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Bce in soccorso dei Paesi più esposti: mandato per nuovo scudo anti-spread e reinvestimenti del programma pandemico

Il Consiglio direttivo della Bce convocato in una riunione di emergenza accelera i lavori su nuovo strumento “anti-frammentazione”, lo scudo anti-spread per difendere la trasmissione della politica monetaria

di Isabella Bufacchi

Aggiornato il 15/06/2022 alle ore 15:20

Ecco il nuovo spread che spaventa l’Eurozona

5' di lettura

Il Consiglio direttivo della Bce, in una riunione di emergenza, ha deciso oggi di intervenire con la flessibilità del programma pandemico Pepp contro la speculazione dei mercati per ridurre gli spread eccessivi e “preservare il funzionamento dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria”. La Bce ha deciso inoltre di accelerare i lavori in corso per creare un nuovo strumento “anti frammentazione”.

Il Consiglio direttivo ha potuto attivare la flessibilità nei reinvestimenti dei titoli che scadono nell’ambito del programma di acquisti per l’emergenza pandemica Pepp, in quanto il recente allargamento degli spread «nella situazione attuale del mercato» è stato collegato «alle vulnerabilità nelle economie dell’area dell’euro» provocate dalla pandemia. Bloccare l’allargamento eccessivo degli spread e contenere il rialzo dei rendimenti che va oltre i fondamentali aiuta la Bce nella normalizzazione della politica monetaria.

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Perché il Pepp?
L’attivazione della flessibilità nei reinvestimenti del programma di acquisti per l’emergenza pandemica Pepp è l’unico scudo anti-spread pronto all’uso, al momento, nella cassetta degli attrezzi della Bce. Per questo è stato attivato prontamente oggi.

Il Pepp, programma lanciato il 26 marzo del 2020 e chiuso con la fine degli acquisti netti di attività lo scorso marzo, ha raggiunto un portafoglio titoli da 1.700 miliardi circa, con una quota di titoli italiani attorno ai 280 miliardi, contro i 412 miliardi di titoli tedeschi. La flessibilità nel reinvestimento dei titoli che scadono, mirata a frenare la speculazione e l’allargamento degli spread, significa in teoria che quando scade un titolo di Stato decennale tedesco, il capitale rimborsato viene reinvestito dalla Bce in BTp e non in Bund.

Le OMT non servono ora
L’altro strumento tuttora nel cassetto della Bce, le OMT (operazioni monetarie definitive) del whatever it takes di Mario Draghi, è stato creato nel 2012 in risposta alla crisi del debito sovrano europeo e sebbene sia teoricamente utilizzabile (pur non essendo mai stato attivato) non è appropriato per gestire l’attuale situazione e turbolenza dei mercati perché ha un tipo di condizionalità (la richiesta di aiuto al MES da parte dello Stato colpito dalla speculazione) mirata a evitare l’azzardo morale e a imporre un programma di aggiustamento macroeconomico. Le OMT restano uno strumento valido nel caso di attacco speculativo contro un Paese specifico.

La ricerca di un nuovo strumento anti-frammentazione
Gli squilibri attuali di molti Paesi nell’area dell’euro con alti debiti pubblici sono stati provocati dalla pandemia. Ma la frammentazione è anche una “debolezza” strutturale nell’area dell’euro perché la politica monetaria della Bce è la stessa per 19 (a breve 20) Stati sovrani con politiche fiscali nazionali ed economie diverse.

La Bce va dunque alla ricerca di un nuovo strumento “anti-frammentazione” che abbia caratteristiche meno temporanee, più permanenti. E qui il dibattito tra falchi e colombe si inasprisce e il divario delle diverse posizioni si allarga come gli spread tra titoli di Stato.

In linea di massima, a nessun membro del Consiglio direttivo della Bce piace fissare un target sui rendimenti o sugli spread: perché i mercati tendono a sfondare le soglie prestabilite, soprattutto quando sono convinti che non siano sostenibili o siano artificiali.

