l’incidente

Beirut in ginocchio: 135 morti, 5mila feriti e 300mila persone sono senza casa. Arrestati i dirigenti del porto

A causa dell’esplosione di ieri al porto colpiti in modo non grave due componenti del nostro contingente impiegato nella missione di peacekeeping “Leonte”

Esplosione in un hangar del porto di Beirut

A causa dell’esplosione di ieri al porto colpiti in modo non grave due componenti del nostro contingente impiegato nella missione di peacekeeping “Leonte”


11' di lettura

Due fortissime esplosioni martedì pomeriggio hanno devastato l’area portuale di Beirut, capitale del Libano, Paese del Medio Oriente affacciato sul Mediterraneo. Il bilancio provvisorio delle vittime delle esplosioni - avvertite anche a Cipro, distante oltre 160 km - fornito dalla Croce rossa sale a almeno 135 morti e 5mila feriti. Ancora non ufficialmente accertate le cause, anche se sembra che nel luogo fosse ancora presente il carico in nitrato di ammonio di una nave, sequestrato anni fa. Carico con un potenziale esplosivo pari a quello di 1.800 tonnellate di tritolo. Una deflagrazione enorme, considerando che il potenziale esplosivo dell’atomica su Hiroshima è stato di circa 15.000 tonnellate di tritolo. L’esplosione è stata percepita infatti a oltre 200 km di distanza.

Tra i feriti, colpiti in modo non grave, anche due militari italiani in forza al nostro contingente di oltre 1.000 soldati impiegato nella missione di peacekeeping Unifil “Leonte”. Altri soldati della missione italiana - impiegata come forza di interposizione al confine tra il Libano e Israele - sono risultati sotto choc per gli effetti dell’esplosione.

Le squadre di soccorso a Beirut stanno anche cercando oltre 100 persone ritenute disperse in seguito all’eplosione: lo riporta la Bbc. E secondo il governatore della città oltre 300 mila persone sono rimaste senza casa: secondo una prima stima, i danni materiali ammontano a oltre tre miliardi di dollari. Lo scoppio ha causato gravi danni in circa la metà del territorio cittadino.

Possibile causa materiali esplosivi confiscati

Nei video girati da testimoni si vedono le esplosioni e poi i danni ingenti a case, auto e strade. L’area ospita depositi di materiali esplosivi. Secondo la versione ufficiale riferita direttamente dal presidente del Libano, Michel Aoun, a provocarle sarebbe stato un incendio in un deposito nel porto dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave. Il ministro della salute libanese Hamad Hasan consiglia a chiunque possa di andare via da Beirut. Hasan - citato dai media locali - afferma infatti che materiali pericolosi sprigionatisi nell'aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali.

Il governo libanese: «Arrestare i responsabili dello stoccaggio del nitrato di ammonio»

Il governo libanese ha chiesto gli arresti domiciliari di tutti i responsabili dello stoccaggio delle tonnellate di nitrato di ammonio che pare sia all'origine dell'esplosione che ha provocato oltre 100 morti a Beirut. Rivolgendosi al «potere supremo militare», responsabile delle questioni di sicurezza durante lo stato di emergenza, il governo ha chiesto «gli arresti domiciliari di qualsiasi persona coinvolta nello stoccaggio dell'ammonio» dall'arrivo del carico a Beirut nel 2014 fino all'esplosione di ieri. Lo ha annunciato in conferenza stampa il ministro dell'informazione Manal Abdel Samad, senza nominare i responsabili o il loro numero, né fornire maggiori dettagli.

