Medio Oriente

Libano, il presidente Aoun non esclude colloqui di pace con Israele

● Lunedì, al termine del Consiglio dei ministri, nel corso di un discorso televisivo al paese, il premier Diab ha annunciato le dimissioni del Governo da lui presieduto
● Il Paese ha scorte di grano per quattro mesi
● Dalla conferenza internazionale aiuti per 250 milioni di euro



  • Il presidente libanese Aoun non esclude colloqui di pace con Israele

    Il presidente libanese Michel Aoun non esclude colloqui di pace con Israele. Dopo la firma dell’accordo di pace tra Israele e gli Emirati arabi e soprattutto la devastante esplosione che ha raso al suolo il porto di Beirut e costretto alle dimissioni il governo libanese, sempre che l’impossibile sia almeno possibile. Aoun ha infatti dichiarato, in risposta a una domanda:, «Dipende. Abbiamo problemi con Israele e prima dobbiamo risolverli», ma non chiude la porta a questa eventualità durante l’intervista con una tv francese BFM TV.

  • Unicef, 46,7 mln di dollari per aiutare 100 mila bimbi

    L'UNICEF ha lanciato un appello per raccogliere 46,7 milioni di dollari necessari a raggiungere nei prossimi tre mesi 100 mila bambini libanesi colpiti dalle conseguenze dell'esplosione del 4 agosto. Lo fa sapere in una nota il direttore generale dell'UNICEF Henrietta Fore. “Le esplosioni di Beirut hanno creato ulteriori traumi per i bambini del Libano che devono anche affrontare l'impatto di una grave crisi economica e di una violenta pandemia”, ha dettoFore. - “L'UNICEF e i suoi partner sono stati sul campo fin dal primo giorno, recuperando le scorte di vaccini, distribuendo acqua e aiutando a ripulire i detriti. Contiamo sui nostri donatori per aiutarci a sostenere i bambini e le famiglie che sono stati colpiti da questa tragedia e che avranno bisogno di tutto il sostegno possibile per ricostruire le loro vite”. L'appello aggiornato è stato annunciato a Ginevra dalla Vice rappresentante dell'UNICEF per il Libano Violet Speek-Warnery, che ha spiegato come i fondi siano destinati a mettere in sicurezza i minori colpiti dal disastro fornendo servizi di base e assistenza psicosociale a loro e alle loro famiglie

  • Tre corpi ritrovati sotto macerie silos del porto

    I militari libanesi hanno trovato i resti di tre persone, vittime dell'esplosione di Beirut del 4 agosto, fra le macerie dei grandi silos di grano del porto distrutti dalla colossale deflagrazione. Il totale dei morti accertati sale così a 177.

  • Inviato Usa chiede indagine 'trasparente”

    Il numero tre della diplomazia americana, David Hale, ha auspicato un'indagine “trasparente e credibile” sull'esplosione del 4 agosto al porto di Beirut, mentre alcuni investigatori dell'FBI stanno raggiungendo il Libano per assistere le autorità locali. “Dobbiamo assicurarci che ci sia un'indagine approfondita, trasparente e credibile”, ha detto Hale sul sito dell'esplosione, in cui sono morte 177 persone e in migliaia sono rimaste ferite, al termine di una visita nella città devastata. Hale ha detto che agenti del Federal Bureau of Investigation sarebbero arrivati ;;nel fine settimana, su invito delle autorità libanesi e che avrebbero contribuito a determinare “cosa ha portato alle circostanze di questa esplosione”.

  • Nasrallah propone governo di unità nazionale

    Il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, Sheikh Hassan Nasrallah, ha chiesto questa sera la formazione di un governo di unità nazionale, pochi giorni dopo le dimissioni del gabinetto presieduto da Hassan Diab, sulla scia delle violente manifestazioni popolari in seguito alla devastante esplosione a Beirut della scorsa settimana. Nel suo secondo discorso dall'esplosione, Nasrallah ha liquidato l'idea di un “governo neutrale” come una “perdita di tempo” per un Paese dove il potere e l'influenza sono distribuiti secondo le sette religiose.

    “Non crediamo che ci siano (candidati) neutrali in Libano per formare un governo (neutrale)”, ha detto Nasrallah. Invece, il capo di Hezbollah ha chiesto un modello di governo che dura da anni, nonostante le crisi politiche ed economiche prolungate e le richieste di cambiamento. “Chiediamo che si tenti di formare un governo di unità nazionale, e se ciò non è possibile, allora un governo che assicuri la più ampia rappresentanza possibile per politici ed esperti”, ha detto Nasrallah.

  • Del Re (Esteri): dall’Italia aiuti a Beirut ma anche al resto del Paese

    “L'ultima grave emergenza di Beirut non deve mettere in secondo piano i bisogni delle categorie più vulnerabili della popolazione in tutto il Libano, ad iniziare dall'accesso ai servizi, come l'istruzione, e dalla tutela dei diritti, nella prospettiva di una risposta complessiva alla crisi politico-finanziaria e alle crisi regionali che interessano il Paese dei Cedri''. Lo ha sottolineato la vice ministra degli Esteri, Emanuela Del Re che ha presieduto una riunione sull'emergenza in Libano con le Organizzazioni della società civile italiane (OSC) italiane che operano in Libano.