Inoltre falchi e colombe divergono nella valutazione del premio di rischio sovrano dei singoli Stati nell’area dell’euro: uno spread da 250 punti base per l’Italia potrebbe essere considerato “equo”, rispetto ai fondamentali, da alcuni falchi, eccessivo da alcune colombe.

Per i falchi, gli spazi per la stretta monetaria sono più grandi di quelli tollerati dalle colombe. Inoltre i falchi temono molto l’azzardo morale, più delle colombe, mentre queste ultime preferiscono fare tutto il possibile per proteggere la crescita economica e i posti di lavoro.

Fino a quando l’area dell’euro non avrà un’unica politica fiscale, safe assets e cioè titoli di Stato europei, un’Unione bancaria e un Mercato dei capitali unico, come ha sottolineato il membro del Board Isabel Schnabel in un discorso pronunciato il 14 giugno a Parigi, la frammentazione rimarrà: questo significa che i premi a rischio dei diversi Paesi, basati sui fondamentali che riflettono diverse vulnerabilità, possono essere esasperati dai mercati e dalla speculazione in situazioni di crisi e di shock, come lo shock della pandemia o lo shock della guerra in Ucraina o lo shock energetico segnato da un’inflazione alle stelle.

Come nasce la riunione oggi
Il Consiglio direttivo si è riunito il 15 giugno alle 11 per poco più di due ore in un meeting di emergenza “ad hoc” per uno scambio di vedute sull’attuale situazione di mercato. La recente turbolenza dei mercati e l’allargamento veloce e ampio degli spread dei titoli di Stato non solo italiani ma di tutti i Paesi nell’area dell’euro periferica hanno spinto la presidente Christine Lagarde a convocare la riunione di emergenza, che si è svolta in videoconferenza.

Il rendimento dei BTp decennali ha toccato il 4%, un livello che non si vedeva dal 2014. Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato in un contesto di normalizzazione della politica monetaria, di fine dell’accomodamento monetario e in vista del rialzo dei tassi d’interesse della banca centrale, è normale. Quello in atto per alcuni paesi nell’area dell’euro potrebbe essere eccessivo, e costituire una “stretta monetaria” abnorme e più forte della normalizzazione graduale voluta dalla Bce.

I 26 membri del Consiglio direttivo della Bce si sono riuniti per discutere e valutare fino a che punto l’aumento dei rendimenti in corso è in linea con la normalizzazione della politica monetaria, e quanto è eccessivo. Spread troppo alti dettati dalla speculazione dei mercati rischiano infatti di fissare un punto di partenza troppo elevato per il costo del denaro per lo Stato, per le banche, per le imprese e le famiglie: e condizioni di finanziamento eccessivamente strette possono danneggiare l’economia e frenare la crescita fino a provocare la recessione.

I contenuti del comunicato
Dopo l’avvio del processo graduale di normalizzazione della politica monetaria nel dicembre 2021, il Consiglio direttivo si è impegnato ad agire contro i rischi di frammentazione che si stanno ripresentando. La pandemia ha lasciato vulnerabilità durature nell’economia dell’area dell’euro che stanno effettivamente contribuendo a una trasmissione disomogenea della normalizzazione della politica monetaria tra le varie giurisdizioni.

Sulla base di questa valutazione, nel comunicato si legge che il Consiglio direttivo ha deciso che applicherà la flessibilità nel reinvestimento dei rimborsi in scadenza nel portafoglio pandemico, al fine di preservare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, condizione essenziale affinché la BCE possa adempiere al suo mandato di stabilità dei prezzi.

Inoltre, il Consiglio direttivo «ha deciso di incaricare i comitati competenti dell’Eurosistema, insieme ai servizi della BCE, di accelerare il completamento della progettazione di un nuovo strumento anti-frammentazione da sottoporre all’esame del Consiglio direttivo».

Riproduzione riservata ©

  • Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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