L’intervista

Beccari (Dior): «Il lusso continuerà a investire nel retail e sull’Italia»

«La Cina è ripartita, l’Europa lo farà presto», è ottimista il ceo e presidente, originario di Parma, che guida la maison del gruppo Lvmh insieme al direttore creativo, l’italiana Maria Grazia Chiuri

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Un flûte di champagne o un bicchiere di lambrusco per Pietro Beccari? Entrambi. O forse, meglio: una baguette – il pane che la Francia ha appena chiesto all’Unesco di considerare patrimonio dell’umanità – farcita con prosciutto di Parma. In alternativa, un gnocco fritto, ma con foie gras. Il presidente e amministratore delegato di Dior non ha bisogno né desiderio di scegliere tra la sua cultura d’adozione, quella francese, e la sua identità italiana. Le ha sapientemente unite ed è forse questo uno dei segreti di Beccari, che Bernard Arnault, presidente di Lvmh, ha voluto prima alla guida di Fendi e poi di Dior, simbolo della couture francese e maison di punta del gruppo del lusso più grande al mondo. Nato e cresciuto in provincia di Parma, da giovanissimo sognava di fare il calciatore, ma è poi diventato uno dei manager più versatili e illuminati dell’alta gamma. La sua flessibilità culturale lo ha sicuramente aiutato ad affrontare l’emergenza Covid. Insieme a un mix di leggerezza emiliana, disciplina mentale, curiosità e disponibilità all’ascolto. In un mondo, quello del lusso, già rivoluzionato da internet, Beccari ha saputo trovare, anche nell’anno della pandemia, la giusta rotta di navigazione per Dior: Lvmh non segmenta i dati delle sue 75 maison, ma a margine del bilancio 2020 ha comunicato che «nel secondo semestre Louis Vuitton e Dior sono cresciute a doppia cifra». Abituato ad andare e tornare dall’Asia in 48 ore, Beccari è fermo a Parigi da un anno, i progetti avviati prima del Covid però hanno tutti preso forma, come il nuovo negozio di Milano, al centro della Galleria Vittorio Emanuele.

Il ceo Pietro Beccari

La data di inaugurazione era fissata per il 2 aprile, la zona rossa ha bloccato tutto. Sareste pronti comunque ad aprire?

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Aspettiamo che le regole lo consentano: il contratto per la boutique risale a 18 mesi fa e non abbiamo mai pensato di tornare sui nostri passi. Anzi,credo che sia stato importante portare avanti tutto ciò che era stato programmato, per dare un segnale interno all’azienda ma anche esterno. La location è straordinaria, una di quelle che le maison del lusso si contendono all’ultimo rilancio, in particolare nei centri storici di città come Milano, Parigi e Londra, dove gli spazi disponibili sono limitati.

Dior ha già una boutique in Monte Napoleone, rinnovata nel 2019 per dare più spazio alle collezioni uomo, e un grande spazio in Rinascente. C’era bisogno di un terzo negozio?

Il quadrilatero del lusso e la Galleria sono complementari e ci consentono di costruire due accessi diversi, per così dire, all’universo Dior. È la stessa complementarietà che vedo tra retail fisico e mondo digitale ed è per questo che la nostra maison, come molte altre di Lvmh e dell’alta gamma, continueranno a investire nei negozi e a farci concorrenza per gli spazi più prestigiosi. Oggi pensiamo ai clienti locali, in prospettiva ai turisti che torneranno ad affollare le città d’arte italiane.

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Che ruolo ha avuto l’e-commerce nel 2020?

Come per tutti, ha in parte compensato le chiusure dei negozi fisici. Ma non è successo per magia: abbiamo dovuto migliorare molto l’esperienza online, dando nuovi strumenti ai venditori delle boutique, per offrire visite in negozio da remoto, via whatsapp, e aiutare a finalizzare gli acquisti online. C’è voluto un training specifico e abbiamo riconosciuto una percentuale sulle vendite, come avviene in boutique. La pandemia ha chiesto a tutti di reinventarci, di superare il senso di smarrimento per guardare al futuro. La sorpresa maggiore è venuta dall’alta gioielleria, che ha avuto una forte crescita anche nel 2020. Ha un senso: nei momenti di incertezza si investe in ciò che ha un valore intrinseco.

Finita l’emergenza, la moda e l’alta gamma torneranno ai ritmi pre-Covid, con sfilate ed eventi faraonici in giro per il mondo?

Si tornerà a vivere in mezzo agli altri, certo. Ne abbiamo tutti desiderio e bisogno, ma quasi certamente lo faremo con un pizzico di buon senso in più. Come manager, eviteremo viaggi inutili da una parte all’altra del mondo, ad esempio. Sarà più semplice una riunione su Zoom. Ma le sfilate... quelle ci saranno ancora. La Cina è ripartita, l’Europa lo farà presto. Sono convinto che le restrizioni imposte dalla pandemia ci abbiano fatto capire quanto sia importante l’interazione autentica tra persone e come si possa usare meglio il tempo, la cosa più preziosa che abbiamo. Dobbiamo averne cura e rispetto, sul lavoro e nella vita privata. La moda e la bellezza che porta nelle nostre vite è uno strumento per riuscirci.

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