    In video conferenza è stato fatto il punto anche sulla risposta all'emergenza umanitaria libanese a seguito della tragica esplosione del porto di Beirut, e inoltre sono stati acquisiti contributi e idee delle OSC riguardo a tempi e modi del sostegno italiano al piano di risposta internazionale all'emergenza e più in generale alle prossime iniziative della strategia italiana umanitaria e di sviluppo in Libano. “Le OSC - ha sottolineato Del Re - sono elemento fondamentale del sistema della cooperazione italiana e il loro contributo alla risposta italiana all'emergenza-Libano costituisce per noi un valore aggiunto”. “Ciò postula la necessità che le OSC italiane in Libano accrescano ulteriormente il già significativo coordinamento in loco facendo massa critica”, ha detto Del Re. La vice ministra ha anche annunciato che la prossima settimana presiederà un tavolo di coordinamento degli aiuti umanitari italiani in Libano con la partecipazione dei soggetti pubblici e privati interessati.

  • Ministro degli Esteri iraniano: spetta ai libanesi decidere il loro governo. Aiuteremo a ripristinare i servizi elettrici

    I libanesi dovrebbero decidere da soli il loro futuro governo, ha detto venerdì a Beirut il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Parlando dopo un incontro con la sua libanese, ha detto che l'Iran e le società private iraniane sono pronte ad aiutare il Libano con la ricostruzione dopo la catastrofica esplosione nel porto di Beirut la scorsa settimana, e con ripristinare i servizi elettrici.

  • La Difesa offre ospedale da campo e team interforze

    “L'Italia è vicina al popolo libanese. La Difesa italiana contribuirà con ogni sforzo necessario per sostenere il Paese in questo momento difficile, come facciamo dal 1978. Non siete soli”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che entro la fine del mese si recherà in Libano per esprimere la vicinanza della Difesa italiana e di tutto il governo. “Ancora una volta - ha proseguito Guerini - il mio pensiero va alle numerosissime vittime e alle loro famiglie, e con grande speranza auguro ai feriti una pronta e completa guarigione. Il Libano ha sempre mostrato solidarietà ai popoli vicini, ai rifugiati. Un esempio per tutto il Mediterraneo e per l'Europa. Per questo l'Italia non farà mancare al popolo libanese la sua vicinanza e il suo contributo”.

    Dopo le esplosioni che hanno devastato Beirut, il ministro Guerini ha messo a disposizione della Protezione Civile due velivoli C-130J dell'Aeronautica Militare per il trasporto di un team composto da Vigili del Fuoco e 4 militari dell'Esercito specializzati in attività Nbc. Sono stati effettuati inoltre altri 2 voli (6-12 agosto) con un velivolo C-130J dell'Aeronautica per il trasporto di materiale sanitario acquistato con fondi MAECI (10 tonnellate) da donare alla popolazione libanese.

    Il ministero della Difesa sta inoltre predisponendo un contributo umanitario che prevede lo schieramento di un dispositivo interforze, con un Nucleo di comando e controllo, un Nucleo di rilevamento chimico/batteriologico, un Team del genio con mezzi movimento terra e un ospedale da campo completo di personale sanitario, tecnico e di supporto. Il dispositivo sarà operativo a Beirut già nei prossimi giorni, d'intesa con le Forze armate libanesi, attraverso l'impiego di unità navali della Marina militare e di aerei dell'Aeronautica.

  • Parlamento libanese approva stato d'emergenza di 2 settimane

    Il parlamento libanese ha ratificato lo stato di emergenza di due settimane dichiarato a Beirut dopo la devastante esplosione al porto del 4 agosto. Per un provvedimento del genere, oltre gli 8 giorni, era necessario il consenso dei deputati. Il governo, dichiarando lo stato d'emergenza, aveva specificato che la gestione della sicurezza sarebbe stata affidata ad un “potere militare supremo”. Ma secondo la ong Legal Agenda, tale misura potrebbe “minare la libertà di manifestare” e consentire all'esercito “di prevenire i raduni considerati una minaccia alla sicurezza”. In una fase in cui le proteste di piazze sono ricominciate con forza, contro una classe politica ritenuta responsabile della tragedia a causa della sua negligenza. Proteste spesso degenerate in scontri con le forze dell'ordine. Una fonte militare ha però mitigato questi timori, assicurando che l'obiettivo dello stato d'emergenza “non è reprimere le libertà”.

  • Erdogan accusa Macron di colonialismo in Libano

    Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato il francese Emmanuel Macron di “voler ristabilire l'ordine coloniale” in Libano e definito “uno spettacolo” la visita del capo dell'Eliseo a Beirut dopo la devastante esplosione del 4 agosto. Gli attacchi di Erdogan arrivano in un momento di crescenti tensioni tra Turchia e Francia sulla Libia e sul Mediterraneo orientale, dove Macron ha deciso di rafforzare la presenza militare francese.

