ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di aprile

Bce, un po’ di chiarezza sugli acquisti pandemici

Il riemergere di qualche frizione tra falchi e colombe rende opportuna qualche indicazione in più su cosa aspettarsi a proposito della fine del maxi piano Pepp

di Riccardo Sorrentino

Bce, altri 500 miliardi di aiuti fino a marzo 2022

4' di lettura

Un po’ di chiarezza. Superando le divisioni. Di questo Eurolandia ha bisogno, da parte della Banca centrale europea. Negli ultimi giorni voci contraddittorie si sono sovrapposte, segnalando il possibile ritorno di una frattura tra “falchi” e “colombe” e la difficoltà – ne ha parlato, tra gli altri, Erik Nielsen di Unicredit Bank nella sua lettera domenicale – della presidente Christine Lagarde di mantenere insieme il timone dritto della politica monetaria e l’equilibrio da lei creato tra rigoristi e tolleranti.

Il destino del Pepp

Il nodo è il destino del Pepp, il piano di acquisti pandemico che dovrebbe essere terminato, secondo modalità ancora da definire, a marzo 2022. I progressi, lenti ma costanti, del programma vaccinale permettono già di guardare, malgrado le persistenti incertezze, al di là della crisi economica legata al virus; e forse lo impongono. È a questo proposito che le voci si sono sovrapposte. Il governatore olandese Klaas Knot, in un’intervista alla Reuters, ha per esempio spiegato che «dal terzo trimestre in poi possiamo iniziare a diminuire gradualmente gli acquisti pandemici per concluderli come previsto entro marzo 2022», ovviamente se le condizioni economiche evolveranno a favore di una maggiore crescita e una maggiore inflazione.

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Fino a quando?

Non era quello che gli investitori avevano capito: gli acquisti pandemici, leggevano sul comunicato ufficiale della Bce, continueranno in ogni caso finché il consiglio direttivo «non giudicherà che la crisi legata al coronavirus sia finita»; ovvero, pensavano, fino a quando non si fosse annullato l’effetto economico della pandemia e quindi, forse un po' troppo ottimisticamente fino a quando il pil di Eurolandia non avesse raggiunto o non fosse diretto con decisione verso i livelli precrisi.

L’eredità del piano pandemico

Dichiarazioni in senso opposto, rispetto alle parole di Knot, non sono mancate: il governatore francese François Villeroy de Galhau, per esempio, ha detto che una parte del Pepp potrebbe essere incorporato dal quantitative easing “normale”, il programma App, che potrebbe quindi essere ampliato. Non ci sono state però dichiarazioni da parte dei componenti del board della Bce, a parte la ripetizione delle formule ufficiali usate da tempo (lo hanno fatto sia Lagarde in un evento Reuters sia il vicepresidente Luis de Guindos al Parlamento europeo). Un po' di chiarezza – ufficiale e in sedi ufficiali – sarebbe però opportuna. Sia pure in anticipo rispetto alla pubblicazione delle proiezioni di giugno.

Il controllo delle condizioni di finanziamento

Anche perché la situazione di Eurolandia lo richiede. La Bce ha spiegato, in occasione della riunione di marzo, di voler tenere sotto controllo le condizioni finanziarie – anzi, «di finanziamento», ha detto, quasi a sottolineare qualche differenza con il concetto macroeconomico, forse troppo semplicistico – di Eurolandia per evitare che diventino troppo rigide rispetto ai fondamentali economici. Lo stesso Knot, un falco, non ha escluso un aumento di acquisti per contrastare rialzi indesiderati dei rendimenti nel caso in cui non fossero giustificati. Come è avvenuto nelle ultime settimane, in cui si sono mosse in risonanza con quelli americati sospinti dal maxi piano fiscale di Biden e dai connessi timori di un rialzo dell'inflazione Usa.

