 miliardi al mese senza una scadenza puntuale prefissata, è stato votato dal Consiglio direttivo grazie a una maggioranza netta ma più risicata del solito: la misura non convenzionale voluta fortemente dal presidente Mario Draghi non avrebbe ottenuto l’ok da cinque governatori di banche centrali sui 19 che compongono il Consiglio direttivo e da due membri del Comitato esecutivo su sei.

Knot (Olanda): pacchetto di dubbia efficacia
Il governatore della Banca centrale olandese e membro del consiglio direttivo della Bce, Klaas Knot, è uscito allo scoperto per criticare il pacchetto di misure messo in campo dall'Eurotower, bollando le misure come «sproporzionate». In un inusuale comunicato pubblicato sul sito della banca centrale olandese, Knot scrive che «questo ampio pacchetto di misure, in particolare il riavvio del Qe, è sproporzionato rispetto alle attuali condizioni economiche e vi sono solide ragioni per dubitare della sua efficacia. L'economia dell'Eurozona sta andando a piena capacità e i salari sono in crescita. Le condizioni di finanziamento per i consumatori, le aziende e i governi sono altamente accomodanti e non oppongono alcun impedimento alla fornitura di credito, ai consumi o agli investimenti».

L’opposizione al QE2, che dovrebbe essere stata pari a 7 membri su 25 del Consiglio, non è la più alta di sempre, stando a fonti bene informate e dunque non è corretto definirla «senza precedenti». I contrari avrebbero basato le loro considerazioni tecniche principalmente sull’efficacia o meno dello strumento: ma c’è anche qualche risvolto di natura politica, in vista dell’arrivo di Christine Lagarde alla guida della Banca.

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Il “pacchetto Draghi” nel suo insieme, dal taglio dei tassi al QE2, dalla nuova forward guidance alle TLTRO soft, dalle misure mitiganti sulle banche all’appello alla politica fiscale, ha tuttavia riscosso l’ampio consenso del Consiglio, unanime nel riconoscere il rallentamento prolungato della crescita economica, la bassa inflazione e i rischi perduranti: e la necessità di agire con un ulteriore stimolo di politica monetaria altamente accomodante.

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Chi ha «votato» contro il QE2
L’opposizione al lancio di un nuovo programma di acquisti sarebbe stata capitanata da due Paesi pesanti come la Germania e la Francia che hanno unito le loro forze - tanto a livello di governatori quanto di membri del Board - contro la proposta del presidente e del capo economista, l’irlandese Philip Lane.

Per il QE2 non si è reso necessario il voto, per alzata di mano, perché come ha spiegato Draghi in conferenza stampa la maggioranza era netta, chiara quindi non c'è stato bisogno di contare i favorevoli e i contrari. Se fosse stato necessario il voto, Villeroy non avrebbe votato perché escluso dalla rotazione di questo Consiglio.

Il QE2, stando alle ricostruzioni di numerosi organi di stampa, non sarebbe andato bene a livello di governatori di banche centrali al francese François Villeroy de Galhau, al tedesco Jens Weidmann, all’olandese Klaas Knot, all’austriaco Robert Holzmann, all’estone Madis Müller. E nè alla tedesca Sabine Lautenschäger e al francese Benoît Coeuré entrambi membri del Board.

L’opposizione al QE2 si sarebbe basata sull’efficacia o meno di questo strumento non convenzionale. Il dibattito è in realtà in corso da mesi, anche sui mercati e a livello accademico: è nota la tesi di chi considera esaurita o molto indebolita la potenza di fuoco dell’EAPP (extended asset purchase programme con acquisti di obbligazioni garantite, obbligazioni di cartolarizzazioni, titoli di Stato, bond emessi da enti locali e sovrannazionali, obbligazioni societarie).

Dopo i maxi-acquisti da 2.600 miliardi del QE1, sono in molti a ritenere che un QE2 non abbia rimasti molti assets da acquistare, anche perchè la Bce si è autoimposta per ora un tetto al 33% per singolo emittente e singola emissione (questo per non avere un potere di veto nel caso di ristrutturazione del debito e di voto degli obbligazionisti).

In quanto alla posizione della Germania, la Bundesbank è tradizionalmente una banca centrale conservatrice: è dunque a favore degli strumenti convenzionali in prima battuta e al ricorso di quelli non convenzionali in seconda battuta. E’ dunque possibile che Weidmann avrebbe preferito il taglio del tasso senza QE2, lasciando il ricorso agli acquisti di attività in un secondo momento, se veramente necessario.

Le tre osservazioni della Bundesbank
La posizione della Bundesbank al Consiglio e sul pacchetto delle misure annunciate da Draghi non sarebbe stata del tutto in linea con quella del presidente e del capo economista per tre valutazioni: 1) la situazione economica nell'area dell'euro secondo la Buba non è poi così cattiva, la crescita sta rallentando ma c'è pur sempre crescita; 2) il pacchetto risulta nel complesso parecchio vincolante, guardando avanti, e dunque limita la flessibilità della politica monetaria della Bce; 3) il presidente Weidmann ritiene che gli effetti collaterali stiano aumentando, soprattutto per quanto riguarda la stabilità finanziaria, mentre i benefici del pacchetto non sono più così evidenti.

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Il retroscena politico
Non deve sorprendere se Weidmann, Villeroy e Knot, tre governatori che sono stati candidati in pole position per prendere il posto di Mario Draghi, stiano alzando la voce in vista dell’arrivo di Christine Lagarde. La loro posizione sul QE2 può essere vista come opposizione da “falchi” ma per arrivare alla presidenza della Bce i tre governatori avevano anche preso posizioni più vicine alle «colombe».

Inoltre i falchi in Bce, che con Draghi sono stati spesso messi in minoranza o all’angolo, potrebbero aver voglia ora di lanciare un messaggio a Lagarde, non bellicoso ma di segnalazione: attenzione, ci siamo anche noi, e contiamo in Bce!

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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