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Bce, la nuova agenda Lagarde tra falchi, colombe e il tabù del surplus tedesco

L’ex numero uno del Fmi inizia il suo mandato in un clima rovente: tensioni nel board, l’eredità pesante di Draghi e la sfida, anche politica, a un colosso come la Germania. Ecco cosa la aspetta nei suoi otto anni a Francoforte

di Isabella Bufacchi


Bce: Draghi all'ultima riunione, otto anni a difesa euro

4' di lettura

Negli scatoloni del trasloco di Mario Draghi dall’ufficio del 40° piano della Bce, è finito il casco prussiano che gli fu regalato da Bild-Zeitung nel 2012. Il Pickelhaube invitava il neo-presidente a vigilare sulla stabilità dei prezzi con rigore tedesco: nel 2014 prima del QE1 e ora prima del QE2 , il tabloid contrario come la Bundesbank agli acquisti a oltranza di titoli di Stato ne ha reclamata la restituzione, invano.

Quando il 4 novembre Christine Lagarde entrerà nell’ufficio della presidenza, non troverà l’elmetto prussiano ma una cassetta degli attrezzi piena di misure di stimolo, convenzionali e non, in corso per un prolungato periodo di tempo: tassi negativi a -0,50 e con altri cali già attesi dal mercato; forward guidance rafforzata; secondo programma di acquisti che si aggiunge ai 2.650 miliardi del QE1, con nuovi titoli che entrano nel bilancio della Bce oggi, al ritmo di 20 miliardi al mese senza scadenza prefissata; terza serie di TLTRO con condizioni generose per sostenere il credito a famiglie e imprese; innovativo tiering sulle riserve in eccesso delle banche, per attutire gli effetti collaterali dei tassi negativi. Strumenti collaudati da Draghi, alcuni sotto monitoraggio stretto per intercettare effetti indesiderati, altri da ritoccare.

L’agenda di Lagarde e lo scontro falchi-colombe
Sul foglio lasciato in bianco da Draghi sulle “cose da farsi”, sta alla Lagarde stilare la lista delle priorità. Spetterà a lei, a detta di molti, ricucire alla svelta qualche strappo di troppo nel Consiglio direttivo. La chiassosa rivolta dei falchi, vecchi e nuovi, dopo l’approvazione a larga maggioranza dell’ultimo “pacchetto Draghi” non fa bene alla Banca, né per la sua immagine esterna, né per l’efficacia e la chiarezza della sua comunicazione ai mercati, né per il clima interno.

Il dibattito è variegato e più di prima: chi è vicino agli interessi delle banche è perplesso sui tassi negativi (il vicepresidente De Guindos ), chi avrebbe rinviato il QE2 (Germania, Austria, Olanda, Francia, Estonia), chi non ha gradito la tempistica dell’ultimo “pacchetto Draghi” (Slovenia), chi non vede pericoli eccessivi nell’inflazione lontana dall’obiettivo o nel rallentamento economico nell’area dell’euro.

È bastato che Lagarde indicasse all’Europarlamento che in Bce continuerà ad essere molto sensibile al tema del cambiamento climatico per avere un Weidmann che giorni fa ha scandito: «Gli acquisti di attività devono essere riservati a situazioni eccezionali, in nessuna circostanza devono andare avanti indefinitamente. Una politica monetaria con obiettivi ambientali rischia di essere sovraccaricata, mettendo in discussione l’indipendenza della banca». Dunque, un no secco al QE verde e alla formula «open-ended». Questa è l’aria che tira e non solo nel Consiglio.

Ma anche le colombe si fanno sentire. Il governatore Ignazio Visco ha ribadito ancora ieri i concetti del suo discorso di settembre a Lanciano, secondo il quale l’«eccessiva prudenza» è controproducente, e il Consiglio direttivo « ha risposto in modo tempestivo, appropriato e proporzionato al peggioramento» dove «il programma di acquisti è probabilmente lo strumento più efficace nelle attuali condizioni».

L’assist dei due «draghiani» nel board
Lagarde, che ha già detto di appoggiare pienamente la politica ampiamente accomodante in corso, potrà contare su due nuovi membri del Board molto “draghiani”: Fabio Panetta, che dal primo gennaio siederà al posto di Benoît Cœuré, e il neo capo economista Philip Lane. Dialogare di politica monetaria con la tedesca Isabel Schnabel sarà più facile rispetto al falco di ferro Sabine Lautenschläger uscita dal Board ieri.

Il QE2, stando a stime non Bce ma condivise da Cœuré (che si è espresso contro il nuovo programma), avrebbe solo un anno scarso di tempo prima di raggiungere per alcuni titoli di Stato i limiti imposti dalla chiave capitale e dal tetto al 33% su emittenti ed emissioni. Modificare le modalità di acquisto stabilite da un team guidato da Weidmann e Cœuré è terreno minato e l’aggiunta di nuove tipologie di titoli è impervia. Lagarde ha tuttavia già detto che guiderà come Draghi una Bce agile, innovativa, capace di adattarsi velocemente ai cambiamenti.

Un altro passo molto atteso con l’arrivo di Lagarde è l’avvio della revisione della definizione della stabilità dei prezzi nel mandato, che la Bce ha stabilito come «inferiore ma vicina al 2% sul medio termine» . C’è chi preme anche per rinvigorire la simmetria, pari lotta contro inflazione troppo alta o troppo bassa, troppo a lungo.

Le sfide aperte per l’era Lagarde
Le sfide aperte per Lagarde non finiscono qui. Lagarde dovrà attenuare e rimarginare le divisioni interne al Consiglio direttivo tra falchi e colombe; ripristinare un clima più disteso di dialogo e di confronto, fermo restando che in Bce le decisioni vengono sempre prese collegialmente e a maggioranza; ricucire gli strappi interni e migliorare l'immagine esterna della banca dopo le clamorose dimissioni a sorpresa della tedesca Sabine Lautenschläger e spiegare meglio la politica monetaria e i suoi strumenti in Germania e nei Paesi core dove sale il coro delle voci dei falchi più scettici nei confronti dell'efficacia del QE2 e soprattutto dei tassi negativi.

Per Lagarde le sfide vano anche dal cambiamento climatico alle criptovalute; dalle problematiche della vigilanza su fintech, shadow banking e riciclaggio di denaro sporco all’Unione bancaria in stallo sulla garanzia unica sui depositi e sulla liquidity line per la risoluzione delle banche; dall’unione del mercato dei capitali insabbiata sull’armonizzazione delle leggi sulla liquidazione ai muri di sbarramento sui safe asset.

Ma su tutto, le aspettative più alte per l’era Lagarde si ripongono nella capacità della nuova presidente di convincere gli Stati membri dell’euro che la Bce non può fare tutto da sola e che la politica monetaria è più efficace, e più velocemente, se accompagnata da politiche fiscali altrettanto espansive.

Lagarde, come da lei puntualizzato all’audizione in Parlamento europeo per la sua candidatura in Bce a inizio settembre, ha alle spalle un’esperienza maturata in 40 anni di alti incarichi nel settore pubblico e privato(Backer McKenzie dal 1980 al 2005, ministro del commercio e dell’Economia e Finanze dal 2005 al 2011, direttore generale FMI dal 2011 al settembre 2019).

Nulla la spaventa. E lo ha dimostrato alla vigilia del suo ingresso in Bce: in un’intervista alla radio francese Rtl, si è tolta un sassolino dalla scarpa prima di indossare i nuovi panni del banchiere centrale. Germania e Olanda, ha detto esplicitamente, dovrebbero usare il surplus per investire in infrastrutture, istruzione e innovazione.

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