Medio Oriente

Beirut, bilancio provvisorio: 158 morti e 6mila feriti e 21 dispersi. Ucciso un poliziotto. Lacrimogeni contro i manifestanti

Anche una cittadina italiana tra le vittime di Beirut
Arrrestati sedici funzionari del porto
Il presidente francese Emmanuel Macron in visita promette aiuti e propone un nuovo patto politico ai leader libanesi
L’innesco dell’incendio e delle successive esplosioni forse causato dalla saldatura di una porta
158 morti, oltre 6mila feriti
Dichiarato lo stato di emergenza per due settimane
Telefonata Trump-Macron: subito aiuti al Libano
Scontri in piazza, bloccato internet
Il premier Diab lancia un ultimatum ai partiti



  • Beirut, assaltata anche l’associazione delle banche

    I manifestanti hanno preso d’assalto la sede dell’associazione delle banche nel centro di Beirut, appiccando il fuoco all’interno dell’edificio, per poi essere ricacciati via dall’esercito. Secondo un fotografo dell’Afp che si trova sul posto, gli assalitori avrebbero gridato: «Abbasso il regno delle banche!».

  • I manifestanti assaltano anche il ministero dell’Economia

    Un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione negli uffici del ministero dell’Economia nel centro di Beirut, gettando dalle finestre una pioggia di documenti e un’immagine del presidente Michel Aoun. Lo ha riferito un giornalista di al Jazeera sul posto, mentre sul sito online dell’emittente è stato postato anche un breve video in cui si vede una bandiera libanese sventolare da una finestra all’ultimo piano dell'edificio e numerosi fogli di carta disperdersi nell’aria.

  • Poliziotto ucciso negli scontri di piazza

    Un poliziotto libanese è stato ucciso negli scontri con i manifestanti in corso nel centro di Beirut. Lo ha detto un portavoce della polizia, secondo quanto riferisce al Jazeera aggiungendo che nelle proteste sono rimaste ferite oltre 100 persone, decine delle quali sono state ricoverate in ospedale.

  • Diab: ultimatum ai partiti o elezioni anticipate

    Il premier libanese Hassan Diab ha invitato in diretta tv i partiti politici a risolvere la crisi del paese in due mesi altrimenti ci saranno le elezioni anticipate. Il premier non si è dimesso ma ha dato così un ultimatum politico: «Ora è il momento della responsabilità collettiva. Vogliamo una soluzione per tutti i libanesi».

  • Guerriglia urbana a Beirut

    Scene di guerriglia urbana sono in corso nel centro di Beirut: dagli incendi in piazza dei Martiri e dentro a un palazzo antistante alla piazza si levano colonne di fumo nero, mentre le sagome di manifestanti che lanciano pietre contro le forze di sicurezza si sovrappongono a quelle di militari e poliziotti che sparano gas lacrimogeni e pallottole di gomma attorno al palazzo di Azariye e nell’angolo tra l’albergo Le Gray e l’accesso alla strada che conduce al Parlamento.

  • Il premier Diab parlerà alla nazione, ipotesi dimissioni

    Il premier libanese Hassan Diab parlerà alla nazione in diretta tv dal palazzo del governo a Beirut alle 19:30 locali (le 18:30 in Italia). Commentatori libanesi non escludono che Diab possa annunciare le sue dimissioni, ma non ci sono ancora conferme ufficiali in questo senso.

  • Assaltata la sede del ministero degli esteri a Beirut

    I manifestanti hanno assaltato la sede del ministero degli esteri a Beirut, hanno rimosso la foto del presidente della Repubblica Michel Aoun e l’hanno distrutta gettandola a terra. Le immagini in diretta di questo assalto provengono dalla tv libanese al Jadid che trasmette in diretta.

  • Internet spento nel centro di Beirut

    I media libanesi riferiscono che la rete internet è stata interrotta poco fa nella zona del centro di Beirut, dove sono in corso proteste anti-governative e incidenti tra manifestanti e forze dell’ordine. Non si conoscono le cause dell’interruzione di internet. Già nelle scorse settimane vi erano state interruzioni delle comunicazioni telefoniche nella zona dovute a malfunzionamenti tecnici. Ma i media locali ipotizzano che l’interruzione odierna sia stata decisa dalle autorità per limitare la capacità dei manifestanti di comunicare via internet tra loro e diffondere immagini delle violenze in corso.

  • Beirut, almeno 10 manifestanti feriti

    Almeno 10 manifestanti sono rimasti feriti oggi nel centro di Beirut quando reparti dell’esercito sono intervenuti per disperdere un corteo che da piazza dei Martiri cercava di dirigersi verso la sede del Parlamento. I militari hanno sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla. Una parte dei manifestanti si è riparata dietro un muretto di pietra accanto alla Moschea al Amin gridando: «Rivolta! Rivolta!».

  • I morti per l’esplosione salgono a 158

    Si aggrava il bilancio a Beirut: sarebbero 158 morti, 6mila i feriti e 21 i dispersi. Intanto proseguono gli scontri: gruppi di manifestanti scesi in piazza hanno lanciato pietre contro le forze di sicurezza a Beirut per cercare di raggiungere la sede del Parlamento.

  • George Clooney e la moglie Amal donano 100mila dollari alle ong libanesi

    George Clooney e la moglie Amal hanno donato 100.000 dollari a tre ong libanesi dopo la devastante esplosione che ha colpito Beirut. «Siamo profondamente preoccupati per gli abitanti della città», ha dichiarato la coppia in un comunicato auspicando che anche altri diano il loro contributo. Le organizzazioni che riceveranno la donazione sono la Croce rossa libanese, Impact Lebanon e Baytna Baytak. Amal Ramzi Alamuddin, avvocatessa esperta di diritti umani, è nata a Beirut ma si è trasferita con la famiglia in Gran Bretagna negli anni ’80 a causa della guerra civile. I Clooney avevano di recente donato 1 milione di dollari per aiutare le persone colpite dal coronavirus.