  • Onu, aiuti vadano anche a rifugiati palestinesi

    La comunità internazionale deve garantire che gli aiuti alla popolazione libanese colpita dall'esplosione di Beirut vadano anche ai rifugiati palestinesi in Libano. E' l'appello che arriva dalle Nazioni Unite che sottolineano l'importanza di aiutare queste persone a superare la nuova tempesta che potrebbe spingere questa comunità, tra le più vulnerabili del Paese, verso il baratro. La maggior parte degli oltre 200.000 palestinesi rifugiatisi in Libano vive attualmente al di sotto della soglia di povertà, la loro situazione è aggravata dall'aumento della crisi economica e dalle misure restrittive innescate dalla pandemia di Covidi-19. Secondo il responsabile della missione delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi nel vicino Oriente e Libano, Claudio Cordone, queste persone subiscono quotidianamente restrizioni al loro diritto al lavoro e alla proprietà. “Negli ultimi giorni abbiamo assistito a incoraggianti atti di solidarietà da parte dei rifugiati palestinesi nei confronti delle comunità di accoglienza, con volontari che hanno partecipato agli sforzi di soccorso e alla rimozione delle macerie. Sono parte integrante del Paese e qualsiasi piano di salvataggio globale dovrà soddisfare anche le loro esigenze”, ha sostenuto Cordone. Per proseguire il programma di sostegno dell'Onu ai rifugiati palestinesi in Libano, che si prevede di avviare in autunno, si stima servano 10,6 milioni di euro. “I fondi che stiamo cercando sono un piccolo prezzo da pagare per alleviare le difficoltà di una comunità in grave crisi e contribuire alla sua sicurezza e alla stabilità complessiva del paese”, ha concluso Cordone.

  • Oltre 17 tonnellate aiuti Ue a Beirut

    Un volo del ponte aereo umanitario dell'Ue è atterrato stamani a Beirut, con oltre 17 tonnellate di medicinali e attrezzature mediche. I materiali di emergenza garantiranno l'accesso all'assistenza sanitaria ai più vulnerabili, dopo le esplosioni del 4 agosto, che hanno aggiunto pressione sul sistema sanitario libanese, già saturo a causa della pandemia da Coronavirus. Si legge in una nota della Commissione europea. L'aiuto umanitario si aggiunge alla risposta immediata dell'Ue, dopo le devastanti esplosioni nella capitale libanese.

  • Sereni: Italia pronta a sostenere rinascita del Libano

    «La terribile esplosione nel porto di Beirut ha fatto precipitare una situazione già difficilissima», scrive in un intervento dedicato al Libano pubblicato giovedì sul Foglio la vice ministra degli Esteri Marina Sereni. «L'Italia - nota la vice ministra - ha fatto da tempo un investimento di lungo periodo nella sicurezza e nello sviluppo del Libano. Un investimento che dobbiamo continuare a coltivare. Del resto, i rapporti bilaterali con il Paese dei Cedri sono significativi: nel campo della difesa, con la missione di addestramento Mibil, sul piano economico con la presenza di importanti aziende nazionali, in materia di cooperazione internazionale, con il Libano inserito tra i Paesi prioritari». Sono tutti argomenti, sottolinea Marina Sereni, «che militano per un forte impegno e protagonismo del nostro Paese, a fianco della Francia e nella cornice europea, per mettere in campo nuove risorse e progetti, andando oltre - conclude Sereni - la pur importante solidarietà nell'emergenza di queste ore, per aiutare i Libanesi nella ricostruzione di Beirut e nelle riforme necessarie ad uscire dalla crisi».

    “Di fronte a sé il Libano ha una triplice sfida da vincere. Sul piano politico, raggiungere, attraverso un dialogo di unità nazionale, un nuovo punto di equilibrio rispetto a un sistema confessionale che se ha garantito la pace al Paese, ha tuttavia ormai mostrato anche i suoi limiti. Sul piano economico, realizzare le riforme necessarie per favorire un nuovo sistema produttivo, non più basato solo sulla finanza e il ruolo delle banche, ma in grado di generare uno sviluppo sostenibile a beneficio dell'intero Paese. Sul piano geopolitico, evitare di farsi trascinare nelle tensioni e nelle crisi regionali che lo circondano, con i relativi effetti destabilizzanti. Ma il sentiero è stretto e il tempo per intervenire estremamente ridotto”. “In questo contesto davvero drammatico - scrive ancora Sereni - non c'è bisogno di ricordare l'interesse della comunità internazionale - e in primis dell'Europa e dell'Italia - di evitare in ogni modo il collasso del Paese. Basti ricordare le dinamiche tra Libano e Israele che rimangono particolarmente complesse e conflittuali. La missione Unifil vede la partecipazione di un nostro importante contingente militare. Questo ruolo di primo piano, il cui valore ed equilibrio ci viene riconosciuto da tutti, ci carica anche della responsabilità di mettere in campo ogni iniziativa utile a sostenere il Libano in questo momento così difficile”.

  • Rientrati in Italia i vigili del fuoco impegnati a Beirut

    Atterrato mercoledì sera all'aeroporto militare di Pisa il velivolo C-130 dell'Aeronautica Militare che ha riportato in Italia il team di vigili del fuoco e Esercito impegnato in Libano. La missione di soccorso internazionale era partita il 5 agosto, nell'ambito del Meccanismo europeo di Protezione Civile con il coordinamento del Dipartimento di Protezione Civile, a seguito dell'esplosione avvenuta nella zona portuale di Beirut. Il personale del Corpo Nazionale dopo aver svolto all'atterraggio tutti i controlli medici del caso, imposti dall'emergenza Coronavirus, effettuerà a Firenze un periodo di isolamento. Durante la missione internazionale gli specialisti NBCR (nucleare biologico chimico radiologico) hanno svolto campionamenti e controlli delle acque marine, del suolo e dell'aria intorno al cratere generato dall'esplosione. Nei giorni successivi, spenti gli ultimi focolai nella nave proiettata dall'esplosione sulla banchina del porto, i vigili italiani hanno verificato la qualità dell'aria all'interno escludendo la presenza di sostanze pericolose e consentendo il successivo ingresso delle squadre locali per l'ispezione e la ricerca di eventuali vittime all'interno del relitto. Ingegneri strutturisti hanno svolto verifica di stabilità su alcuni edifici d'interesse posti a distanza dall'area immediatamente più colpita, riscontrando danni alle parti esterne come pannelli e soprattutto alle vetrate.

