La riunione di aprile

Bce, economia a livelli pre-Covid a metà 2022

La Banca centrale conferma che le condizioni monetarie resteranno accomodanti per favorire la ripresa, ma non dà indicazioni sul tema della fine dei programmi pandemici, aperto nei giorni scorsi dai «falchi» del consiglio direttivo

di Riccardo Sorrentino

(AFP)

3' di lettura

Eurolandia potrebbe «in media» tornare ai livelli di attualità prepandemici, e quindi uscire dalla fase di emergenza, nella seconda metà del 2022. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha spiegato, «con grande cautela» che l’economia della zona euro si sta evolvendo in linea con le proiezioni della Bce e che l’uscita dalla fase di emergenza è prevista tra poco più di un anno. «In media», perché non tutti i paesi, non tutti i settori, potranno contemporaneamente uscire dalla crisi.

È ancora troppo presto, però, per dare indicazioni su come potranno evolvere i programmi d’emergenza varati dalla Banca centrale. Resta fermo l’impegno a mantenere le condizioni monetarie molto espansive, accomodanti. Altre indicazioni sono rinviate almeno al 10 giugno, alla prossima riunione in cui saranno pubblicate le nuove proiezioni macroeconomiche.

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La riunione di aprile del consiglio direttivo della Banca centrale europea ha confermato modi e misure del pacchetto di politica monetaria, rivisto per l’ultima volta a marzo; e ha ribadito che gli acquisti di titoli nell’ambito del programma di emegenza pandemico Pepp continueranno questo trimestre a un ritmo significativamente più intenso rispetto all’inizio dell’anno, per tenere sotto controllo le condizioni di finanziamento e garantire l’uscita dalla crisi.

Indicazioni più precise, su cosa potrebbe significare questo ritmo più intenso ma soprattutto su come la Bce, che appare di nuovo divisa tra falchi e colombe, intende avviarsi alla fine del programma Pepp, previsto per marzo 2022, e della crisi pandemica stessa, non sono invece arrivate.

A una domanda specifica sulle dichiarazioni del governatore olandese Klaas Knot, un falco secondo cui gli acquisti del Pepp potrebbero essere presto ridotti per essere azzerati dopo marzo 2022, la presidente Christine Lagarde ha semplicemente ripercorso la valutazione sulle condizioni dell’economia di Eurolandia, caratterizzata da alta incertezza e rischi ancora orientati verso il basso nel breve termine ma più bilanciati rispetto al medio termine.

È quindi troppo presto - se ne può dedurre - per definire in che modo esaurire il programma. Il consiglio direttivo non ne ha in ogni caso ufficialmente discusso, ha detto Lagarde:. «È semplicemente prematuro», e l’uscita sarà «guidata dai dati», e in particolare quelli sulle condizioni di finanziamento - che al momento sono stabili - e sulle prospettive di inflazione - che, a parte un rialzo legato a fattori «idiosincratici e transitori», sono ancora deboli.

Il comunicato ufficiale al termine della riunione ha ripetuto che, se non sarà necessario, i 1.850 miliardi del Pepp non saranno usati totalmente e, ugualmente, se dovessero risultare insufficienti il programma potrà essere «ricalibrato». Un’indicazione molto equilibrata che però, dopo le dichiarazioni di Knot che hanno dato la sensazione di annunciare una recrudescenza del confronto tra falchi e colombe, potrebbero risultare ora insufficienti.

Sul ritmo di acquisti, che non tutti gli osservatori considerano «significativamente più alti» rispetto al passato, Lagarde ha invitato a guardare i dati mensili e non a quelli settimanali, e agli acquisti lordi, non all’aumento netto dei titoli in portafoglio, che tengono conto anche di altri fattori. In questo modo, ha spiegato, il ritmo più intenso emerge più chiaramente.

Lagarde ha anche precisato che la Bce, nel valutare le condizioni di finanziamenti, non guarda solo ai rendimenti dei bond, pubblici o privati, che pure sono importanti («le banche - disse a marzo - usano tassi di interesse risk-free e rendimenti dei titoli di stato come punto di riferimento chiave per determinare le condizioni di credito»). La presidente ha infine escluso che la Bce stia effettuando un’attività di controllo della curva di rendimenti: l’obiettivo è semplicemente garantire condizioni di finanziamento favorevoli.

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