Quattro ex premier hanno chiesto una inchiesta internazionale

Quattro ex primi ministri libanesi hanno chiesto in una dichiarazione congiunta che sia una commissione d'inchiesta internazionale ad appurare le cause delle due gigantesche esplosioni di ieri nel porto di Beirut. Lo riferisce il sito del quotidiano libanese An Nahar. I quattro ex capi di governo, Saad Hariri, Najib Miqati, Fouad Saniora eTammam Salam, affermano che la città di Beirut, dopo avere «sofferto per oltre quattro decenni per una catena infinita di distruzioni e abusi, è colpita da una catastrofe che poteva essere evitata se non fosse stato per l'assenza di leadership». Per questo ritengono necessario chiedere alle Nazioni Unite o alla Lega Araba di formare una commissione d'inchiesta internazionale araba, composta da giudici e investigatori «che siano professionali e imparziali per scoprire le circostanze e le cause della catastrofe». «Allo stesso tempo - si aggiunge nella dichiarazione - gli ex primi ministri fanno appello a tutte le agenzie del porto perché lavorino insieme per preservare la scena del crimine e assicurare che non sia inquinata».

Altre ipotesi sulle cause

Alcuni esperti americani ipotizzano che all'origine dell'esplosione che ha devastato Beirut potrebbero esserci anche elementi diversi dal nitrato di ammonio indicato finora quale causa della devastazione della capitale libanese. Secondo Anthony May, un ex investigatore dell'agenzia governativa per gli esplosivi - riporta la Cnn - il colore della nube sprigionatasi dopo lo scoppio suggerisce la presenza di altre sostanze.

Dello stesso avviso l’esperto italiano Danilo Coppe che è scettico sulla presenza di nitrato d’ammonio che «fa del fumo giallo e nell’esplosione si vede fumo arancione e rosso».

Robert Baer, ex agente della CIA esperto di Medio Oriente, sempre citato dalla Cnn, osserva che «il fumo arancione visto nelle numerose immagini dell'esplosione indica la possibile presenza di esplosivi per uso militare». Le autorità portuali di Beirut negano la presenza di sostanze esplosive nell’area del porto.

Agli arresti domiciliari tutti gli ufficiali del porto

Il governo libanese ha deciso di mettere tutti gli ufficiali del porto di Beirut agli arresti domiciliari secondo quanto riferito da LBCI TV.Gli ex funzionari che hanno lavorato nel porto dal 2014 saranno agli arresti in attesa di indagini sull'esplosione, ha riferito l’emittente, citando decisioni del governo.

Trump: sembra un attentato. Il Pentagono smentisce

Negli Stati Uniti, ipotesi divergenti. Dirigenti militari Usa pensano che l'esplosione a Beirut sia stata un attacco, una bomba di qualche tipo: lo ha detto Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca. «Ho incontrato i nostri generali e sembra che non sia un incidente industriale. Sembra, secondo loro, che sia un attentato, una bomba di qualche tipo», ha detto il presidente americano.

Arriva poi la smentita del Pentagono. A Beirut non c'è stato un attacco terroristico: così - secondo la Cnn - fonti del Pentagono smentiscono le affermazioni di Trump. Almeno secondo tre funzionari del Dipartimento della difesa sentiti dalla emittente televisiva ma che hanno voluto rimanere nell'anonimato, «non ci sono indicazioni di attori nella regione interessati in questa fase a un attacco di così vasta portata».

Il premier Diab: i responsabili dovranno darne conto

«Sembra che ci sia un magazzino contenente materiali confiscati da anni e sembra che fossero materiali molto esplosivi», ha detto il direttore generale della Sicurezza generale Abbas Ibrahim ai microfoni delle tv sul luogo del disastro. «I servizi interessati stanno conducendo le indagini e diranno qual è la natura dell'incidente», ha aggiunto. Intanto, fonti israeliane hanno detto di «non essere coinvolte», mentre la Casa Bianca ha detto che sta «seguendo con attenzione» l’evolversi degli eventi. Da parte sua, il primo ministro libanese Hassan Diab ha annunciato in un messaggio tv che quanto successo «non passerà senza conseguenze: i responsabili di questa catastrofe ne pagheranno il prezzo».

Macron giovedì in Libano

Il presidente francese Emmanuel Macron sarà in Libano giovedì per incontrare «l'insieme dei politici locali», dopo l'esplosione che ha provocato oltre 135 morti a Beirut. Lo ha reso noto l'Eliseo.

Disastro frutto di negligenza?

