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Lagarde: favorevole a politica monetaria accomodante e a riforma regole di bilancio

Parole nel segno della piena continuità rispetto alla politica monetaria condotta dalla Bce sotto la guida di Mario Draghi. Sono quelle che Christine Lagarde ha messo nero su bianco in risposte scritte a domande presentate da membri del Parlamento europeo

di Corrado Poggi


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4' di lettura

Parole nel segno della piena continuità rispetto alla politica monetaria condotta dalla Bce sotto la guida di Mario Draghi. Sono quelle che Christine Lagarde ha messo nero su bianco in risposte scritte a domande presentate da membri del Parlamento europeo. L'ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale che in passato ha più volte elogiato nella sua funzione la misure adottate dall'Eurotower, si è detta favorevole a mantenere in un avvenire prevedibile l'attuale politica monetaria accomodante di sostegno all'economia dell'eurozona.

Non solo, la futura presidente della Bce è favorevole anche a una revisione delle regole che fissano i paletti per i bilanci nazionali ed anche alla creazione di un strumento per aiutare l'Eurozona ad affrontare momenti di difficoltà. Lo scrive il Financial Times online. Lagarde ritiene in particolare che la revisione delle regole offrirà l'occasione «per valutare l'efficacia dell'attuale quadro normativo e discutere delle opzioni per la sua riforma».

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Per quanto riguarda il primo aspetto, quello della politica monetaria, Lagarde ha sottolinea come «l’espansione economica dell'eurozona ha rallentato di recente e i rischi sulle prospettive di crescita rimangono orientati al ribasso. Di conseguenza è chiaro che la politica monetaria deve rimanere altamente accomodante nel prossimo futuro». Nella sua risposta, la Lagarde ha ricordato che se le misure prese in questi anni dal consiglio direttivo della Banca centrale hanno permesso di allontanare lo spettro della deflazione e hanno offerto sostegno a crescita e occupazione, nondimeno «l'inflazione è rimasta costantemente sotto il target di lungo periodo della Bce», ovvero vicino ma sotto il 2 per cento.

Di recente, ha aggiunto «l’espansione economica dell'eurozona ha dato segnali di rallentamento e le prospettive di crescita sono in calo». A questo peggioramento - ha spiegato la Lagarde riprendendo da vicino la formula ormai classica dello statement post-meeting di politica monetaria della Bce - hanno contribuito i fattori geo-politici, le pressioni protezionistiche e le vulnerabilità dei mercati emergenti.

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Riguardo alle misure da prendere in un prossimo futuro, se da una parte la Lagarde ha spiegato di non ritenere che la politica monetaria sui tassi abbia toccato il fondo, dall'altra ha aggiunto che appare chiaro «che i tassi bassi hanno implicazioni per il settore bancario e per la stabilità finanziaria in generale», una tesi cara alla Germania e ai paesi nordici che da tempo attribuiscono alle politiche della Bce lo stato di grave sofferenza lamentato dagli istituti di credito tedeschi.

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«La Bce ha un'ampia scatola di attrezzi a sua disposizione – ha aggiunto – e deve essere pronta ad agire. Il mix giusto di strumenti da impiegare dipenderà dalla natura degli shock che vanno a impattare l'outlook dell'inflazione oltre che le condizioni dei mercati finanziari».

Le nuove misure di politica monetaria, che verranno con ogni probabilità annunciate al termine della riunione del 12 settembre a Francoforte – la penultima di Draghi – dovrebbero includere un possibile ribasso di tassi sui depositi overnight (già ora negativi allo 0,4%) ma anche una riproposizione del Bazooka, ovvero il programma di acquisti netti di titoli di stato e corporate.

Per quanto riguarda poi il secondo punto, quello delle regole di bilancio cui devono sottostare i Paesi Ue, per la prossima presidente della Bce
le modifiche dovrebbero servire soprattutto a incentivare i Paesi dell'Eurozona a creare, durante i cicli economici positivi, margini da utilizzare poi nei momenti di difficoltà.

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Nei giorni scorsi, sempre il Financial Times aveva dato conto di un documento tecnico di riflessione, elaborato a livello di funzionari della Commissione europea, in cui si prospetta la possibilità di rivedere le regole Ue fissate dal Patto di stabilità - e non solo - alla luce delle difficoltà a rispettarne paletti e obiettivi emerse in questi anni. Una notizia poi sostanzialmente smentita da Bruxelles. Qualche settimana fa, davanti agli europarlamentari, la futura presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva assicurato che si sarebbe utilizzata tutta la flessibilità prevista dall'attuale quadro normativo per sostenere gli
investimenti e la crescita.

La Lagarde ha inoltre indicato di attendersi che la Brexit abbia un impatto limitato sul settore finanziario dell'Eurozona. «Le misure adottate sino ad ora – ha osservato Lagarde - hanno contribuito a limitare l'impatto che l'uscita del Regno Unito dalla Ue potrebbe avere sui servizi finanziari nell'eurozona. Ad ogni modo il tempo che rimane dovrebbe essere utilizzato sia da gruppi finanziari che dalle imprese non finanziarie per continuare a prepararsi a tutti gli esiti possibili. Le autorità europee, inclusa la Bce, dovrebbero continuare a monitorare da vicino gli sviluppi da qui al 1° novembre e adottare nel caso le contromisure necessarie».

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    Corrado PoggiRedattore Radiocor

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese, francese e spagnolo

    Argomenti: Bce, politica monetaria, società di rating, compagnie farmaceutiche, trasporti e auto

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