  • Beirut, gas lacrimogeni contro i 5mila manifestanti

    Si sta riempiendo di manifestanti la centrale piazza dei Martiri a Beirut per l’atteso raduno popolare antigovernativo in segno di protesta contro il sistema politico, accusato di essere responsabile delle esplosioni che martedì scorso hanno devastato il porto Beirut e numerosi quartieri della capitale, causando la morte di più di 150 persone, il ferimento di altre 5mila e lo sfollamento di centinaia di migliaia di abitanti. Secondo Reuters sono più di 5mila le persone in piazza. La polizia antisommossa ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti che cercavano di superare una barriera per raggiungere l’edificio del parlamento. I manifestanti hanno allestito in piazza una serie di finti patiboli, a simboleggiare la volontà popolare di impiccare gli uomini al governo e i rappresentanti istituzionali per le loro responsabilità. Uno degli slogan diffuso sui social network e in piazza è “Montate i patiboli”, con sullo sfondo l'immagine delle gru del porto trasformate in patiboli. “Impicchiamoli tutti!”, recita un altro slogan.

  • Michel in Libano: contate su Ue, aiuteremo coi fatti

    «Il Libano può contare sulla solidarietà dalla Ue. Non solo con le parole, ma anche con azioni concrete per il popolo libanese»: lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, postando una foto che lo ritrae mentre visita le macerie del porto di Beirut.

  • Quattro deputati si dimettono per protesta

    Tre deputati libanesi del partito della Falange, dell'ex presidente Amin Gemayel, si sono dimessi in segno di protesta dopo la devastante esplosione di martedì a Beirut, che ha provocato anche la morte del segretario generale, Nizar Najarian. Lo riportano i media libanesi. La stessa decisione è stata annunciata da Paola Yacoubian, nota ex giornalista televisiva e deputata indipendente eletta nelle legislative del 2018 come rappresentante del movimento di protesta contro la corruzione del sistema politico nazionale. Nei giorni scorsi si era dimesso con una dichiarazione in diretta televisiva anche un altro deputato, Marwan Hamadeh, del Partito socialista progressista, che fa capo allo storico leader druso Walid Jumblatt. Sami Gemayel, uno dei tre deputati della Falange dimessosi oggi, partecipando ai funerali del segretario Najarian ha invitato tutti i colleghi parlamentari a dimettersi.

  • Muore la moglie dell’ambasciatore olandese ferita nell’esplosione

    Prima vittima olandese nell'esplosione di Beirut: è morta la moglie dell'ambasciatore dell'Olanda in Libano, ferita gravemente nell'esplosione di martedì scorso mentre era nel salotto della sua residenza assieme al marito. Lo riportano i media olandesi. Hedwig Waltmans-Molier aveva 55 anni, ed era una dipendente del ministero degli esteri olandese. La coppia era tornata in Libano la scorsa settimana dopo le vacanze.

  • Il presidentre del Consiglio Ue, Michel, è arrivato a Beirut

    Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, è arrivato a Beirut, dove ha in programma incontri con il presidente Michel Aoun e altre autorità del Paese e visiterà la scena della disastrosa esplosione di martedì al porto. Lo rende noto l'agenzia libanese Nna. Ieri Michel aveva detto di volere portare ai libanesi la solidarietà della Ue.

  • Manifestanti già in piazza a Beirut

    Nonostante manchino ancora diverse ore all'inizio ufficiale, previsto alle 16 ora locale (le 15 in Italia), molte persone si stanno già radunando sulla Piazza dei Martiri a Beirut in vista della manifestazione indetta da diversi gruppi di attivisti per protestare contro l'inefficienza e la corruzione del sistema politico dopo la gigantesca esplosione di martedì che ha devastato diversi quartieri. Sulla piazza si respira già aria di tensione, dopo le proteste dei giorni scorsi che hanno portato tra l'altro a scontri tra manifestanti e polizia davanti al Parlamento nella notte tra giovedì e venerdì. Nel grande spazio, già teatro di diversi raduni di massa a partire dall'ottobre scorso per protestare contro la disastrosa crisi economica, sono stati allestiti dei gazebo e le fotografie di molte delle vittime sono state incollate alla base del monumento ai martiri. Ieri attivisti di vari comitati di protesta hanno percorso in auto le strade dei quartieri semidistrutti lanciando appelli con megafoni e distribuendo volantini per chiamare i cittadini a partecipare in massa alla manifestazione odiena.

  • Beirut, in visita il segretario generale della Lega araba

    Il segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit, è arrivato oggi a Beirut per incontrare i vertici dello Stato libanese e discutere degli aiuti che l'organizzazione intende fornire al Paese dei Cedri dopo la disastrosa esplosione di martedì. Ne dà notizia l'agenzia libanese Nna. «La Lega araba è al servizio del Libano», ha detto al suo arrivo Aboul Gheit, che durante la giornata incontrerà il presidente della Repubblica Michel Aoun, il primo ministro Hassan Diab, il presidente del Parlamento Nabih Berri e visiterà il luogo dell'esplosione al porto.

  • 154 morti e 60 dispersi il bilancio provvisorio

    Sono 154 i morti e 60 i dispersi per la gigantesca esplosione che ha devastato martedì interi quartieri di Beirut, secondo un nuovo bilancio fornito oggi dal ministero della Sanità. I feriti sono circa 5.000, di cui 120 in condizioni criitiche. Delle 154 vittime finora accertate, 25 non sono ancora state identificate.

  • Lega araba: pronti ad aiutare il Libano e a collaborare su indagini

    La Lega araba si dice pronta a sostenere con aiuti il Libano colpito dalla tragedia del porto di Beirut. Inoltre, offre la propria collaborazione nelle indagini per scoprire le cause delle devastanti esplosioni

  • Italia, in Cdm stato di emergenza per intervento all’estero

    Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza per intervento all'estero in conseguenza degli eccezionali eventi che hanno colpito la città di Beirut, in Libano, il 4 agosto 2020. Lo si legge nella nota finale di Palazzo Chigi.