  • Presidente, oltre 15 miliardi di dollari i danni a Beirut

    Ammontano a oltre 15 miliardi di dollari i danni provocati dalla terribile esplosione che ha distrutto il porto di Beirut il 4 agosto scorso. Lo ha reso noto il presidente libanese Michel Aoun.

  • Coronavirus: Msf,a Beirut salgono casi tra feriti e sfollati

    A una settimana dall'esplosione di Beirut, restano enormi i bisogni degli oltre 6.000 feriti, dei 300.000 sfollati e di un'intera popolazione duramente provata, mentre aumentano i casi di Covid-19 nella capitale e in tutto il Libano. Lo indica in un comunicato Medici Senza Frontiere (MSF) i cui team sono al lavoro su tre principali aree di intervento: la cura dei feriti, la continuità di cura per i pazienti con malattie croniche e la salute mentale delle persone colpite. Dopo le prime valutazioni e donazioni di forniture mediche, Medici Senza Frontiere (MSF) ha allestito due punti medici fissi nei quartieri di Mar Mikhael e Karantina, le aree più colpite dalla deflagrazione, installato serbatoi d'acqua e distribuito kit igienici ai pazienti, mentre un team mobile visita i quartieri porta a porta per rispondere nel miglior modo possibile ai bisogni delle persone nell'area. “Prima dell'esplosione il sistema sanitario libanese stava gestendo con difficoltà un numero crescente di casi di Covid-19” dice Julien Raickman, capomissione di MSF in Libano. “Da allora, c'è stato un forte aumento dei contagi nel paese, dove in una settimana si sono registrati più di 1.500 nuovi casi, quasi il 25% di tutti i casi dall'inizio della pandemia, soprattutto a Beirut. La sera dell'esplosione c'è stato un enorme afflusso di pazienti nelle strutture sanitarie di tutta la città e non è stato possibile attuare correttamente le misure di prevenzione e controllo, così i casi si sono moltiplicati. Oltre 300.000 persone hanno perso la casa e hanno dovuto trovare altri posti dove stare, il che non semplifica le cose”. “Questo aumento di casi - prosegue Raickman - è una delle nostre principali preoccupazioni e stiamo valutando come adattare al meglio i nostri progetti alla situazione”.

  • Di Maio, dall'Italia altri aiuti per il Libano

    “Davanti a centinaia di morti e migliaia di feriti non possiamo far finta di nulla. Altri aiuti per il Libano, un popolo colpito duramente nei giorni scorsi che ha bisogno anche del nostro sostegno. Oggi dall'aeroporto di Pisa sono partiti aiuti per la popolazione libanese. Si tratta di kit di pronto intervento e materiale sanitario che sarà consegnato alle autorità libanesi. Grazie anche alla nostra ambasciata a Beirut che proprio in queste ore sta fornendo il massimo aiuto alla popolazione”. Lo scrive su Facebook il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio

  • Ong israeliana lancia raccolta fondi per aiuti

    L'ong 'Israeli Flying Aid' (Ifa) ha lanciato una raccolta di fondi, chiamata 'Calore Umano', per aiutare i cittadini libanesi colpiti dalla recente esplosione del porto di Beirut. L'Ifa - che ha agito anche all'interno della Siria per assistere i profughi del conflitto - ha come obiettivo di prestare soccorso alle popolazioni, colpite da disastri naturali o da conflitti, di Paesi che non hanno rapporti diplomatici con Israele. “L'operazione - ha spiegato Gal Lusky fondatore e presidente di Ifa - ha due scopi principali: il primo è quello della solidarietà con il popolo libanese in questo tempo di difficoltà, di dolore e di lutto. Il secondo è di raccogliere le risorse necessarie per aiutare le vittime dell'esplosione. Quando un disastro di storica magnitudine colpisce i nostri vicini, noi, cittadini di Israele, dobbiamo mettere da parte l'attuale conflitto e andare oltre la politica e la diplomazia dando la mano alle innocenti vittime libanesi dall'altra parte del confine”.

  • Coronavirus: Msf,a Beirut salgono casi tra feriti e sfollati

    A una settimana dall'esplosione di Beirut, restano enormi i bisogni degli oltre 6.000 feriti, dei 300.000 sfollati e di un'intera popolazione duramente provata, mentre aumentano i casi di Covid-19 nella capitale e in tutto il Libano. Lo indica in un comunicato Medici Senza Frontiere (MSF) i cui team sono al lavoro su tre principali aree di intervento: la cura dei feriti, la continuità di cura per i pazienti con malattie croniche e la salute mentale delle persone colpite. Dopo le prime valutazioni e donazioni di forniture mediche, Medici Senza Frontiere (MSF) ha allestito due punti medici fissi nei quartieri di Mar Mikhael e Karantina, le aree più colpite dalla deflagrazione, installato serbatoi d'acqua e distribuito kit igienici ai pazienti, mentre un team mobile visita i quartieri porta a porta per rispondere nel miglior modo possibile ai bisogni delle persone nell'area. “Prima dell'esplosione il sistema sanitario libanese stava gestendo con difficoltà un numero crescente di casi di Covid-19” dice Julien Raickman, capomissione di MSF in Libano. “Da allora, c'è stato un forte aumento dei contagi nel paese, dove in una settimana si sono registrati più di 1.500 nuovi casi, quasi il 25% di tutti i casi dall'inizio della pandemia, soprattutto a Beirut. La sera dell'esplosione c'è stato un enorme afflusso di pazienti nelle strutture sanitarie di tutta la città e non è stato possibile attuare correttamente le misure di prevenzione e controllo, così i casi si sono moltiplicati. Oltre 300.000 persone hanno perso la casa e hanno dovuto trovare altri posti dove stare, il che non semplifica le cose”. “Questo aumento di casi - prosegue Raickman - è una delle nostre principali preoccupazioni e stiamo valutando come adattare al meglio i nostri progetti alla situazione”.

