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Bce, la rivincita di Draghi: «L’euro mai così popolare»

La lezione alla Cattolica. Il presidente Eurotower attacca il populismo e difende la virtù del coraggio. Ottimista sull'Europa: «Oggi a essere messo in discussione è chi dubitava»

di Riccardo Sorrentino


Draghi a Milano: sono ottimista sul futuro dell'Europa

4' di lettura

Un manuale di leadership. Una difesa delle scelte della Banca centrale europea. Un elogio dell’Europa. Contro sovranisti e populisti, i dubbiosi ora oggetto di dubbi. È stata tutto questo la lectio magistralis che il presidente della Bce Mario Draghi ha tenuto ieri in occasione della consegna della laurea honoris causa conferita dal Rettore dell’Università Cattolica, Franco Anelli. È stato, a pieno titolo, il discorso conclusivo di otto anni di presidenza. Rivolto ai giovani Draghi ha consigliato tre virtutes (chiamate «caratteristiche buone»): la conoscenza, il coraggio e l’umiltà.

Il suo elogio della conoscenza è la risposta al populismo dell’”università della strada” («Sta scemando la fiducia nei fatti oggettivi, risultati della ricerca», mentre aumenta «il peso delle opinioni soggettive che paiono moltiplicarsi senza limiti, rimbalzando attraverso il globo come in una gigantesca eco», ha detto). «L’incertezza in cui operano i policy maker è sostanziale - ha notato Draghi - A maggior ragione le loro decisioni dovrebbero cercare di essere fondate sulla conoscenza degli esperti».

Esempi: gli accordi di Bretton Woods, animati dalle ricerche empiriche di Ragnar Nurske e dall’esperienza di John Maynard Keynes. Poi i cambiamenti climatici: «È solo grazie al lavoro degli studiosi del clima che possiamo comprendere gli scenari che ci aspettano, i feedback potenziali fra i vari ecosistemi, quantificando i rischi estremi e i costi dell’inazione», con un occhio a settori come «l’agricoltura che in Italia e in molti altri Paesi verrà investita da eventi metereologici sempre più difficili da gestire». Infine, il pacchetto di misure non convenzionali con le quali la Bce si è avventurata in terra incognita: i tassi negativi e gli acquisti di titoli, che oggi - ha sottolineato - si sono dimostrati efficaci.

Una conoscenza perfetta non esiste, ha però ammonito Draghi, gli errori sono dietro l’angolo. Come l’idea che i mercati potessero autoregolarsi, una delle “epidemie narrative” da contrastare: «Gli esperti devono continuamente mettere in discussione le loro ipotesi, riesaminare le evidenze, e saper ascoltare la voce di chi non è d’accordo. Per i policy maker i dissensi sono come uno specchio con cui osservare le proprie azioni» e «uno strumento con cui spezzare la forza delle narrative dominanti».

Per questo occorre anche coraggio, la seconda virtù: «Anche il non agire rappresenta una decisione». Tre sono, per Draghi, gli ostacoli alla decisione: «L’inazione trova la sua radice nella convinzione che l’esistente non abbia bisogno di modifiche, anche quando tutta l’evidenza e l’analisi indicano la necessità di agire». Un esempio è il varo del meccanismo europeo di stabilità (Esm), della vigilanza bancaria europea, del Fondo di risoluzione unico per i quali è stato paventato un rischio di moral hazard. Il secondo ostacolo è l’opposizione degli interessi costituiti. Qui l’esempio è la riforma dei mercati del lavoro per le quali «i governi hanno saputo distinguere gli interessi costituiti dall’interesse pubblico». Il terzo ostacolo sono i dubbi sulla legittimità ad agire, e qui il richiamo immediato è alle molte sfide legali portate alla Bce. «Il coraggio necessario per agire venne dalla convinzione che i rischi incombenti sarebbero stati assai maggiori se non avessimo fatto nulla», ha detto.

La virtù dell’umiltà è forse, più precisamente, la virtù del rispetto, della democrazia innanzitutto (e anche questa è una risposta alle critiche sovraniste e populiste). «Le banche centrali - ha detto Draghi - sono potenti e indipendenti ma non sono elette dai cittadini: è un assetto accettabile solo se esse agiscono sulla base di un mandato chiaramente definito dato da coloro che sono eletti e a cui devono pubblicamente rispondere». Agire al di là dei propri poteri («ultra vires», ha detto Draghi), è inaccettabile. Draghi ha colto qui l’occasione di difendere l’operato della Bce durante la crisi greca. «Il sostegno dato alla Grecia fu sostanziale: al suo picco, la somma dei prestiti erogati alle banche del Paese raggiunse 127 miliardi, corrispondenti al 71% del Pil; ma i finanziamenti non furono mai né incondizionati né illimitati».

Analogamente, quell’umiltà è rispetto delle prerogative del governo, la politica fiscale. Per Draghi l’indipendenza di una Banca centrale è una «indipendenza nell’interdipendenza» che «non impedisce un dialogo con il governo quando è evidente che esso consentirebbe un più rapido ritorno alla stabilità dei prezzi». L’esempio è quello degli Stati Uniti: qui « dal 2009 al 2018 il disavanzo primario strutturale è stato in media pari al 3,6% del Pil potenziale, nell’area dell’euro si è registrato un avanzo pari allo 0,5%. È una delle ragioni per cui i tassi di interesse hanno potuto risalire più velocemente negli Stati Uniti».

L’ultimo messaggio di Draghi è ai giovani e all’Europa. «Nella storia le decisioni fondate sulla conoscenza, sul coraggio e sull'umiltà hanno sempre dimostrato la loro qualità». Qui l’esempio è proprio l’euro («È più popolare che mai»), e l’Europa su cui il presidente della Bce si mostra «ottimista»: «oggi sono coloro che dubitavano a essere messi in discussione», ha detto; oggi «si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare».

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