  • Dagli Usa tre aerei carichi di aiuti

    Donald Trump ha reso noto su Twitter di aver parlato venerdì col presidente libanese Michel Aoun per informarlo che tre grandi aerei sono in arrivo, carichi di medicinali, cibo e acqua. In arrivo anche soccorritori, tecnici, medici e infermieri.(

  • Trump domenica in videoconferenza donatori

    Donald Trump ha annunciato su Twitter che domenica partecipera' ad una videoconferenza internazionale di donatori a sostegno del Libano, devastato dalle due esplosioni a Beirut. «Faremo una videoconferezna domenica con il presidente Macron, i dirigenti del Libano e di altri parti del mondo. Tutti vogliono aiutare», ha scritto.

  • Telefonata Trump-Macron: subito aiuti al Libano

    Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron hanno discusso in una telefonata di lavorare insieme ad altri Paesi per mandare immediatamente aiuti in Libano dopo le esplosioni a Beirut. Lo riferisce la Casa Bianca. I due leader hanno parlato anche dell'estensione dell'embargo Onu sulle armi all'Iran.

  • Mobilitazione popolare per manifestazione di domani

    I gruppi di attivisti libanesi anti-governativi sono mobilitati oggi in quasi tutti i quartieri di Beirut devastati dalle esplosioni di martedì scorso per invitare a raccolta, domani, il maggior numero di persone per una manifestazione di protesta nel centro cittadino contro le autorità libanesi, accusate da più parti di essere responsabili dell'uccisione di più di 150 persone e del ferimento di circa 5mila persone. Un giornalista dell'Ansa a Beirut ha constatato l'intensità di movimento di auto con a bordo attivisti, muniti di megafoni e volantini, che invitano i «cittadini di Beirut devastata» a recarsi in massa domani a Piazza dei Martiri.

  • Nasrallah (Hezbollah): l’inchiesta deve essere in mano all’esercito nazionale

    Il leader degli Hezbollah libanesi, Hasan Nasrallah, ha escluso che ci debba essere una inchiesta internazionale sulle esplosioni che hanno devastato Beirut martedì. Nasrallah ha chiesto che ci sia «una inchiesta trasparente, giusta, indipendente» condotta dall'esercito nazionale e non da altre forze e istituzioni libanesi. Parlando del fatto che da più parti si è sollevato il tema della scarsa fiducia nelle istituzioni libanesi, Nasrallah ha detto: «Tutte le parti politiche dicono che l'esercito libanese è l'unica istituzione del paese su cui c'è piena fiducia... bene, che sia allora l'esercito a condurre l'inchiesta».

  • Nasrallah (Hezbollah): non avevamo depositi di armi al porto di Beirut

    Il leader degli Hezbollah libanesi, Hassan Nasrallah, smentisce con forza che l'esplosione di martedì scorso che ha devastato Beirut sia stata causata dalla deflagrazione di armi depositate dal Partito di Dio nel porto di Beirut. “Sono tutte bugie e menzogne”, ha detto Nasrallah riferendosi alle accuse, rivolte da più parti a Hezbollah, di esser responsabile del disastro che ha ucciso più di 150 persone.

    Sayyed Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah libanesi. (AL-MANAR/Handout via REUTERS)
  • Leader Hezbollah Nasrallah: condoglianze per “martiri” dell'esplosione

    Il leader degli Hezbollah libanesi Hassan Nasrallah esprime condoglianze alle famiglie delle oltre 150 vittime, da lui definite "martiri", dell'esplosione che ha devastato Beirut martedì scorso. Lo ha detto lui stesso in un discorso televisivo appena cominciato in diretta sulla tv al Manar del movimento sciita libanese. "È un evento che ha colpito tutti i libanesi, Beirut è di tutti i libanesi, al di là delle diverse appartenenze comunitarie".

  • Presidente Aoun rifiuta ipotesi di inchiesta internazionale

    Il presidente libanese Michel Aoun ha respinto oggi le richieste di un'inchiesta internazionale sulle esplosioni di martedì a Beirut, avanzate ieri da varie parti, compreso il presidente francese Emmanuel Macron durante una visita in Libano. Lo scrive il sito del quotidiano An Nahar, riportando affermazioni fatte da Aoun durante un incontro con un gruppo di giornalisti. Le richieste per un'inchiesta internazionale puntano a “distorcere la verità”, ha aggiunto Aoun, sottolineando che ogni verdetto perde di significato se richiede troppo tempo per essere emesso

  • Presidente Aoun: verificare possibile ipotesi missile o bomba

    Il presidente libanese Michel Aoun ha detto che non si può escludere che le due esplosioni che martedì hanno devastato Beirut possano essere state il risultato di “un'aggressione esterna, con l'ausilio di un missile, di una bomba o di un altro mezzo”. Lo riferisce il sito del quotidiano L'Orient le Jour, riportando le affermazioni fatte da Aoun durante un incontro con giornalisti. L'inchiesta dovrà appurare se si sia trattato appunto di “un'aggressione esterna o delle conseguenze di negligenza”, ha aggiunto Aoun, sottolineando che a tal fine ha chiesto al presidente francese Emmanuel Macron, ieri in visita a Beirut, di fornire le immagini satellitari dei momenti delle esplosioni.

  • Presidente Erdogan: siamo a fianco dei libanesi con ogni mezzo

    “Seguiamo da vicino la situazione del nostro popolo fratello libanese e le dichiarazioni dei suoi dirigenti politici. Saremo a fianco del popolo libanese con ogni mezzo”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, parlando con i giornalisti al termine della preghiera islamica del venerdì a Santa Sofia a Istanbul, dove si è recato per la seconda volta a pregare dopo la grande cerimonia di riapertura al culto di due settimane fa.