Secondo una fonte ufficiale vicina alle indagini preliminari interpellata dall’agenzia Reuters, l'incidente è frutto di «inazione e negligenza»: «non è stato fatto nulla» da parte di commissioni e giudici per ordinare la rimozione di materiale pericoloso.

Funzionari doganali avevano messo in guardia anni fa le autorità libanesi contro il «grave pericolo» rappresentato dall'enorme quantità di nitrato di ammonio presente in un magazzino del porto: è quanto emerge infatti da una serie di documenti scoperti dall'emittente Al Jazeera. Una nave carica di questo materiale, un quantitativo tale da avere un carico esplosivo pari a 1.800 tonnellate di tritolo, sarebbe arrivata in Libano nel 2013 e posta sotto sequestro. I funzionari doganali inviarono almeno cinque lettere ai giudici tra il 2014 e il 2017, chiedendo loro cosa fare del carico sequestrato, che venne messo nel deposito numero 12 del porto. Secondo una lettera datata 2016 e citata mercoledì da Al Jazeera, le richieste dei funzionari sono sempre cadute nel vuoto. «Alla luce del grave pericolo legato allo stoccaggio di queste merci nel deposito in condizioni climatiche inadatte, riaffermiamo la nostra richiesta di chiedere all'agenzia marittima di riesportare immediatamente tali merci per preservare la sicurezza del porto e di coloro che vi lavorano, oppure di cercare di concordarne la vendita», recita la lettera, come riportato da Al Jazeera. Tre le possibili soluzioni suggerite dai funzionari: esportare il carico di nitrato di ammonio, consegnarlo all'esercito libanese oppure venderlo alla società privata libanese Lebanese Explosives Company. Ma sembra che nulla sia stato fatto.

Il ministro dell'Interno libanese Mohammed Fehmi ha confermato che il nitrato di ammonio, materiale «estremamente volatile» che potrebbe aver dato origine alle esplosioni di ieri a Beirut, era stato immagazzinato in un locale all'interno del porto sei anni fa, nel 2014. Il materiale - riporta il sito del quotidiano libanese An-nahar citando il ministro - «era stato confiscato a una nave con bandiera moldava in rotta verso una destinazione sconosciuta in bizzarre circostanze».

Il governatore: come Hiroshima, disastro senza precedenti

«Beirut è una città distrutta», e le esplosioni di oggi sembravano «Hiroshima»: lo ha detto poche ore dopo le esplosioni ad una emittente libanese, trattenendo a stento le lacrime, il governatore di Beirut, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto «un disastro nazionale senza precedenti». Aboud si è recato sul luogo dell'esplosione, al porto di Beirut, rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l'incendio conseguente alla prima esplosione.

«Ho visto una palla di fuoco e del fumo che fluttuava sopra Beirut. La gente urlava e correva, sanguinava. I balconi erano stati fatti saltare in aria dagli edifici. Il vetro dei grattacieli si è frantumato ed è caduto in strada», ha detto un testimone della Reuters.

Israele offre aiuto a governo libanese

Israele ha offerto al governo libanese - attraverso intermediari internazionali - «aiuti umanitari e medici e immediata assistenza di emergenza». L'iniziativa è del ministero degli affari esteri guidato da Gabi Ashkenazi e del ministero della difesa di Benny Gantz. Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha detto poche ore dopo l’esplosione che Israele condivide «il dolore del popolo libanese e offre sinceramente il suo aiuto un questo momento difficile». Intanto, il premier libanese Hassan Diab ha chiesto ai “Paesi amici” di aiutare il Libano. «Lancio un appello urgente a tutti i Paesi fratelli che amano il Libano a stare al suo fianco e ad aiutarci a guarire le nostre ferite profonde», ha detto il premier in un discorso televisivo.

La Turchia si è detta pronta a inviare al Libano «qualsiasi aiuto che sia in grado di fornire» dopo le tragiche esplosioni di martedì a Beirut. Lo ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan in una telefonata di condoglianze al suo omologo libanese Michel Aoun. «Tutte le nostre agenzie governative» sono pronte a intervenire, ha sottolineato la presidenza turca. Secondo il ministero degli esteri di Ankara, tra i feriti ci sono almeno due cittadini turchi, che non sono in gravi condizioni.

