non solo brexit

Belfast riapre il Parlamento per dire no alle leggi britanniche sull’aborto

Il Parlamento britannico ha deciso nel luglio scorso che l’Irlanda del Nord deve essere allineata in tutto e per tutto al resto del Regno Unito e ha stabilito la data del 21 ottobre come scadenza finale. Ma i deputati del Dup (protestanti unionisti) provano ad opporsi

di Nicol Degli Innocenti


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2' di lettura

LONDRA - Il Parlamento nordirlandese si riunirà oggi per la prima volta da quasi tre anni. Non si tratta però di una svolta positiva nella crisi politica che da oltre mille giorni paralizza l’Irlanda del Nord, privandola di un Governo funzionante. È una riapertura simbolica di Stormont voluta dal Dup, il partito unionista protestante, per tentare di frenare la legalizzazione dell’aborto.

A causa dei contrasti tra partiti protestanti e cattolici, l’Irlanda del Nord non ha un Governo. I tentativi di mediazione di Londra non hanno avuto successo e le parti restano arroccate sulle loro posizioni. Il Governo britannico non vuole imporre il “direct rule” di Londra per non infiammare gli animi in un contesto politico e sociale che resta molto fragile.

Per dare una scossa a Belfast, il Parlamento britannico ha però deciso nel luglio scorso che l’Irlanda del Nord deve essere allineata in tutto e per tutto al resto del Regno Unito e ha stabilito la data del 21 ottobre come scadenza finale. Questo vuol dire che alla mezzanotte di oggi l’aborto, che è legale dal 1967 in Inghilterra, Scozia e Galles, diventerà legale anche in Irlanda del Nord. Anche i matrimoni gay, finora proibiti, saranno autorizzati.

Il 27 deputati del Dup e altri gruppi conservatori e anti-aborto hanno firmato una petizione per chiedere una riapertura del Parlamento per dibattere una mozione mirata a restituire ai politici nordirlandesi il potere decisionale.

Si tratta di una sessione simbolica di Stormont, perché i deputati di Sinn Féin, il partito cattolico, hanno dichiarato che non parteciperanno a quella che hanno definito «una farsa» voluta dal Dup. Senza il sostegno dei cattolici non c'è un Governo funzionante e il Parlamento non ha il potere di decidere o votare alcuna mozione.

A prima vista la questione non c'entra nulla con Brexit. La posizione del Dup però dimostra l’ipocrisia del partito che da quasi tre anni blocca ogni tentativo di accordo tra Londra e Bruxelles.

La ragione per la strenua opposizione del Dup all’intesa di Theresa May prima, e di Boris Johnson negli ultimi giorni, è che l’Irlanda del Nord è parte integrante del Regno Unito e deve restare allineata a Londra in tutto e per tutto.

Qualsiasi divergenza nel trattamento o nelle regole, ad esempio allineando l’Irlanda del Nord al mercato unico europeo per risolvere il problema dei controlli al confine interno irlandese, è considerata inaccettabile e intollerabile dal Dup.

Quando si tratta però di diritto all’aborto o di matrimonio gay, che gli ultraconservatori del Dup ritengono inammissibili, allora sono loro a insistere per avere regole diverse dal resto del Regno Unito e protestano quando, come succederà oggi, sono costretti a allinearsi alle leggi britanniche.

Il Dup e i suoi alleati negli anni hanno anzi bloccato ogni tentativo di liberalizzare almeno in parte la legge sull'aborto in vigore. Allo stato attuale, quindi, l’aborto è permesso solo in caso di rischio di vita della donna incinta. Abortire è invece illegale anche in caso di violenza carnale, incesto o in seguito a una diagnosi medica che stabilisce che il bambino morirebbe nell’utero, durante il parto o subito dopo la nascita.

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