  • Rientra in Italia contingente Vigili del Fuoco

    Rientra oggi il contingente di Vigili del fuoco specializzati sul rischio Nbcr (Nucleare Batteriologico Chimico Radioattivo) partito il 5 agosto per Beirut, colpita dalle esplosioni nella zona portuale. I vigili del fuoco, che hanno operato nella capitale libanese con altri team europei nell'ambito del meccanismo europeo di protezione civile, hanno svolto attività di campionamento e monitoraggio delle acque marine, del suolo e dell'aria intorno al cratere dell'esplosione. Spenti gli ultimi focolai sulla nave scagliata dalla forza dell'esplosione sulla banchina del porto, i vigili del fuoco hanno poi verificato la qualità dell'aria all'interno, escludendo la presenza di sostanze pericolose e consentendo così l'ingresso alle squadre locali per l'ispezione. In parallelo, ingegneri strutturisti dei Vvf hanno effettuato verifiche su edifici d'interesse distanti dall'area più colpita. Tutti i membri del team, subito dopo il rientro in Italia, saranno sottoposti alle misure di profilassi previste dalle direttive sanitarie anti Covid-19.

  • Oms, oltre 50% strutture sanitarie fuori uso

    Oltre la metà delle strutture sanitarie di Beirut sono fuori uso in seguito alla catastrofica esplosione della settimana scorsa, secondo quanto reso noto oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). In seguito a verifiche effettuate su 55 cliniche e centri sanitari nella capitale libanese “sappiamo che poco più del 50 per cento sono fuori uso”, ha detto Richard Brennan, direttore per le emergenze regionali dell'Oms, in una conferenza stampa virtuale dal Cairo. Tre importanti ospedali sono fuori uso e altri tre operano al di sotto della loro capacità, ha aggiunto.

  • Aiuti inviata da Cooperazione italiana

    È decollato questa mattina un volo dell'Aeronautica Militare da Pisa con destinazione Beirut. Il volo, rende noto la Farnesina, è stato caricato ieri sera alla Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD) di Brindisi di circa 2,4 tonnellate di materiale sanitario (kit igienici) messo a disposizione dalla Cooperazione Italiana per far fronte all'emergenza sanitaria in Libano e alla crescente diffusione della pandemia COVID-19. Il volo odierno fa parte della più ampia risposta umanitaria messa in atto dall'Italia a seguito delle esplosioni che hanno devastato il porto di Beirut lo scorso 4 agosto e che vede fortemente impegnati gli attori del sistema della Cooperazione Italiana, ad iniziare dalle Organizzazioni della Società Civile.

  • Il porto di Beirut sta recuperando operatività

    Il porto di Beirut, devastato dall’esplosione che il 4 agosto ha causato oltre 170 morti e migliaia di feriti, sta gradualmente recuperando operatività. A dirlo è il ministro dimissionario dell’Economia e del commercio Raoul Nehme.

  • Libano, scorte di grano per quattro mesi

    Secondo le informazioni diffuse dal ministro dimissionario (come il resto dell’esecutivo che si è dimesso lunedì) il Libano ha scorte di grano sufficienti per quattro mesi: si tratta di 30mila tonnellate stoccate in magazzini e 110mila tonnellate che dovrebbero arrivare con cargo entro le prossime due settimane. Nell’ambito degli aiuti al Paese, il World food programme sta inviando 17mila tonnellate di farina, primo carico di complessive 50mila tonnellate.

  • Unhcr: decine di rifugiati tra le vittime dell’esplosione

    C'erano almeno 34 rifugiati tra gli oltre 200 tra morti e dispersi nell'esplosione del 4 agosto a Beirut: lo afferma l' Agenzia Onu per i Rifugiati, Unhcr. “I nostri team sul campo stanno ancora verificando le segnalazioni”, precisa in una nota da Ginevra - “Sette rifugiati sono ancora dispersi, mentre altri 124 sono rimasti feriti nell'esplosione, di cui 20 gravemente”. “Continuiamo a lavorare con le squadre di soccorso e altri partner umanitari per identificare le vittime - aggiunge - e stiamo fornendo sostegno alle famiglie che hanno perso i loro cari. Questa assistenza include consulenza, denaro d'emergenza e aiuto per la sepoltura”. Missione primaria dell'Unhcr è fornire alloggio e protezione ai più vulnerabili, siano “libanesi, rifugiati o migranti”.