Il rialzo dei rendimenti

I RENDIMENTI DAL 2020
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Da marzo, però i rendimenti sono ulteriormente saliti sia pure di poco. La curva dei rendimenti dei bond, ponderati per il pil del paese emittente, mostra un ulteriore riavvicinamento ai livelli delle prime fasi della crisi, con l’eccezione dei tassi a più breve termine, che la Bce tiene sotto controllo più stretto (perché più importanti per la trasmissione della politica monetaria).

Aspettative di inflazione in ripresa

Anche le aspettative di inflazione, misurate dagli inflation rate swaps 5y5y sono tornate al di sopra della soglia dell’1,5%, da cui mancavano da tempo. È chiaro che i due fenomeni – rialzo dei rendimenti e rialzo delle aspettative – possono alimentarsi l’un l’altro, nel breve periodo, sui mercati; ma proprio per questo motivo occorrono indicazioni chiare dalla banca centrale.

Decennali «sotto controllo»

EUROLANDIA, RENDIMENTI DEI BOND A 10 ANNI
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Ingrandendo un solo aspetto della curva dei rendimenti, emerge con una certa chiarezza che il rialzo dei rendimenti dei decennali è stato in realtà interrotto. Non si è però tornati indietro: nelle ultime sedute hanno oscillato in un corridoio relativamente ristretto, suscitando di nuovo – tra gli analisti – l’ipotesi di un controllo dei rendimenti da parte della Bce (che però appare infastidita da queste ricostruzioni). Non è chiaro fino a che punto questo nuovo livello sia compatibile con la situazione di Eurolandia: la Bce continua a dire che l’attuale (e il futuro) rialzo dell'inflazione sarà temporaneo, anche se evidentemente le prospettive di una ripresa non possono non trasferirsi anche sui bond.

Euro in flessione

L'EURO SULLA MEDIA DI LUNGO PERIODO
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É il cambio effettivo che ha fatto invece marcia indietro: l’euro si è avvicinato e ha anche toccato nei giorni scorsi la media di lungo periodo, che è una misura “naif”, semplicistica, del valore di equilibrio, per poi risalire leggermente. Il cambio influisce solo marginalmente sulle condizioni finanziarie – e meno ancora sulle condizioni di finanziamento “olistiche” prese in considerazione dalla Bce – ma è un sollievo per le importazioni e per molte imprese industriali, che in questa fase trainano l’economia.

Costo del credito ai minimi in Italia

COSTO DEL CREDITO - IMPRESE NON FINANZIARIE
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Il costo del credito – uno degli anelli finali, dal punto di vista strettamente monetario, della catena di trasmissione della politica delle banche centrali – mostra una situazione in realtà molto tranquilla, compatibile con il sostegno alla ripresa che la Bce vuol dare. In Italia ha toccato nuovi minimi, in Francia resta a livelli molto bassi, i più bassi tra i grandi paesi di Eurolandia, ovunque appaiono sotto controllo. Analogamente i prestiti alle imprese, dopo l’accelerazione della prima fase della pandemia – quando erano necessari per “sopravvivere” – continuano a crescere a un ritmo più moderato. I dati sono fermi a febbraio, ma il forte indebitamento che è stato contratto non sembra al momento aver limitato, in aggregato, il ricorso al credito.

Rallentano i prestiti

LA CORSA DEI PRESTITI ALLE AZIENDE
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Le tensioni sui mercati finanziari non sembrano quindi trasferirsi all’economia reale, non minacciano la ripresa, ma non chiedono neanche un ulteriore stimolo monetario. Un motivo in più, quindi, per capire come la Bce intenda uscire dall’intervento d’emergenza. Non necessariamente in termini di previsioni sui tempi – le parole di Knot sono dichiarazioni di intenti, politiche, non certo proiezioni, oggi troppo incerte – ma sicuramente in termini di “funzioni di risposta”. A cosa bisogna guardare, quindi, per capire se una riduzione degli sforzi, o meglio un loro annuncio, si sta davvero avvicinando.


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