revisione strategica e bassa inflazione

Bce, ecco perché nel 2020 la parola d’ordine sarà «chiarezza». Per sostenere l’economia

All’evento in onore di Benoît Cœuré, membro del Board Bce in uscita, Christine Lagarde e l’ex-presidente Mario Draghi hanno sottolineato l’importanza del messaggio chiaro

di Isabella Bufacchi

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All’evento in onore di Benoît Cœuré, membro del Board Bce in uscita, Christine Lagarde e l’ex-presidente Mario Draghi hanno sottolineato l’importanza del messaggio chiaro


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La banca centrale non è fatta da una singola persona, ed è normale che le opinioni dentro una banca centrale siano diverse, anche in conflitto tra loro: ma il messaggio finale della banca centrale deve essere uno, chiaro, per essere capito correttamente dai mercati. «La cacofonia invece aumenta l’incertezza dei mercati».

Così Laurence Boone, capo economista dell’Ocse, si è rivolta ieri alla platea folta di banchieri centrali, europei e non, venuti da tutto il mondo a salutare il membro del Comitato esecutivo della Bce Benoît Cœuré che finisce il suo mandato a fine dicembre. Tra questi, oltre alla presidente Christine Lagarde, anche l’ex-presidente Mario Draghi e il governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco: quest’ultimo si è dichiarato favorevole, in un’intervista rilasciata al Financial Times, a una maggiore trasparenza sul voto nel Consiglio direttivo, con i verbali che potrbbero riportare chi ha votato a favore e chi ha votato contro una certa misura di politica monetaria.

La Banca centrale europea per Visco dovrebbe «ambire il più possibile alla trasparenza, e se ciò significa chiarire il dissenso o le diverse posizioni dei membri del consiglio direttivo, personalmente non ho nulla in
contrario». Per Visco la Bce dovrebbe trovare una via per «accettare il dissenso» nel Consiglio, anche «manifestarlo» con voti più regolari e pubblici, anche se in questo serve «molta cautela» perché potrebbe «aggiungere incertezza».

Questa posizione di Visco è condivisa da altri membri del Consiglio ma potrebbe avere contro i banchieri centrali dei Paesi più piccoli, che sono maggiormente esposti e vulnerabili alle ricadute nella politica interna delle proprie posizioni. Secondo fonti bene informate, quando nel Consiglio direttivo si è discusso del voto trasparente, la maggioranza si è dichiarata non favorevole.

La scimmia e il banchiere centrale
Questa volta, nella sala della Bce dell’evento di saluto organizzato per Cœuré (che andrà a ricoprire un ruolo di primo piano nella Bri) non c’era il solito elefante, ma una scimmia, la famosa scimmia di Paul A. Samuelson che vede la sua immagine per la prima volta riflessa allo specchio, gesticola e non capisce che quei gesti sono i suoi. Così le banche centrali: quando osservano i mercati, devono ricordarsi che stanno vedendo la propria politica monetaria riflessa dai mercati, a volte solo fedelmente applicata, a volte amplificata.

Cœuré il grande comunicatore
Christine Lagarde ha salutato Cœuré come una sorta di ministro degli esteri di Draghi e della Bce, riconoscendogli oltre ai discorsi agli atti (quasi 200) la sua indiscussa competenza. E ha ricordato come Cœuré sia stato regolarmente l’ultimo a lasciare qualsiasi riunione dei grandi vertici internazionali, spesso a notte fonda, pur di ricontrollare ogni parola dei comunicati per assicurare la migliore efficacia della comunicazione. L’economista francese, ha messo ben in evidenza Lagarde, ha dato forma alle OMTs preannunciate da Draghi nel discorso del “whatever it takes” e il suo contributo è stato fondamentale anche nella messa a punto del l’APP, il programma di acquisti di attività o QE.

I mercati, Draghi e la Bce
A parlare del rapporto tra la banca centrale e i mercati ieri è stato l’ex-numero uno della Banca Mario Draghi. Nel suo discorso ha sottolineato l’importanza dei mercati, che vanno “reclutati” per diventare “alleati” del banchiere centrale e trasmettere così la politica monetaria attraverso le aspettative. «I prezzi sui mercati sono lo specchio della politica monetaria - ha detto Draghi - e un barometro per capire come sta andando la politica monetaria».

Per avere i mercati al proprio fianco, e fare in modo che i mercati non remino contro la politica monetaria, il banchiere centrale deve essere molto chiaro nella comunicazione sull’andamento dell’economia, dell’inflazione. E la banca centrale deve conquistare la fiducia dei mercati e dunque saper trasmettere bene la sua determinazione, e cioè, di essere pronta ad utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione convenzionali e non, dentro il suo mandato, per centrare il suo obiettivo in maniera vigorosa. Draghi ha sottolineato il lavoro cruciale svolto da Cœuré nel rapportarsi con i mercati.

Per approfondire:
I burattinai del grande rally? Le banche centrali globali
2019, anno record dei mercati: 23mila miliardi su Borse e bond
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