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Beachwear, l’hi-tech spinge i consumi d’estate

di Marta Casadei

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Costume da bagno Watercult in tessuto che protegge dai raggi Uv


3' di lettura

Innovazione e creatività. La formula di un prodotto moda di successo si ritrova sempre più spesso nella sinergia tra questi due concetti. È il caso del beachwear, segmento che non perde appeal nonostante la crisi, stagione (estiva) dopo stagione. E che “resiste” anche in Italia, un mercato nel quale i consumi di moda sono in fase di stallo. A raccontare di questa tenuta avvenuta quasi in sordina sono i dati di Sita Ricerca: «Nel 2016 i consumi dei costumi da bagno in Italia hanno toccato i 720 milioni di euro (+0,7%), restando sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, positivo anch’esso – spiega Alessandra Mengoli, partner di Sita Ricerca –. In termini di performance, questo segmento è stato il migliore nell’ambito del comparto calzetteria-intimo donna, che invece ha chiuso l’anno passato con un –0,4%, e più dinamico del settore moda in generale».

Un capitolo ben diverso è quello legato all’export: secondo un’elaborazione di Smi su dati Istat, infatti, le esportazioni dei costumi da bagno femminili e maschili sono calate rispettivamente del 4,3% e dell’8% in valore nel periodo gennaio-dicembre 2016. Si tratta del dato peggiore nell’intero comparto calze-intimo-costumi, che ha chiuso l’anno con esportazioni in aumento del 7,5% con performance particolarmente positive in Germania (+21,3%), Hong Kong (+38,5%) e Giappone (+22,7%).

A trainare i consumi italiani, nel 2016, sono stati i costumi donna, le cui vendite assorbono circa i 2/3 del fatturato di settore: «La domanda femminile ha fatto la differenza – continua Mengoli – nel sostenere il mercato, con acquisti trasversali che spaziano dal costume, sia bikini sia monopezzo, ai cosiddetti prodotti fuori acqua (caftani, copricostume, ndr). Gli acquisti da parte del pubblico maschile sono calati, mentre il beachwear junior ha messo a segno un risultato positivo».

Le donne, dunque hanno acquistato costumi nuovi, seguendo i trend di stagione, ma scegliendo di spendere meno rispetto al passato: «I dati mostrano un prezzo medio inferiore rispetto all’anno precedente – continua Mengoli –: si è optato per prodotti meno cari oppure scontati, aspettando le promozioni mid season oppure i saldi». La polarizzazione del mercato, accelerata dalla crisi del 2008-2009, non ha certo risparmiato il segmento beachwear: oggi le proposte si concentrano nelle fasce più basse e più alte del mercato. Da un lato, infatti, si rivelano vincenti le proposte colorate e accessibili di Oysho (gruppo Inditex), H&M, Tezenis (Gruppo Calzedonia) e Yamamay; dall’altro non accennano ad arretrare le creazioni sofisticate e decisamente più costose di La Perla, Eres (marchio del Gruppo Chanel), Parah solo per citarne alcuni.

Costumi interi La Perla e H&M

A muovere il mercato, dal punto di vista dello stile, sono sì le tendenze creative – con il costume intero che, bandito per anni da spiagge e piscine, è tornato protagonista di collezioni colorate, ricche di fantasie e forme che strizzano l’occhio agli anni Novanta e Cinquanta, facendo da contraltare pudico a due pezzi d’ispirazione brasiliana – ma è soprattutto la ricerca. Che si concentra su forme e fit, tali da rendere il costume sempre più simile a una seconda pelle, e sui tessuti, studiati per offrire performance inedite. Cavalcando l’onda, tra le altre cose, della crescente commistione tra sportswear e abbigliamento leisure. Per la P-E 2017, per esempio, l’azienda tedesca Watercult ha lanciato Scubanauts, un costume da bagno tecnico e insieme iperleggero, realizzato con un tessuto made in Italy che garantisce asciugatura rapida, resistenza ai raggi UV, al sale, al cloro e alle creme abbronzanti. La Swim Line di Wolford, invece, è caratterizzata da sottili linee di silicone stampate in 3D sul materiale con l’obiettivo di garantire massimo comfort: da un lato infatti sostituiscono l’elastico e, dall’altro, garantiscono la tenuta e modellano la figura. Oltre agli investimenti in innovazione e creatività, le aziende del beachwear stanno rivoluzionando la propria rete di vendita. Nel 2016 i prodotti del comparto intimo-calze-beachwear sono stati venduti principalmente nelle catene di store monomarca, che hanno assorbito il 38% del mercato.

Un ruolo di primo piano è quello dell’online: nel 2016 ha assorbito il 6,2% del mercato, in aumento di quasi un punto percentuale rispetto all’anno precedente. Il digitale è un canale dalle potenzialità elevate, dunque, nonostante il fitting, e quindi la possibilità di provare un costume, giochi un ruolo decisivo nell’acquisto dei prodotti che appartengono a questo comparto.

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