  • Il Papa invia in Libano un primo aiuto di 250mila euro

    Papa Francesco ha inviato, tramite il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, un primo aiuto di 250mila euro “in sostegno alle necessità della Chiesa libanese in questi momenti di difficoltà e di sofferenza”. Lo riferisce il Vaticano.

  • Nuovo incendio nella zona dell’esplosione

    Un incendio al momento di limitate dimensioni si è sviluppato al porto dei Beirut, vicino al luogo dell'esplosione che ha distrutto una vasta area della città.

  • La Cei stanzia 1 milione di euro per il Libano

    La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha deciso lo stanziamento di 1 milione di euro dai fondi otto per mille in soccorso delle popolazioni del Libano. “I bisogni più urgenti - sottolinea la Conferenza Episcopale Italiana - sono l'assistenza sanitaria per i feriti, cibo, acqua, alloggio per gli sfollati, sostegno psico-sociale per i soggetti più vulnerabili”. “La Chiesa italiana esprime cordoglio e vicinanza alla popolazione libanese e assicura la propria preghiera per le vittime, i loro familiari e i feriti”. Lo stanziamento Cei è destinato al sostegno dei piani di intervento d'emergenza di Caritas Libano, tramite Caritas Italiana, per i prossimi 12 mesi. In coordinamento con le agenzie umanitarie presenti, la Caritas sta già fornendo cibo, farmaci, assistenza medica, beni di prima necessità, kit igienico sanitari, e prevede di continuare tali azioni per i prossimi mesi. Inoltre, sosterrà gli interventi per la riparazione delle abitazioni, le azioni di riabilitazione, l'accompagnamento e il sostegno al reddito per le fasce più povere e vulnerabili della popolazione.

  • Aoun: possibile interferenza di razzi, bombe o altre azioni

    Le cause dell’esplosione di Beirut sono ancora sconosciute ma c’è la «possibilità» di una interferenza esterna con razzi, bombe o altre azioni. Per la prima volta dall’esplosione che ha devastato la capitale libanese e causato 157 morti ferendo oltre 5mila persone, fonti ufficiali fanno riferimento a possibili cause esterne nel disastro. Il presidente Michel Aoun ha parlato di cause non ancora determinate e di indagini a tre livelli: come sia arrivato l’esplosivo e come sia stato stoccato, se l’esplosione sia stata il risultato di negligenza o di un incidente, e, infine, se via sia stato l’intervento esterno sotto forma di razzi, bombe o altro.

  • Beirut, 80mila bambini sfollati

    “Circa 80.000 bambini sono rimasti sfollati a causa delle esplosioni di Beirut, con famiglie colpite in disperato bisogno di aiuto”. E' la stima dell'Unicef che sottolinea che “molti bambini hanno subito traumi e rimangono sotto shock”. “Nelle ultime 24 ore, l'Unicef ha continuato a coordinarsi strettamente con le autorità e i partner sul campo per rispondere ai bisogni immediati delle famiglie colpite, concentrandosi sulla salute, l'acqua e il benessere dei bambini”, ha dichiarato Violet Speek-Warnery, vice rappresentante dell'Unicef in Libano.

  • Capo Hezbollah parla oggi in diretta tv

    Hasan Nasrallah, capo degli Hezbollah libanesi, parlerà oggi in un discorso televisivo da una località non meglio precisata per affrontare “i recenti sviluppi”. Lo ha annunciato la tv al Manar del movimento sciita libanese filo-iraniano. Nasrallah avrebbe dovuto parlare in tv mercoledì scorso, ma le esplosioni che martedì hanno devastato Beirut, causando più di 150 morti e 5mila feriti, hanno spinto il leader sciita a rinviare il discorso.

    Oggi è atteso il pronunciamento della sentenza del Tribunale speciale per il Libano (Tsl) incaricato di giudicare i presunti responsabili dell'omicidio dell'ex premier libanese Rafiq Hariri a Beirut nel 2005, in un attentato in cui morirono altre 21 persone. Alla sbarra ci sono quattro imputati membri di Hezbollah. Un quinto imputato, esponente di spicco degli Hezbollah, è stato ucciso a Damasco nel 2016. Il discorso atteso mercoledì di Nasrallah avrebbe riguardato la questione del Tsl e delle recenti tensioni con Israele. Il discorso odierno sarà probabilmente incentrato sulle esplosioni di martedì e sulle accuse, rivolte da più parti a Hezbollah, di aver immagazzinato armi nel porto di Beirut, distrutto dall'esplosione.

  • 20 feriti negli scontri notturni tra manifestanti antigovernativi e polizia

    È di circa 20 feriti il bilancio degli scontri notturni a Beirut tra manifestanti antigovernativi e forze di sicurezza nella zona del parlamento e in piazza dei Martiri. Lo riferiscono media locali e testimoni. Le proteste erano cominciate nella tarda serata di ieri in un contesto in cui ampi settori dell'opinione pubblica ritengono responsabili il governo e la classe politica al potere del disastro causato dalle esplosioni di martedì scorso e in cui sono morte più di 150 persone. I manifestanti hanno lanciato contro gli agenti pietre e altri oggetti, tra cui detriti della distruzione causata dalla deflagrazione.

  • Bilancio sale a 157 morti

    Sale a 157 uccisi e oltre 5mila feriti il bilancio ufficiale fornito dalle autorità libanesi delle esplosioni di martedì scorso avvenute al porto di Beirut e che hanno devastato diversi quartieri della città. Lo riferiscono media locali e regionali.

