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Bce, guida pratica agli strumenti nel cassetto di Draghi

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si riunisce il 25 luglio: attesi annunci apripista per ulteriori interventi accomodanti che potrebbero concretizzarsi nelle riunioni di settembre e ottobre prima dell’arrivo di Christine Lagarde

di Isabella Bufacchi


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Mario Draghi (Afp)

4' di lettura

«Il Consiglio direttivo è determinato a intervenire in caso di contingenze avverse ed è altresì pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l'inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello da noi perseguito», ha riaffermato il presidente della Bce Mario Draghi, all’ultima riunione del Consiglio del 6 giugno a Vilnius. Quel momento è dunque arrivato, e la politica monetaria della Bce dovrà essere più accomodante, perchè l’inflazione è ancora lontana dal target e perchè i rischi sono persistenti al ribasso sulla debole crescita economica: i messaggi comunicati attraverso i discorsi di alcuni membri del Comitato esecutivo o governatori delle banche centrali nazionali dallo scorso giugno ad oggi indicano che la Bce si sta preparando per ulteriori mosse. Ma quali? Ecco una guida pratica a cosa potrebbe decidere il Consiglio direttivo della prossima settimana, del 12 settembre e del 24 ottobre, prima della fine del mandato di Mario Draghi.

Una parola in più

Una prima importante mossa della Bce, per aprire la porta a un nuovo taglio dei tassi, è l’inserimento di una parola nella decisione di politica monetaria, che potrebbe recitare così dopo l’aggiunta di “inferiori”:

«Il Consiglio direttivo si attende ora che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali almeno fino alla a tutta la prima metà del 2020».

Un’altra modifica potrebbe riguardare il reinvestimento dei titoli di Stato, togliendo il riferimento al prossimo rialzo dei tassi oppure ammorbidendolo:

«Il Consiglio direttivo intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare o ridurre i tassi di interesse di riferimento della Bce».

Una parola in meno

La Bce potrebbe decidere di cancellare il riferimento al prossimo rialzo dei tassi.

Un ulteriore allungamento, anche se poco probabile

Per quanto poco probabile, tenuto conto della recentissma estensione della forward guidance di sei mesi, il Consiglio direttivo può decidere di allungare ulteriormente l’orizzonte dei tassi ai livelli attuali:

«Il Consiglio direttivo si attende ora che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla fine del 2020».

L’introduzione del cosiddetto “tiering”

L’ultimo Consiglio direttivo ha valutato che il contributo positivo dei tassi di interesse negativi all'orientamento accomodante di politica monetaria e alla convergenza durevole dell'inflazione «non è pregiudicato da possibili effetti collaterali sull'intermediazione bancaria»: ovvero, il costo che le banche pagano per la liquidità in eccesso, equivalente al tasso delle deposit facilities a -0,40%, non è tropp elevato. Dopo «attenta osservazione» del canale bancario di trasmissione della politica monetaria ed esaminate se le circostanze, in una delle prossime tre riunioni il Consiglio potrebbe decidere di adottare «misure di attenuazione»: un sistema di fasce con tassi diversi da applicarsi alla liquidità in eccesso delle banche, rimuovendo il costo dei tassi negativi.

Questa decisione, al di là dell’aiuto alle banche, spiana la strada ad ulteriori tagli dei tassi e dunque il solo annuncio dell’introduzione di un tiering è di pe r sè accomodante perchè rafforza le aspettative su ulteriori tagli. Ma la Bce potrebbe decidere di annunciare il tiering assieme al prossimo taglio dei tassi.

Taglio dei tassi

Lo strumento principe di politica monetaria, convenzionale, è l’intervento sui saggi guida. Gli operatori del mercato vedono spazio per portare le deposit facilities a -0,50% in settembre (Crédit Agricole CIB, unico taglio) e un ulteriore taglio di 0,10% entro fine anno (Barclays per doppio taglio) e poi ancora c’è spazio per arrivare fino a -0,70% dall’attuale livello -0,40% in base alle aspettative più aggressive.

Il ritorno al QE

L’acquisto netto di attività finanziarie, del programma APP (Asset purchase programme) è oramai uno degli strumenti non convenzionali entrati a pieno titolo nella cassetta degli attrezzi della Bce. E la riapertura del QE è sul tavolo, anche se per i titoli di Stato tedeschi e olandesi la Bce è vicina al tetto massimo di possesso del 33%.

Gli addetti ai lavori si attendono la riapertura del programma di acquisti netti dopo un ulteriore taglio dei tassi entro il 2019 ( a firma di Draghi o Christine Lagarde) e dunque solo se opportuno: nella misura di 15 miliardi al mese (annuncio in settembre secondo S&P’s) oppure 30 miliardi al mese (Capital economics con annuncio in novembre). Per svariati mesi.

Ma il Consiglio direttivo potrebbe annunciare soltanto l’avvio di una revisione della metodologia e dei termini degli acquisti, aprendo la strada a grandi potenzialità future oltre all’attuale ammontare già acquistato pari a circa 2.600 miliardi di euro.

La modifica del mandato

Un altro importante cambiamento in arrivo, se necessario, è anche quello della modifica della definizione di “stabilità dei prezzi”, che è nel Trattato e dunque nel mandato. Il mandato della Bce non entra però nel dettaglio, non definisce cosa è la stabilità: ed è stata la Bce stessa a definire l’obiettivo della stabilità dei prezzi come un'inflazione che continui stabilmente a convergere «su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine».

Il Consiglio direttivo al momento è favorevole a una maggiore enfasi sulla simmetria del mandato, ovvero dare un messaggio forte e chiaro sulla maggiore tolleranza sui movimenti dell’inflazione che può oscillare tanto “sotto o inferiore” quanto “sopra o superiore” il 2%.

Per modificare la definizione della stabilità dei prezzi, come fortemente consigliato dal governatore della banca centrale finlandese Olli Rehn in un’intervista esclusiva al Sole24Ore, è necessaria una revisione formale del mandato: un processo lungo e laborioso che può, in prospettiva, aumentare e rafforzare in maniera decisiva l’impatto delle decisioni di politica monetaria della Bce.

Riproduzione riservata ©
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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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