Il ministero russo delle Emergenze invierà a Beirut un ospedale mobile con medici per fornire aiuti alle vittime dell'esplosione. Lo ha dichiarato alla TASS il servizio stampa del ministero. «Gli aerei del Ministero delle Emergenze russo consegneranno un ospedale mobile, medici, soccorritori del Centrospas ed esperti di sorveglianza sanitaria con il laboratorio per rilevare l'infezione da coronavirus», ha detto il ministero aggiungendo che in tutto saranno inviati cinque aerei.

L’appello del patriarca d’Oriente

È «un appello agli Stati del mondo» quello che il card. Bechara Boutros Rai, patriarca d'Antiochia e di tutto l'Oriente, presidente dell'Assemblea dei patriarchi e vescovi cattolici del Libano, lancia all'indomani della «misteriosa esplosione» che ha squarciato la capitale Beirut. «Beirut è una città devastata - scrive il cardinale nel suo appello inviato al Sir - è una catastrofe». Il patriarca maronita parla di «una scena di guerra senza guerra». Il cardinale libanese si rivolge a tutti gli Stati del mondo «per fornire aiuti immediati necessari a salvare la città di Beirut».

Conte, sostegno a Libano, monitoriamo italiani

»Le terribili immagini che arrivano da Beirut descrivono solo in parte il dolore che sta vivendo il popolo libanese. L'Italia farà tutto quel che le è possibile per sostenerlo. Con la Farnesina e il ministero della Difesa stiamo monitorando la situazione dei nostri connazionali». Lo ha scritto su Twitter poche ore dopo le esplosioni il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al Presidente della Repubblica Libanese, Michel Aoun, il seguente messaggio: «Ho appreso e seguo con profonda tristezza la notizia delle esplosioni verificatesi a Beirut nelle ultime ore. Nel farmi interprete dei sentimenti di vicinanza e solidarietà del popolo italiano, desidero farLe pervenire le espressioni del più sentito cordoglio dell'Italia tutta e porgerLe, anche a mio nome personale, le più sincere condoglianze. In questa dolorosa circostanza ci stringiamo con affetto all'amico popolo Libanese. Il nostro pensiero va alle numerosissime vittime della tragedia e alle loro famiglie, mentre con viva speranza auguriamo ai feriti una pronta e completa guarigione».

Intanto, il Dipartimento della Protezione Civile sta coordinando l'invio di aiuti umanitari per dare sostegno alle attività di soccorso e di assistenza alla popolazione. Partiranno dall'Italia due velivoli C130 dell'Aeronautica Militare che trasporteranno in Libano otto tonnellate di materiale sanitario e squadre dei Vigili del Fuoco e della Difesa specializzate in ambienti NBCR ed esperti della valutazione del danno agli edifici coinvolti. L'operazione, che rientra nell'ambito del Meccanismo europeo di protezione civile, è stata disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, a seguito della richiesta di assistenza internazionale formulata dalle autorità libanesi alla Commissione Europea.

Rinviato il verdetto sull'omicidio Hariri

Intanto, il verdetto sull'assassinio del premier libanese Rafiq Hariri, che era atteso il 7 agosto, è stato rinviato, a causa del disastro accaduto ieri a Beirut. Lo ha comunicato il tribunale speciale basato all'Aja incaricato dall'Onu di far luce dell'omicidio, avvenuto il 14 febbraio 2005.

Il raduno dei giovani in lutto in piazza dei Martiri

Un migliaio di persone, per lo più giovani, si è radunato spontaneamente nella serata di mercoledì in piazza dei Martiri, a Beirut, a poche centinaia di metri dal luogo delle terribili esplosioni di ieri, per esprimere vicinanza e cordoglio per le vittime, ma anche per sentirsi vicini gli uni con gli altri dopo la grande paura. Attorno alla piazza simbolo delle proteste degli ultimi mesi a Beirut, continua intanto a più di 24 ore dall’esplosione il via vai di ambulanze e il risuonare delle sirene che sfrecciano da una parte all'altra della città, dove resta palpabile la situazione di emergenza.