  • Interrogati più di 18 funzionari portuali e doganali

    Le autorità hanno interrogato più di 18 funzionari portuali e doganali e altri coinvolti nei lavori di manutenzione del magazzino esploso martedì e 16 sono state messe in custodia. Il direttore generale del porto e il capo delle dogane, anch'essi agli arresti, mercoledì avevano detto alle emittenti libanesi che diverse lettere erano state inviate nel corso degli anni alla magistratura del paese chiedendo la rimozione di materiale altamente esplosivo immagazzinato nel porto. Secondo le autorità, quasi 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio, utilizzato per i fertilizzanti, ma anche per costruire bombe, erano state tenute per sei anni senza misure di sicurezza nel magazzino esploso.

  • Arrestato anche il direttore del porto

    C’è anche il direttore generale del porto di Beirut, Hassan Koraytem, tra le 16 persone arrestate ieri nell'inchiesta sulle esplosioni che hanno devastato la capitale libanese. Lo rende noto l'Abc citando fonti giudiziarie locali. La magistratura, inoltre, ha disposto il congelamento dei conti di 7 persone, tra cui lo stesso direttore del porto e il capo della dogana lbanese, Badri Daher.

  • Proteste contro il governo nella notte tra giovedì e venerdì

    Una violenta protesta antigovernativa è scoppiata nella notte a Beirut nella zona del Parlamento: lo scrive la Bbc online, che riporta scontri tra “decine” di dimostranti e forze dell'ordine. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti scesi in strada per denunciare il malgoverno in seguito all'esplosione di martedì che ha provocato almeno 137 morti e 5.000 feriti.

  • Arrestati 16 funzionari del porto di Beirut

    Sedici funzionari del porto di Beirut sono stati arrestati . Lo ha annunciato la procura militare libanese.

  • La Francia invia portaelicotteri carica di medicinali

    Il presidente francese, Emmanuel Macron, nel corso della visita a Beirut, ha annunciato l'arrivo giovedì prossimo in Libano della portaelicotteri anfibia Tonnerre, che porterà medicine, personale sanitario e materiale dopo le esplosioni che hanno causato almeno 137 morti e 5.000 feriti a Beirut. Tra le vittime risultano almeno “una cinquantina di francesi”, ha precisato il presidente, aggiungendo tuttavia che è ancora “troppo presto per dare i numeri” definitivi su morti e feriti.

  • Macron, Libano si rialzerà e noi ci saremo

    “Ci sarà un prima e un dopo il 4 agosto 2020. Se il Libano si risveglia oggi sfinito e straziato, so che si risolleverà con tutto ciò che fa la sua forza e che ha fatto la sua forza durante il corso della sua storia. Ha le capacità di un rilancio. E lo dico nuovamente: noi ci saremo”: lo scrive il presidente francese, Emmanuel Macron, in un tweet pubblicato in occasione della sua visita a Beirut, dopo le esplosioni di martedì.

  • Congelati i conti correnti di 7 dirigenti e funzionari del porto ai domiciliari

    La Banca centrale libanese ha congelato i conti bancari dei sette dirigenti e funzionari del porto di Beirut messi agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sulle due esplosioni che martedì sera hanno devastato interi quartieri di Beirut. Lo riferisce la televisione Mtv.

  • Macron annuncia conferenza internazionale per coordinare gli aiuti

    Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che una conferenza internazionale sarà organizzata “nei prossimi giorni” per coordinare gli aiuti al Libano, dopo le esplosioni che martedì hanno devastato interi quartieri di Beirut. “Nei prossimi giorni organizzeremo una conferenza internazionale di sostegno e appoggio a Beirut e alla popolazione libanese”, ha detto il presidente, in una conferenza stampa al termine di una visita nella capitale libanese. Macron ha anche annunciato l'invio a Beirut della portaelicotteri Tonnerre, e ha ribadito la sua richiesta alle autorità libanesi di un “profondo cambiamento” che comporti riforme politiche e lotta alla corruzione.

  • Fonti Farnesina: italiana 92enne morta nell'esplosione

    Una cittadina italiana di 92 anni è morta nell'esplosione di Beirut e almeno dieci nostri connazionali sono rimasti lievemente feriti. Lo confermano fonti della Farnesina, che stanno monitorando in tempo reale la situazione insieme all'ambasciata d'Italia a Beirut. Si tratta, secondo quanto si apprende, di Maria Pia Livadiotti, nata a Beirut nel 1928 e moglie di Lutfallah Abi Sleiman, già medico di fiducia dell'ambasciata d'Italia in Libano.

  • Msf: a Beirut crisi sanitaria simile alla guerra civile

    Duro avvertimento di Medecins sans frontières (Msf) sulla situazione in Libano dopo le esplosioni di martedì scorso al porto di Beirut. Con circa 300mila persone in difficoltà nella capitale e una possibile penuria di medicinali, la crisi sanitaria è “simile a quella causata dalla guerra civile” (1975-1990), avverte il presidente di MSF, il franco-libanese Mego Terzian, intervistato dall'agenzia France Presse nel giorno della visita del presidente francese Macron, il primo capo di Stato straniero a recarsi sul posto dopo il disastro.

  • Oms: tre ospedali distrutti, due danneggiati

    L'esplosione del 4 agosto a Beirut ha fatto chiudere tre ospedali, mentre due sono parzialmente danneggiati con una perdita notevole di posti letto. Lo scrive l'Oms in un comunicato che annuncia l'arrivo nella capitale libanese di 20 tonnellate di aiuti. I pazienti feriti sono trasferiti in altri ospedali del paese, scrive l'Organizzazione, e molte strutture sono già piene. Il carico, partito da Dubai e già atterrato a Beirut, contiene materiale per il soccorso di 1000 traumi e per effettuare 1000 interventi chirurgici. “I nostri cuori e le nostre preghiere sono con le persone colpite da questi eventi tragici - afferma il rappresentante dell'Oms Iman Shankiti -, mentre continuiamo la nostra missione per fornire alla popolazione servizi essenziali per la salute. Lavoriamo in stretto contatto con le autorità nazionali per identificare i bisogni e assicurare supporto immediato”.

