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Bce incalza Carige sulla governance

di Laura Galvagni e Marigia Mangano

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(Davide Gentile)


3' di lettura

Chiuso l’aumento di capitale, con un successo in parte inatteso alla vigilia, la Bce apre un altro fronte di serrato dibattito con Banca Carige. Nei giorni scorsi, a quanto si apprende, la Vigilanza avrebbe messo nero su bianco diverse perplessità rispetto all’attuale assetto di governance, in termini principalmente di dinamiche legate al consiglio e alla sua composizione. Gli appunti mossi dalla Banca centrale a Carige sono diversi ma legati sostanzialmente da un unico filo conduttore: l’analisi qualitativa degli amministratori attualmente in carica.

In particolare, la Bce metterebbe sotto osservazioni tre aspetti fondamentali: da un lato le gestione effettiva del consiglio, quindi le modalità di condivisione delle informazioni (non perché manchi il flusso informativo ma per come questo viene poi dipanato), e infine il profilo vero e proprio dei membri del board.

Questo si interseca con un’altra missiva della Vigilanza recentemente fatta recapitare a Malacalza Investimenti. La Bce avrebbe di fatto autorizzato la famiglia ligure a salire fino al 28% dell’istituto ma al contempo avrebbe posto dei paletti in materia di futura “rappresentanza” del socio in consiglio. Come già noto la famiglia Malacalza non potrà esercitare sulla banca un’influenza sulla gestione operativa configurabile come attività di direzione e coordinamento. Tanto che Malacalza Investimenti lo scorso 27 novembre ha modificato lo statuto, e in particolare l’articolo 3.1, inserendo dopo le parole «coordinamento tecnico, amministrativo e finanziario delle società partecipate» le parole «fatto salvo quanto di seguito previsto con riferimento a banche e gruppi bancari». Per questo genere di partecipate alla società sarà infatti «preclusa l’assunzione delle funzioni di direzione e coordinamento». Il verbale dell’assemblea che ha certificato l’avvenuta modifica dello statuto è già stato fatto recapitare a Banca d’Italia e Bce. Quest’ultima, ha prontamente risposto chiedendo, a quanto si apprende, uno sforzo successivo. In merito, va precisato che la nuova formulazione dello statuto non impedisce a Malacalza Investimenti di continuare a esprimere la maggioranza dei consiglieri di amministrazione dell’istituto. La società è da tempo il primo socio della banca e in quanto tale ha diritto ad avere i propri uomini in consiglio, nell’assemblea dell’aprile 2016 la famiglia ha indicato 10 dei 15 amministratori dell’istituto, tra i quali anche il presidente Giuseppe Tesauro. In virtù di ciò Bce avrebbe però chiesto particolare attenzione nella definizione delle candidature per l’ingresso nel board. Avrebbe sostanzialmente fornito delle indicazioni rispetto al profilo e alle competenze che dovranno appartenere ai diversi candidati. Interpellata rispetto a ciò la famiglia ha risposto con un secco «no comment». Allo stesso modo non ha voluto commentare il fatto che, all’interno di questa dinamica, Malacalza Investimenti sia pronta a salire al 28% della banca. Tanto che avrebbe già a disposizione i diritti per intervenire nella parte di inoptato, il che porterebbe l’investimento complessivo attorno ai 140 milioni di euro.

I diritti per la quota di aumento di capitale non ancora sottoscritta, peraltro, saranno trattati a partire da venerdì 15 dicembre dopo che il 12 dicembre Consob ha dato il via libera alla pubblicazione del nuovo prospetto informativo sulla situazione della banca alla luce delle ultime operazioni, come la vendita per 80 milioni di euro dell’80% di Creditis e la cessione di un portafoglio di 1,2 miliardi di euro di crediti deteriorati. La diffusione di un documento aggiornato era necessaria a garantire una completa e corretta informazione a chi abbia aderito all’aumento di capitale. Va ricordato, in merito, che l’iniezione di liquidità da 560 milioni, ha ricevuto adesioni per 331 milioni per la parte in azioni, più 46 milioni relativi alla conversione, a cui vanno sommati 120 milioni frutto degli accordi di garanzia di prima allocazione. In tutto, più o meno 497 milioni.

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