Attivato il fondo emergenze dalla Croce Rossa

La Federazione internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha attivato il fondo per le emergenze a favore della popolazione libanese: ha già disposto circa mezzo milione di euro per la Croce Rossa Libanese e circa 250 mila euro per la Mezzaluna Rossa Palestinese in Libano che si occupa dei campi profughi a Beirut, colpiti dall'esplosione di ieri. Lo rende noto il portavoce della Federazione, Tommaso Della Longa, sottolineando come la Croce Rossa locale si è immediatamente attivata dopo l'esplosione con 400 volontari e 45 ambulanze. Al momento - precisa Della Longa - gli operatori della Croce Rossa sono impegnati nell'emergenza sanitaria: salvare vite e ritrovare quante più persone scomparse. L'esplosione è stata particolarmente violenta: «sappiamo di vetri che si sono rotti a 30-40 chilometri dal luogo del fatto». La Croce Rossa libanese - dice ancora Della Longa - ha anche rivolto un appello per la donazione di sangue e «a livello internazionale stiamo attivando ulteriori interventi. Il problema sarà anche a medio e lungo termine per quanto riguarda la distribuzione del cibo e il supporto psicologico».

L’aiuto dell’Ue

«L'Unione europea è pronta a rispondere alle esigenze più urgenti del Libano e a fornire tutta l'assistenza necessaria. A tale scopo, l'Ue ha già attivato tutti i suoi meccanismi di emergenza e sta lavorando con i suoi Stati membri per fornire sostegno il più rapidamente possibile». Lo si legge in una nota del Servizio europeo per l'azione esterna, in cui si evidenzia che mercoledì l'Alto rappresentante, Josep Borell ha parlato col ministro degli Esteri libanese Charbel Wehbe, esprimendo solidarietà e condoglianze. «In una prima fase - si legge nel comunicato - l'Ue sta già rispondendo» alla necessità di aiuto del Libano attraverso «l'invio di squadre di ricerca e salvataggio e di assistenza medica di emergenza, anche con la Croce Rossa libanese. Il sostegno si svilupperà poi in risposta alle esigenze individuate», si aggiunge nel comunicato. Nel suo colloquio con Wahbe, Borrell ha sottolineato che «questo tragico momento per il Libano dovrebbe essere l'occasione per unire tutte le forze politiche attorno a uno sforzo nazionale per rispondere alle molte sfide che il Paese affronta».

La Regina Elisabetta “profondamente rattristata”

La Regina Elisabetta è «profondamente rattristata» per l'esplosione che ha provocato oltre 100 morti a Beirut. È quanto si legge in un messaggio inviato al presidente libanese, mercoledì, secondo quanto riporta la Bbc. «I nostri pensieri e le nostre preghiere - ha scritto - sono con le famiglie e gli amici dei feriti e delle vittime».

La sindaca di Haifa teme per la presenza di sostanze chimiche nella sua città

Einat Kalish Rotem, sindaca di Haifa, citta del nord di Israele a circa 130 km in linea d’aria da Beirut, ha espresso preoccupazione che un evento simile a quello di Beirut possa avvenire anche nella sua città dove sono presenti stabilimenti chimici e petroliferi ritenuti pericolosi. «La paura di tutti noi basata sugli esperti sul campo - ha scritto su Facebook - è lo stesso scenario di orrore come quello verificatosi ieri. Da Beirut abbiamo ricevuto una chiamata a svegliarci. Non c'è posto per sostanze pericolose e industrie inquinanti nello spazio urbano e in mezzo alla popolazione. Dopo essere stati scioccati dal Libano, è ora di agire». Haifa, non distante dalla frontiera proprio con il LIbano - è la maggiore zona industriale del Paese: ha due porti e più di 60 impianti industriali inclusi raffinerie di petrolio, fabbriche di trasformazione dei prodotti, centrali elettriche e strutture di stoccaggio. Nelle zone vicine risiedono circa 900 mila abitanti.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti