Libano

Spari sulla folla: 6 morti e decine di feriti a Beirut

Hezbollah e i suoi alleati chiedono la rimozione del giudice che si occupa delle indagine sull’esplosione del 4 agosto 2020 al porto

Articolo aggiornato il 14 ottobre alle 16:30

Beirut, persone in fuga durante la sparatoria sulla manifestazione - Ap

2' di lettura

Beirut di nuovo teatro di scontri. Almeno sei persone sono morte e diverse decine sono rimaste ferite nella capitale libanese, dove stava iniziando una protesta contro il giudice titolare dell’inchiesta sulla devastante esplosione del 4 agosto 2020 al porto di Beirut. La manifestazione di giovedì 14 ottobre era stata organizzata dai sostenitori del movimento sciita Hezbollah e dei suoi alleati. I manifestanti si stavano raggruppando nei pressi del Palazzo di Giustizia quando sono stati segnalati i primi spari.

Libano, spari sulla folla a Beirut: morti e feriti

Libano, spari sulla folla a Beirut: morti e feriti

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Gli spari sulla folla

Secondo un testimone citato dall’agenzia Dpa, gli spari sarebbero arrivati da un edificio nella zona di Tayouneh e poi sono scoppiate le violenze. Sarebbero stati usati anche lanciarazzi. Un giornalista di Associated Press ha visto un uomo aprire il fuoco con una pistola durante la protesta e uomini armati sparare in direzione dei dimostranti dal balcone di un edificio. Le dinamiche dell’escalation in un Paese attraversato dalla peggiore crisi economica degli ultimi 30 anni non sono ancora chiare.

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Hezbollah e Amal hanno accusato «cecchini posizionati sui tetti» di aver aperto il fuoco contro «manifestanti pacifici», denunciando un «attacco di gruppi armati e organizzati per trascinare il Paese in uno scontro». «Oggi avevamo organizzato una manifestazione simbolica davanti al Palazzo di Giustizia di Beirut, dove i partecipanti sono stati oggetto di un attacco armato da parte di gruppi del partito delle Forze libanesi schierati nelle strade limitrofe e sui tetti e impiegati in attività di cecchini», si legge in una nota di Hezbollah e Amal riportata dall’agenzia Nna

La “battaglia” sull’inchiesta

Le violenze sono scoppiate nel mezzo di un crescendo di tensioni riguardo l’inchiesta sull’esplosione al porto che fece più di 200 morti, dopo la bocciatura di una prima istanza per la ricusazione del giudice Tarek Bitar, titolare dell’indagine, presentata da due ex ministri. Martedì l’inchiesta è stata sospesa per la seconda volta in meno di un mese quando gli ex ministri Ali Hassan Khalil e Ghazi Zoaiter - entrambi di Amal - hanno presentato un’istanza per la ricusazione del giudice, del quale mettono in dubbio l’imparzialità, subito dopo un mandato d’arresto nei confronti di Khalil. Istanza che sarebbe stata bocciata proprio stamani.

Hezbollah contro il giudice

Per Hezbollah, il cui segretario generale Hasan Nasrallah ha chiesto esplicitamente la sostituzione di Bitar con un «giudice trasparente e onesto», non mancano le accuse di voler influenzare l’inchiesta. Bitar ha preso a febbraio il posto del giudice Fadi Sawan, rimosso dopo aver incriminato l’ex premier Hassan Diab (che si è dimesso dopo l’esplosione ma ha mantenuto l’incarico fino allo scorso settembre) e altri tre ex ministri accusati di negligenza. A luglio Bitar ha avviato procedimenti contro Diab e altri politici e responsabili della sicurezza. Le tensioni stanno mettendo a dura prova il governo di Najib Miqati, nato appunto a settembre dopo uno stallo di 13 mesi.

Dal premier è arrivato un appello alla calma.

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