    Come parte dell'appello umanitario inter-agenzie, l'Agenzia sta mobilitando 12 milioni di dollari per l' emergenza. Il pacchetto di aiuti comprende 9,6 milioni di dollari per gli interventi sugli alloggi e 2,44 milioni di dollari per le attività di protezione per i prossimi tre mesi. Si stima che servano a circa 10 mila famiglie gravemente colpite dall'esplosione. “Insieme ad altri partner umanitari, stiamo lavorando a stretto contatto con la popolazione di Beirut e i dipartimenti competenti per valutare i danni e individuare i modi migliori e più significativi per aiutare. Le scorte di aiuti dell'UNHCR nel Paese non sono state colpite e comprendono kit di alloggi d'emergenza, coperte, teli di plastica, materassi, tensotrutture e molti altri articoli essenziali che sono stati messi a disposizione della Croce Rossa libanese e di altri partner sul campo. Risorse saranno anche dedicata a far fronte ai problemi di salute mentale, fornendo supporto psicologico e il primo soccorso psicologico, necessario a molte persone che hanno subito traumi e la perdita di persone care.

  • In arrivo aiuti della Cooperazione italiana per la popolazione libanese

    Decollerà domani alle 9 da Pisa un aereo dell'aeronautica militare che atterrerà a Beirut con aiuti donati dalla Cooperazione italiana per la popolazione libanese vittima dell'esplosione che ha colpito Beirut martedì scorso. Lo fa sapere la Farnesina in una nota. Si tratta di kit di pronto intervento e di materiale igienico sanitario che verrà consegnato alle autorità libanesi dall'Ambasciatrice italiana a Beirut Nicoletta Bombardiere. L'operazione di domani si aggiunge a quelle promosse dall'Italia nel quadro del Meccanismo Europeo di Protezione Civile e ai contributi assicurati alla Croce Rossa Internazionale, alla Mezzaluna Rossa e alle Nazioni Unite. “L'Italia - conclude la nota - è pronta a sostenere il Libano in questo difficile momento e continuerà a compiere ogni possibile sforzo per l'unità e la stabilità del Paese anche attraverso il perdurante impegno in Unifil e sul piano bilaterale a sostegno delle Forze armate e di sicurezza libanesi”.

  • Netanyahu ringrazia Macron per intervento in Libano

    L'attuale situazione in Libano è stata al centro di un colloquio telefonico tra il premier Benyamin Netanyahu e il presidente francese Emmanuel Macron. Lo ha fatto sapere l'ufficio del premier secondo cui Netanyahu ha ringraziato Macron per il suo intervento a Beirut ed ha ribadito la volontà di Israele di fornire aiuti umanitari al Libano. Al tempo stesso Netanyahu ha chiesto la rimozione dei missili e del materiale esplosivo degli Hezbollah dalle aree popolate in modo “da prevenire disastri del tipo di quello accaduto al porto di Beirut”. “Il premier - ha sottolineato il suo ufficio - ha chiarito che se gli Hezbollah pensano di risolvere la crisi in Libano creandone una con Israele commettono un grande errore”.

  • Centinaia di persone affluiscono a piazza dei Martiri a Beirut

    Centinaia di persone stanno affluendo nella centrale piazza dei Martiri a Beirut per esprimere la propria rabbia nei confronti del governo e delle istituzioni, accusate di essere responsabili del disastro causato dalla devastante esplosione di martedì scorso, nel quale sono morte più di 200 persone. Nella piazza, che si trova di fronte alla moschea al Amin e nei pressi della statua dei martiri, decine di attivisti e manifestanti sono in piedi in sit-in. Altri gruppi, tra cui si distinguono giovani con mazze e bastoni, si dirigono verso la sede del Parlamento, dove vi sono le barriere erette dalle autorità in questi mesi di proteste e dove è schierata la polizia in tenuta anti-sommossa. I manifestanti scandiscono lo slogan: “Thawra!”, “rivoluzione” in arabo.

  • Appelli sui social per nuovi raduni in piazza

    Appelli per un raduno di piazza pacifico nel centro di Beirut sono stati lanciati nelle ultime ore sui social network. Lo slogan è “seppelliamo il governo”, in riferimento all'esecutivo guidato da Hassan Diab che ieri sera ha rassegnato le dimissioni. Oggi è una settimana esatta dalla devastante esplosione del porto che ha ucciso più di 200 persone e ferito altre settemila.

  • Beirut si ferma per minuto di silenzio alle 18.06 locali

    Beirut, città in parte devastata dall'esplosione di martedì scorso nel quale sono morte più di 200 persone, si fermerà oggi con un minuto di silenzio alle 18:06 locali (le 17:06 italiane), ora dell'esplosione, per ricordare le oltre 200 vittime dello scoppio devastante che esattamente una settimana fa ha scosso Beirut, distruggendo il suo porto e danneggiando pesantemente diversi quartieri della capitale libanese. Lo annunciano i media locali.

  • Ministro Sanità: ci sono ancora 40 dispersi

    Ci sono ancora circa 40 dispersi tra le macerie del porto di Beirut e dei quartieri della città colpiti dalla devastante esplosione di una settimana fa. Lo ha detto il ministro della sanità dimissionario libanese Hamad Hassan, secondo cui finora sono stati ritrovati i corpi di 171 morti. “Mancano all'appello 40 persone”, ha detto. Ieri le autorità avevano parlato di un bilancio complessivo di circa 220 uccisi e 7mila feriti.

  • Media libanesi: Aoun e Diab sapevano di sostanze nel porto

    Il presidente della Repubblica libanese Michel Aoun e il premier Hassan Diab, quest'ultimo dimessosi ieri sera, erano stati informati direttamente, meno di un mese fa, della presenza nel porto di Beirut di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, la cui deflagrazione - secondo la versione ufficiale - ha devastato Beirut una settimana fa, uccidendo più di 200 persone. Lo rivelano oggi fonti di stampa internazionali citate dai media libanesi.