  • Striscione sulle macerie a Beirut: “Macron, non dare un euro al governo libanese”

    “Macron tu porti aiuti e tu li gestisci. Non dare un euro al governo libanese”: è lo striscione apparso oggi pomeriggio in uno dei quartieri disastrati di Beirut, città stravolta dall'esplosione martedì scorso. Scritto in francese, lo slogan è apparso sopra le macerie di uno dei palazzi gravemente danneggiati nel quartiere di Gemmayze, poco distante dal luogo dell'esplosione. Sul posto, di fronte allo striscione, operavano anche soccorritori francesi.

    "Macron tu porti aiuti e tu li gestisci. Non dare un euro al governo libanese": è lo striscione apparso oggi pomeriggio in uno dei quartieri disastrati di Beirut, città stravolta dall'esplosione del 4 agosto (Foto Ansa)
  • Presidente Rohani: l’Iran è al fianco del Libano

    L'Iran è pronto a fornire assistenza al Libano dopo le drammatiche esplosioni di Beirut. Lo ha detto oggi il presidente Hassan Rohani in una telefonata di condoglianze e solidarietà all'omologo libanese Michel Aoun. In particolare, ha spiegato il capo del governo di Teheran, i ministeri degli Esteri e della Salute sono pronti ad attivarsi insieme alla Mezzaluna rossa per fornire aiuti umanitari e altre forme di cooperazione. “Come sempre, l'Iran sarà al fianco del popolo del Libano”, ha assicurato Rohani. Dal canto suo, Aoun ha ringraziato la Repubblica islamica per “l'attenzione e l'affetto”, sottolineando che “ci vorrà tempo per indagare su tutti gli aspetti dell'incidere e calcolarne i danni”.

  • Politico iraniano: “Anche a Teheran depositi chimici a rischio”

    “Dobbiamo imparare una lezione dall'amaro incidente di Beirut. Ci sono depositi simili di materiali chimici in diverse zone dell'Iran, compresi rifugi ufficiali e non ufficiali, zone economiche e porti, che d'ora in poi vanno considerati come bombe a orologeria”. Lo ha dichiarato via Instagram Majid Farahani, esponente riformista del consiglio comunale di Teheran. “Ancor più pericolosi sono i depositi di prodotti chimici nel cuore di alcune città, comprese le aree residenziali”, ha aggiunto Farahani, riferendosi in particolare alle cisterne petrolifere nella zona di Shahran, a nord-ovest di Teheran, che si troverebbe anche in un'area a rischio sismico per la faglia di Mosha. “Trasferire i depositi di materiali chimici per prevenire catastrofi simili è un'esigenza nazionale”, ha concluso il politico riformista.

  • Macron: ho sentito la rabbia del popolo libanese

    “Ho sentito la rabbia del popolo libanese”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, citato dai media locali, dopo avere incontrato al palazzo presidenziale di Baabda il suo omologo libanese Michel Aoun. Macron ha affermato che è necessaria “un'inchiesta trasparente e rapida” sulle cause delle due esplosioni che martedì hanno devastato Beirut e ha auspicato iniziative politiche forti per risolvere la crisi economica.

    In presidente francese Emmanuel Macron in visita nella zona portuale di Beirut devastata dalle esplosioni la sera del 4 agosto (Foto Reuters)
  • Di Maio (Esteri): partito volo con materiale sanitario

    “Stamattina è partito dalla Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi un volo umanitario diretto a Beirut - organizzato dal ministero degli Affari Esteri, insieme al Dipartimento della Protezione Civile e al Comando Operativo del vertice Interforze - con un carico di circa 8,5 tonnellate di materiale sanitario messo a disposizione dalla Cooperazione Italiana”. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Fb, sottolineando che “la viceministra Emanuela Del Re sta lavorando intensamente e seguendo in prima persona tutta l'attività di cooperazione” e che “l'Italia è al fianco del Libano”.

  • Ministro Esteri libanese: primi risultati dell'inchiesta in 4 giorni

    Il ministro degli Esteri libanese, Charbel Wehbé, ha denunciato un “crimine efferato di negligenza” e promesso un'inchiesta indipendente dopo le esplosioni di martedì a Beirut. Intervistato dalla radio francese Europe 1, il capo della diplomazia libanese ha annunciato la creazione di un comitato di inchiesta ad hoc per far luce su quanto accaduto. “Hanno solo quattro giorni, massimo, per fornirci un rapporto dettagliato sulla responsabilità, per dirci come, chi, cosa, dove, su questa base ci saranno decisioni giudiziarie”. “Prendiamo tutto al livello piu' elevato di serietà”, ha assicurato, aggiungendo: “Tutti i ministri hanno insistito, colui che risulterà colpevole di questo crimine efferato di negligenza verrà punito. Ve lo prometto”.

  • Macron: proporrò nuovo patto politico ai leader libanesi

    Rispondendo all'appello di una folla di libanesi per “un cambio di regime” a Beirut, il presidente francese, Emmanuel Macron, in visita sul luogo dell'esplosione, ha assicurato che proporrà un “nuovo patto” politico ai leader del Libano nell'incontro che avrà oggi con le autorità del Paese. “Sono qui anche per lanciare una nuova iniziativa politica. E' quello che voglio esprimere nel pomeriggio ai dirigenti e alle forze politiche libanesi”, ha detto Macron, che intende chiedere ai suoi interlocutori “di procedere con le riforme, cambiare il sistema, fermare la divisione del Libano, lottare contro la corruzione”.

  • Conte sente Diab: sostegno incondizionato

    Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto oggi una conversazione telefonica con il Primo Ministro libanese, Hassan Diab. Lo rende noto Palazzo Chigi. Nel corso del colloquio Conte ha espresso - si legge nella nota - profonda solidarietà del governo italiano per la tragica esplosione avvenuta a Beirut lo scorso 4 agosto. Nell'assicurare l'incondizionato sostegno italiano alle Autorità e al popolo libanesi in questa dolorosa circostanza, il presidente ha confermato che l'Italia ha già provveduto all'invio di personale e materiali - tramite un'azione concertata tra Protezione Civile, Ministero degli Affari Esteri e della Difesa - ed è pronta a fornire ogni ulteriore assistenza richiesta. I due primi ministri hanno convenuto - riferisce la nota - di restare in stretto contatto.

  • Esercito Iran pronto a offrire aiuto

    Le forze armate iraniane sono pronte ad aiutare il Libano nella gestione dell'emergenza dopo le esplosioni al porto di Beirut. Lo ha dichiarato il capo di stato maggiore dell'esercito di Teheran, generale maggiore Mohammad Hossein Bagheri, in due messaggi di solidarietà inviati al comandante delle forze armate libanesi, generale Joseph Aoun, e al segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, lodando con quest'ultimo il ruolo della sua organizzazione “per aver svolto un ruolo guida nell'avanguardia della lotta al sionismo e nello sventare i complotti mirati a creare insicurezza nei Paesi dell'Asia occidentale”. In un altro messaggio, anche le Guardie della rivoluzione islamica in Iran si sono dette pronte a fornire assistenza al Libano

  • La banca centrale del Libano: prestiti quinquennali a zero interessi per chi è stato colpito dall’esplosione

    La banca centrale del Libano ha dichiarato che i prestiti alle persone impattate dall’esplosione del 4 agosto dovranno essere concessi senza tassi di interesse e ripagati nell’arco di cinque anni.

  • Soccorsi: «buone possibilità» di trovare sopravvissuti

    Ci sono “buone possibilità” di trovare sopravvissuti sotto le macerie a Beirut. Lo ha detto un soccorritore francese al presidente Emmanuel Macron che si è recato sul posto. “Stiamo cercando un gruppo di 7 o 8 dispersi che potrebbero essere rimasti intrappolati in una sala operativa sepolta nell'esplosione” di martedì, ha detto il colonnello che guida la squadra di soccorso francese arrivata ieri. “Pensiamo che ci siano buone possibilità di trovare persone vive”, ha aggiunto.

  • Il leader druso Jumblatt: inchiesta internazionale per scoprire la verità

    Il leader druso libanese Walid Jumblatt invoca un’inchiesta internazionale per scoprire le cause delle esplosioni che hanno devastato Beirut causando 137 morti e oltre 5mila feriti, oltre a lasciare 300mila persone senza casa. Jumblatt ha affermato - parlando a nome della comunità drusa, che gioca un ruolo importante nei delicati equilibri politici interni al Paese – di non avere fiducia nel fatto che il governo scopra la verità dietro alle esplosioni.

  • Msf: crisi sanitaria come nella guerra civile

    Le devastanti esplosioni di martedì a Beirut trascinano il Libano in una crisi sanitaria simile a quella vissuta durante il perido della guerra civile (1975-1990), ha detto all'Afp il presidente franco-libanese di Medici Senza Frontiere, Mego Terzian. “Abbiamo già vissuto durante la guerra libanese dei periodi difficili e simili con, ricordo, bombardamenti su depositi di petrolio non lontani dal porto. - ha detto in un'intervista - Ci furono le stesse scene: la città fu completamente devastata, la gente che vagava per le strade, ferita, disperata, senza sapere dove andare”.

  • Anche l’architetto Jean-Marc Bonfils ucciso nell’esplosione

    Tra le oltre 130 persone morte nella devastante esplosione a Beirut, tre dei quali gravi, c'è anche l'architetto Jean-Marc Bonfils, ha reso noto oggi con un tweet la ministra della cultura francese, Roselyne Bachelot. In Libano Bonfils aveva contribuito nell'arco di diversi anni al restauro di numerosi edifici distrutti dalla guerra civile (1975-1990). “L'architetto francese Jean-Marc Bonfils è morto nel terribile disastro di Beirut. Rendo omaggio al suo lavoro più importante, come il restauro di edifici storici distrutti dalla guerra in Libano. Francia e Libano sono uniti dal dolore della sua morte”, ha scritto la ministra. Almeno 24 cittadini francesi sono rimasti feriti nell'esplosione, tre dei quali in maniera grave.

  • Tra le vittime un dipendente dell’ambasciata tedesca

    C’è anche un dipendente tedesco fra le vittime della doppia esplosione che ha devastato Beirut. Lo ha comunicato il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas.

  • Macron: aiuto internazionale per il Libano. Senza riforme il paese soffrirà

    Il presidente francese Emmanuel Macron «spera» che venga organizzato un aiuto internazionale per il Libano. Macron è volato a Beirut per esprimere vicinanza al paese dopo la doppia esplosione costata la vita ad almeno 135 persone. Il titolare dell’Eliseo ha parlato anche dell’urgenza di avviare riforme per un’economia sull’orlo del collasso: «Se non vengono fatte - ha detto - Il Libano continuerà a soffrire».

  • Ministro dell’economia: lo Stato ha una capacità finanziaria “molto limitata” per far fronte all’impatto dell’esplosione

    Lo stato libanese e la banca centrale hanno una capacità finanziaria “molto limitata” per far fronte all'impatto dell'esplosione del magazzino portuale che ha devastato Beirut martedì, ha detto il ministro dell'economia Raoul Nehme Sky News Arabia: “La capacità dello stato è molto limitata, così come quella della banca centrale e delle banche. Non stiamo nuotando in dollari”. Ha aggiunto che molti Paesi si sono affrettati ad aiutare e che i danni sono stati in miliardi di dollari, ricordando come il negoziato con il Fondo monetario internazionale fosse l'unica via d'uscita per il Libano, che stava già lottando con una crisi finanziaria prima dell'esplosione di martedì.

