credito e regole

Bce: nessun obbligo extra per le banche

di Alessandro Merli

3' di lettura

La vigilanza della Banca centrale europea respinge le accuse di aver oltrepassato i limiti del proprio mandato nel proporre nei giorni scorsi, in un’aggiunta alle linee guida sul trattamento dei nuovi crediti deteriorati (Npl), regole più stringenti sugli accantonamenti.

In una lettera al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che aveva sollevato la questione delle competenze in una missiva al presidente della Bce, Mario Draghi, Danièle Nouy, presidente del consiglio di vigilanza dell’istituto di Francoforte, replica che il rapporto sugli Npl del Comitato europeo sui servizi finanziari e quello della Commissione «incoraggiano la Bce, dove necessario, ad applicare la misure rilevanti sul secondo pilastro», le indicazioni prudenziali alle banche. La proposta della Bce ha suscitato vivaci proteste soprattutto in Italia, uno dei Paesi dove il livello degli Npl è più alto, e dove la linea della Commissione viene interpretata in modo opposto.

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La bozza presentata dalla Bce, dice la signora Nouy nella lettera a Tajani, «non crea obblighi addizionali per le banche e quindi non va oltre l’attuale quadro di regolamentazione. Chiarisce, nell’interesse della trasparenza, quello che la Bce si aspetta dalle banche nel momento in cui devono rispettare le disposizioni esistenti. Siamo dell’opinione che la bozza di addendum ricada pienamente nel mandato di vigilanza e nei poteri della Bce. È infatti un obbligo della Bce, all’interno del suo mandato di vigilanza, di affrontare questa vulnerabilità chiave nel sistema bancario europeo». L’alto livello di Npl (865 miliardi di euro, un’eredità della crisi che grava ancora sui bilanci delle banche dell’eurozona) «presenta un rischio alla solidità di molte banche sotto la nostra vigilanza», osserva la lettera, e affrontarlo è una delle priorità della vigilanza europea.

La signora Nouy ricorda anche che il documento è sottoposto a consultazione delle parti interessate fino all’8 dicembre e che nelle prossime settimane incontrerà i parlamentari europei, in una regolare audizione della commissione economia e finanza, e in quella occasione potrà fornire ulteriori chiarimenti.

In serata la replica del presidente Tajani: «Resto profondamente preoccupato per il fatto che ulteriori obblighi, in conflitto con le disposizioni legislative, possano essere imposti alle banche senza il necessario coinvolgimento del legislatore nel processo decisionale. Il Parlamento Europeo - ha aggiunto - è pronto a esaminare qualsiasi proposta legislativa della Commissione sugli Npl».

In precedenza, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva dichiarato ai giornalisti di non voler commentare l’iniziativa della Bce (che ha suscitato controversie in Italia anche perché contiene l’annuncio di voler presentare nel primo trimestre 2018 indicazioni riguardanti gli Npl esistenti, un problema ben più grave rispetto ai nuovi crediti deteriorati trattati nell’addendum), ma che «è interesse dell’Italia uno smaltimento delle sofferenze ordinato e rapido». Il Tesoro ricorda che fra il dicembre 2016 e l’agosto 2017 le banche italiane hanno ridotto gli Npl netti del 25% e che nuove operazioni porteranno a un ulteriore taglio. «Le banche – ha detto Padoan in un’intervista ai telegiornali Rai – rimangono un problema, ma sempre meno visibile. Nei molti colloqui che ho avuto con investitori internazionali non se n’è parlato».

Il Fondo monetario ha intanto espresso nuovamente il suo appoggio alla decisione della vigilanza della Bce. Ma l'Fmi ha precisato che è importante che questa riguardi solo i nuovi crediti deteriorati, e non anche quelli già esistenti nei bilanci delle banche. «Appoggiamo fortemente la recente proposta della Bce – ha detto il direttore del dipartimento europeo, Poul Thomsen – per rafforzare gli accantonamenti contro gli Npl. È il momento giusto per farlo. Non è affatto una misura sproporzionata, dato che riguarda solo i nuovi Npl, e non il largo stock esistente». Thomsen ha aggiunto che si tratta di ciò di cui l’Italia ha bisogno per rafforzare la fiducia nel proprio sistema bancario, notando peraltro che recentemente sono stati realizzati «importanti progressi» nello sforzo di ripulire i bilanci delle banche.

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