    Le fonti citano dei documenti della Sicurezza generale, uno dei servizi di intelligence libanesi. Secondo i documenti, che fanno parte dell'incartamento di una delle due inchieste in corso in Libano sul disastro del 4 agosto, il capo di Stato Aoun e il premier Diab erano stati informati con una lettera privata a loro indirizzata lo scorso 20 luglio. Secondo le fonti di sicurezza, citate dai media, la lettera illustrava i risultati di una indagine interna, aperta lo scorso gennaio, e che concludeva che i prodotti chimici stoccati al porto dovevano esser rimossi immediatamente. Finora il palazzo presidenziale libanese e l'ufficio del premier non hanno commentato le informazioni di stampa.

  • Brasile, autorizzata missione umanitaria dell’ex presidente Temer

    La giustizia brasiliana ha autorizzato il viaggio dell'ex presidente della Repubblica, Michel Temer, a Beirut, colpita il 4 agosto da una serie di esplosioni che hanno letteralmente distrutto l'area del porto e causato centinaia di vittime e migliaia di feriti. Temer, figlio di libanesi, è stato scelto dall'attuale capo dello Stato, Jair Bolsonaro, per guidare una missione ufficiale del Brasile nel Paese mediorientale. Il viaggio, che dovrebbe svolgersi tra il 12 e il 15 agosto, è stato autorizzato dal 7mo Tribunale penale federale di Rio de Janeiro. L'ex presidente è infatti imputato in due azioni penali e per questi motivi ha restrizioni ai viaggi all'estero. Oltre a Temer, la missione umanitaria in Libano - dove verranno consegnati cibo e medicine - conterà sulla partecipazione di altre 12 persone.

  • Nardella, Firenze invierà mezzi antincendio

    «La città di Firenze con la collaborazione del ministero dell'Interno e dei Vigili del fuoco si sta organizzando per inviare materiali, mezzi e strumenti alla città di Beirut che ha perso tutte le squadre antincendio, sono tutti morti durante l'esplosione e nelle fasi immediatamente successive dei soccorsi». Lo ha annunciato Dario Nardella, sindaco di Firenze, intervenendo alle celebrazioni per la Liberazione della città. Da ieri su Palazzo Vecchio è esposta una grande bandiera del Libano in segno di solidarietà.

  • Marsiglia (Federpetroli): compromesso export italiano

    «Con il Porto di Beirut devastato, gran parte dell'export italiano derivato dalla raffinazione con destinazione Libano sarà compromesso con forti perdite». È quanto afferma il presidente di FederPetroli Italia - Michele Marsiglia. «Diverse raffinerie italiane fanno partire petroliere con destinazione Beirut. Il Libano è un paese che ha sempre rappresentato un mercato proficuo per l'Oil & Gas italiano. Parliamo non solo di raffinazione ma siamo in gara per diversi asset nell'offshore a largo di Beirut. Con la chiusura del porto lo scalo di Tripoli più a nord non sarà una sostituzione ottimale per lo scarico e la logistica dei prodotti». In merito ad una possibile Inchiesta Internazionale per accertare le cause dell'accaduto il presidente di FederPetroli Italia si dice contrario: «riteniamo che la verità la debbano trovare i libanesi e non paesi esterni, con l'intrusione di altri rischiamo di far diventare il Libano una seconda Libia con la Turchia che è già pronta a tendere la mano, come dimostrato con la disponibilità del Porto di Mersin».

  • Del Re (viceministro Esteri): immediata risposta umanitaria dell’Italia

    “Gli italiani sono scioccati e preoccupati e sono al fianco del popolo libanese.Abbiamo predisposto una risposta umanitaria immediata”, ha detto la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re, intervenendo alla videoconferenza organizzata dall'Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (Ocha) sulla situazione umanitaria in Libano, e ha sottolineato la disponibilità ad “aumentare la nostra risposta”, spiegando che “stiamo valutando ulteriori possibili stanziamenti”. Lo riferisce la Farnesina. La riunione era presieduta da Mark Lowcock, Sottosegretario Generale agli Affari Umanitari e introdotta dal Segretario Generale Antonio Guterres. Najat Rochdi, UN Deputy Special Coordinator, Resident Coordinator and Humanitarian Coordinator per il Libano, ha tenuto un briefing sulla situazione a Beirut e sugli ultimi aggiornamenti dal Paese.

    Nel suo intervento, Del Re ha così ribadito la piena solidarietà italiana al Libano e alla città di Beirut, così duramente toccata dall'esplosione del 4 agosto, che ha aggravato la situazione umanitaria in Libano, già particolarmente complessa. Ha quindi ricordato i voli umanitari del 5 e del 6 agosto effettuati in coordinamento con Protezione Civile e Ministero della Difesa che, dall'Italia, hanno trasportato esperti CBRN (Chimici, Biologici, Radiologici e Nucleari) e di valutazione dei dissesti strutturali dei Vigili del Fuoco, oltre a 8,5 tonnellate di materiale sanitario per le necessità più impellenti. “Siamo pronti a aumentare ulteriormente la nostra risposta alle richieste e agli appelli delle agenzie ONU, della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa Internazionale - ha sottolineato - e stiamo valutando ulteriori possibili stanziamenti”.