  • Atterrato l’aereo di aiuti di Ankara

    Un aereo militare turco è atterrato a Beirut con “forniture mediche e altri equipaggiamenti e con a bordo una squadra di soccorritori” per le drammatiche esplosioni di martedì. Questo primo team, composto da 34 esperti, ha a disposizione tende, mezzi di soccorso e medicine. Tra le forniture sanitarie, ci sono anche strumenti per la lotta al Covid-19. Lo rende noto il ministero della Difesa di Ankara. L'équipe è stata predisposta congiuntamente dal ministero della Salute, dalla protezione civile (Afad) e dalla Mezzaluna rossa turca (Kizilay). Ieri, Ankara aveva annunciato l'intenzione di realizzare anche un ospedale da campo.

  • L’innesco dell’incendio forse la saldatura di una porta

    Secondo l’emittente libanese LBCI, che cita fonti che hanno partecipato al briefing del Consiglio superiore di difesa dopo l'esplosione, martedì gli operai al lavoro sulla saldatura di una porta hanno provocato un incendio che ha dato fuoco alle sostanze chimiche. Le autorità non hanno detto ufficialmente cosa abbia scatenato l'esplosione che ha devastato la capitale libanese.

  • Militare italiano ferito: noi fortunati

    “Ricordo un boato fortissimo, indescrivibile. Gli avvenimenti si succedevano molto velocemente. Subito dopo l'esplosione c'è stato un attimo di smarrimento, abbiamo fatto un controllo tra noi per vedere se qualcuno stava peggio degli altri e ci siamo rasserenati. Io non mi ero nemmeno accorto della ferita: avevo un po' di sangue dalla mano,ma niente di trascendentale. La cosa che tuttora ci preoccupa è la situazione della popolazione libanese. Non è stata una bella esperienza, ma noi siamo stati fortunati altre persone purtroppo no”. Così il caporal maggiore capo scelto dell'Esercito Italiano Roberto Caldarulo racconta le fasi dell'esplosione a Beirut. “I soccorsi sono stati quasi tempestivi nonostante la strade non fossero al massimo della praticabilità. La cosa bella è stata vedere la colonna del contingente italiano di Unifil quando è venuta prenderci. È stato bellissimo: il viaggio un po' lungo , siamo arrivati in base verso l'alba. Vedere l'alba è stato l'inizio di un nuovo giorno”.

    “Per noi era una normale giornata di lavoro - riferisce il maggiore -. Stavamo preparando tutto quello che serviva per la prossima attività . Noi siamo un nucelo Jmou e aiutiamo gli assetti per l'afflusso e il deflusso da e per i teatri operativi con i trasporti multimodali. Stavamo trascorrendo la giornata in massima serenità”. Nonostante la sorpresa per l'improvvisa esplosione “siamo stati coesi e lucidi e una volta visto che la situazione sanitaria era a posto ci siamo prodigati per avvisare le nostre famiglie a casa per farli stare più sereni. Noi ce la siamo cavata - conclude - stiamo bene, speriamo che le cose vadano sempre meglio”

  • Sale a 137 il numero di morti

    Sono almeno 137 i morti e 5.000 i feriti nelle devastanti esplosioni di martedì al porto di Beirut. Lo rende noto il ministero libanese della Sanità.

  • Macron in visita a Beirut

    È in programma per giovedì 6 agosto la visita ufficiale del presidente francese Emmanuel Macron a Beirut. Il presidente francese è decollato dalla Francia diretto in Libano, dove incontrerà esponenti politici cui porterà il sostegno al paese dopo le devastanti esplosioni a Beirut. Lo riferisce l'Eliseo. L'arrivo del capo di Stato francese è previsto per le 11 circa (mezzogiorno in Libano) a Beirut dove sarà accolto dal presidente libanese Michel Aoun. Macron si recherà poi al porto, luogo delle deflagrazioni.

    C’è un cittadino francese tra le vittime dell’esplosione: l’architetto Jean-Marc Bonfils, mentre 24 altri connazionali sono feriti.

  • Gli avvertimenti sul materiale pericoloso ignorati per 6 anni

    Gli allarmi sul materiale esplosivo che ha distrutto una parte di Beirut e causato la morte di 135 persone e oltre 5mila feriti, sarebbero stati ignorati dalle autorità. È quanto riporta Bloomberg facendo riferimento a documenti che proverebbero ripetuti richiami da parte dei responsabili doganali circa lo stoccaggio improprio, richiami rimasti ignorati per sei anni.

  • Trump, da «terribile attentato» a «nessuno sa la causa delle esplosioni»

    «Nessuno sa la causa delle esplosioni di Beirut»: lo afferma Donald Trump, spiegando che la sua amministrazione lavora al fianco delle autorità libanesi. In precedenza Trump aveva parlato di «terribile attentato», ma il Pentagono si è apprestato a smentire spiegando che non ci sono indicazione che si sia trattato di un attacco terroristico.

  • 135 morti e oltre 5mila feriti

    Due fortissime esplosioni martedì pomeriggio hanno devastato l'area portuale di Beirut, capitale del Libano. Il bilancio provvisorio delle vittime delle esplosioni - avvertite anche a Cipro, distante oltre 160 km - fornito dalla Croce rossa sale a almeno 135 morti e 5mila feriti. Circa trecentomila persone sono senza casa. Ancora non ufficialmente accertate le cause, anche se sembra che nel luogo fosse ancora presente il carico in nitrato di ammonio di una nave, sequestrato anni fa. Carico con un potenziale esplosivo pari a quello di 1.800 tonnellate di tritolo. Una deflagrazione enorme, considerando che il potenziale esplosivo dell'atomica su Hiroshima è stato di circa 15.000 tonnellate di tritolo. L'esplosione è stata percepita infatti a oltre 200 km di distanza.

    Tra i feriti, colpiti in modo non grave, anche due militari italiani in forza al nostro contingente di oltre 1.000 soldati impiegato nella missione di peacekeeping Unifil “Leonte”. Mercoledì le autorità libanesi hanno arrestato i dirigenti del porto dov’era stoccato il materiale esploso.

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