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Bce, Nato, def i primi «salti» dal contratto ai fatti

di Lina Palmerini


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Ansa

2' di lettura

A poche ore dall’insediamento e la fiducia, per il premier Conte e non solo per lui, non c’è tempo per la luna di miele. Debutta al G7 e non sarà un primo test facile soprattutto per il clima di scontro che troverà sui dazi e certo la dichiarazione di Salvini che “giustifica” Trump contro «la prepotenza tedesca» non lo aiuta. C’è pure il dossier sulle sanzioni alla Russia su cui si è molto sbilanciato nel suo discorso alle Camere ma con cui deve fare i conti già lunedì nell’incontro con il segretario generale della Nato Stoltenberg che ha detto di non vedere «l’ora di incontrare» il premier. Di nuovo, le posizioni del vicepremier leghista non aiutano visto che ieri ha continuato a martellare contro le sanzioni. E ancora, ad accorciare la “festa” dell’esordio potrebbe aggiungersi la Bce che il 14 riunisce il consiglio direttivo e potrebbe fare una prima valutazione sui tempi e le modalità per una graduale riduzione del Qe, il programma di acquisti da 30 milardi al mese che fino a settembre terrà più bassa la temperatura dello spread. Già in questi giorni c’è stato un rialzo che comunque non allarma visto che l’ombrello monetario di Draghi resta aperto ma se si cominicerà a delineare un percorso di rientro degli acquisti, quelle stesse scadenze entreranno di prepotenza sulle misure costose previste dal contratto.

Ecco quindi che lo spazio dalle parole ai fatti comincia a restringersi e quasi ad azzerarsi mettendo quel “contratto” di cui Conte si è definito «garante» alla prova della realtà. E non solo fuori dai confini nazionali. Sempre ieri, è apparsa sulla scena un’altra partita che presto si giocherà “in casa”, quella sulla Cassa depositi e prestiti. Non c’è in ballo solo il rinnovo dei vertici - e quindi il più ampio puzzle delle nomine per Di Maio e Salvini - ma pure il ruolo che avrà. E su questo è arrivato un netto altolà dal presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, che ieri ha sbarrato la strada a un cambio di mission della Cdp «che metta a repentaglio il risparmio degli italiani». Le fondazioni che sono socie di minoranza con il 16% del capitale in Cdp, hanno quindi aggiunto un altro paletto alle possibili ambizioni e progetti del nuovo Governo che così comincia presto a fare i conti fuori dal recinto di quel contratto.

E si cominciano presto a misurare pure le diversità tra due partiti che hanno rappresentanze molto diverse: il caso Anac, per esempio, ha rimesso Lega e 5 Stelle su strade opposte. Il premier, in sintonia con Salvini, aveva criticato Raffaele Cantone ma ieri il ministro delle Infrastrutture, il grillino Danilo Toninelli, ha voluto incontrarlo e rilanciare la collaborazione.

Ci sarà il tempo ancora lunedì per festeggiare, se davvero l’esito delle elezioni amministrative sarà quello delle previsioni dei sondaggisti che parlano di una nuova affermazione dei due partiti, poi si passerà dalle misure del contratto alla stesura del Def (il 20 giugno) che aprirà la stagione delle “spine” della legge di bilancio.

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