  • Il Governo libanese si dimette. Premier Diab: esplosione dovuta a corruzione endemica

    L’esplosione che ha sconvolto il porto di Beirut il 4 agosto è “il risultato di una corruzione endemica”. che ha impedito una gestione efficace del Paese. Così il primo ministro del Libano, Hassan Diab, nel corso di un discorso televisivo nel quale ha annunciato le dimissioni del Governo da lui presieduto per le proteste popolari seguite all’esplosione che martedì scorso ha devastato interi quartieri della città. “La rete della corruttela è più grande di quella dello Stato”, ha aggiunto il capo dimissionario del governo.

    “Oggi facciamo un passo indietro per stare al fianco del popolo”, ha detto ancora Diab, aggiungendo di volere così “ascoltare le richieste di un vero cambiamento da parte della nazione”. Il premier dimissionario ha così voluto prendere nettamente le distanze e presentarsi come un'alternativa rispetto ad un sistema politico messo sotto accusa per la corruzione e il clientelismo da parte dei libanesi che sono scesi in piazza negli ultimi giorni. “C'è una classe politica - ha affermato - che sta resistendo con tutti i mezzi per impedire il cambiamento. Sapevano che noi eravamo una minaccia per loro”.

  • Sassaiola contro la Polizia presso il Parlamento

    Decine di giovani con il volto coperto hanno iniziato a scagliare sassi contro la polizia in tenuta antisommossa nella zona del Parlamento a Beirut. Gli agenti stanno rispondendo con il lancio di lacrimogeni.

  • Il Governo libanese ha deciso di dimettersi

    Come previsto da molti osservatori, il governo libanese guidato dal premier Hassan Diab ha deciso di dimettersi, come confermato anche dal ministro della Salute Hamad Hasan all'Afp. La decisione è stata presa durante una riunione di gabinetto svolto dopo l'annuncio di altri quattro responsabili di dicastero già dimissionari o pronti a lasciare l'incarico. Si sono già dimessi il ministro libanese della Giustizia Marie-Claude Najem, quella dell'Informazione Manal Abdul Samad e quello dell'Ambiente Damianos Kattar mentre quello delle Finanze Ghazi Wazni ha detto di avere già scritto una lettera di dimissioni ma di voler attendere l'uscita di tutto l'esecutivo. Prima dell'esplosione si era dimesso anche il ministro degli Esteri Nassif Hitti. Il premier Hassan Diab parlerà al Paese alle 19.30 (le 18.30 in Italia) e, secondo i media libanesi, presenterà le sue dimissioni.

  • Bolsonaro nomina suo predecessore capo di una missione di aiuto

    Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha nominato il suo predecessore, Michel Temer, come suo rappresentante in una missione di aiuto in Libano, da dove mercoledì partirà un aereo con medicine e cibo. “In questo momento difficile, il Brasile non sta sfuggendo alle sue responsabilità, ho invitato come mio inviato speciale e capo della missione il signor Michel Temer, figlio di libanesi”, ha dichiarato il capo dello Stato. “Eravamo, siamo e saremo sempre al fianco dei nostri fratelli e amici libanesi”, ha detto Bolsonaro, ricordando che il Brasile ospita “la più grande comunità libanese del mondo”.

    La scelta di Temer è stata annunciata da Bolsonaro durante una videoconferenza convocata dalle Nazioni Unite e dal presidente francese, Emmanuel Macron, per affrontare la crisi umanitaria scoppiata a Beirut dopo le esplosioni avvenute la scorsa settimana nel porto cittadino. Temer, che ha governato dal 2016 al 2018, non può lasciare il Brasile senza autorizzazione giudiziaria, dato che sta affrontando alcuni processi per corruzione nell'ambito dell'inchiesta 'Lava Jato', la Mani Pulite locale.

  • Consiglio dei ministri a Beirut: possibili dimissioni premier

    Lunedì alle 15 ora locale è iniziata una seduta straordinaria del consiglio dei ministri e non è escluso che il premier Diab annunci lui stesso le dimissioni, affermano le fonti citate dai media. Il premier dovrebbe proporre elezioni anticipate in un arco di tempo di due mesim ma non è detto che il suo esecutivo regga fino ad allora

  • Governo al collasso: tre ministri dimessi e un quarto pronto a lasciare

    Intanto, la crisi che ha colpito il Paese dei cedri sta avendo ripercussioni anche sul suo governo, fortemente contestato da manifestazioni di piazza svoltesi sabato e domenica a Beirut. La ministra dell'Informazione libanese, Manal Abdul Samad, ha infatti annunciato domenica le sue dimissioni, e la stessa cosa ha fatto il collega Damianos Kattar, ministro dell’Ambiente, mentre lunedì ha rassegnato le dimissioni il ministro libanese della giustizia Marie-Claude Najem, come riferiscono i media locali citando lo stesso ministro. Un altro ministro, il quarto, del governo libanese di Hassan Diab si prepara alle dimissioni. Prima del 4 agosto, si era dimesso in polemica col premier il ministro degli Esteri Nassif Hitti, subito rimpiazzato con un ministro vicino al contestatissimo presidente della Repubblica Michel Aoun

  • 250 milioni di euro in aiuti dalla conferenza internazionale

    Saranno stanziati 250 milioni di euro il prima possibile e in totale trasparenza per aiutare il Libano nella ricostruzione dopo l'esplosione che ha devastato Beirut il 4 agosto. Lo hanno deciso i leader mondiali riuniti domenica in videoconferenza dal presidente francese Emmanuel Macron con il sostegno dell'Onu

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